La Diaconia valdese in azione a Ventimiglia per i migranti

Un'operatrice sociale sul campo nella zona di confine, dove da giugno 2015 la Francia blocca i profughi

Da alcuni giorni la Diaconia valdese ha predisposto un'operatrice sociale a Ventimiglia, dove da più di un anno la Gendarmerie francese blocca i migranti sul confine. Da allora sono svariate le iniziative umanitarie da parte della Caritas Intemelia, della Croce Rossa, degli attivisti No border e dei semplici cittadini. La Diaconia ha contribuito con una raccolta fondi a partire dal 2015 per supportare la distribuzione di pasti e vestiario ad opera della Caritas e ora ha deciso di intervenire in modo diretto: «questo perché è arrivata l'estate, che in Italia significa nuovi arrivi sulle coste siciliane – dice Massimo Gnone, responsabile dell'area migranti della Diaconia valdese – abbiamo pensato di aggiungere all'impegno della raccolta fondi la partecipazione più concreta e più pratica con la presenza di un'operatrice che lavora con gli altri soggetti che si muovono sul territorio».

A maggio il centro di accoglienza gestito dalla Croce Rossa nei pressi della stazione era stato chiuso dal ministro dell’Interno Angelino Alfano, generando proteste e ulteriori complicazioni: i migranti ora si trovano in un campo provvisorio nella parrocchia di Sant'Antonio. La presenza della Diaconia non è utile solo dal punto di vista umanitario, per esempio nella distribuzione dei pasti o nella consulenza giuridica, ma anche per il monitoraggio del contesto: «come Diaconia ci interessa essere sul posto per capire qual è la situazione, come si evolve e come costruire altre progettualità in sinergia con chi è presente a Ventimiglia. La nostra operatrice ha già incontrato il pastore valdese di Bordighera e Vallecrosia, Jonathan Terino, che partecipa anche per conto della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia al Tavolo delle associazioni che si riuniscono sul territorio. L'idea è contribuire anche a questo dibattito».

Francesca Pisano, operatrice della Diaconia a Ventimiglia ci racconta che «alla chiesa di Sant'Antonio c'è il campo delle Gianchette, in una zona abbastanza centrale. L'impressione dall'esterno è paradossale: si percepisce che ci sono più di 700 persone all'interno della chiesa, molto pulita e ben tenuta. Molti migranti sono in giro, altri sul fiume, ma molti restano all'interno del campo». Rispetto al passato ci sono molte più persone che si fermano nella zona di confine: «alcune di queste sono passate già tre o quattro volte da Ventimiglia, c'è un flusso continuo di persone diverse, proprio perché la maggior parte di loro non vuole rimanere in Italia e dopo qualche giorno al campo provano ad andarsene – continua Pisano –. Il problema è che dopo il confine vengono immediatamente prese dalla polizia francese che li riporta in Italia». Ma ci sono anche aspetti positivi che riguardano il coinvolgimento della popolazione: «i volontari all'interno del campo non sono solo di Caritas, della Spes Auser o dell'associazionismo, ma anche semplici cittadini, di qualunque estrazione sociale e culturale, che decidono di aiutare. Una testimonianza molto bella».

Nelle prossime settimane la Croce Rossa, in convenzione con la Prefettura, dovrebbe aprire un nuovo centro di accoglienza in grado di ospitare 150 persone, offrendo una situazione più agiata di quella attuale, ma preoccupante per il numero di persone presenti e sicuramente in arrivo a Ventimiglia. «Ieri – conclude Francesca Pisano – abbiamo incontrato Amnesty International e Croce Rossa, intervenute al campo. I numeri cambiano in fretta, qui tutto è in completa evoluzione».

Per donazioni per l'acquisto di prodotti per i profughi, la Diaconia ricorda che è presente un conto corrente intestato a CSD Servizi di inclusione – IBAN IT64T0335901600100000139674 inserendo come causale "progetto Ventimiglia".

Immagine: Diaconia Valdese

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