Da che fu il giorno, io sono; nessuno può liberare dalla mia mano; io opererò; chi può liberare dalla mia mano; io opererò; chi potrà impedire la mia opera?
Isaia 43, 13

Maria disse: «Egli ha operato potentemente con il suo braccio; ha disperso quelli che erano superbi nei pensieri del loro cuore»
Luca 1, 51

«Chi può liberarci dalla mano di Dio?» – a prima vista queste parole sembrano una minaccia. Sembra che noi esseri umani siamo alla mercé di una mano dispotica dalla quale non possiamo sfuggire.

Il popolo d’Israele nell’esilio si sentiva abbandonato da Dio, punito per i propri peccati, picchiato da una mano forte e dura. Il profeta, però, ricordò come nel passato Dio era sceso per liberare il suo popolo dalla mano degli egiziani. Il profeta invitò gli ebrei a fidarsi di nuovo della mano di Dio e annunciò che Dio sarebbe sceso di nuovo per salvare il suo popolo dalla mano dei Babilonesi. Li rassicurò che la mano di Dio era potente e al tempo stesso premurosa. Gli ebrei si rincuoravano e si fidavano di nuovo della mano di Dio che li avrebbe custoditi e protetti nel loro cammino da Babilonia in Israele.

L’esperienza degli Ebrei non è completamente estranea a noi. Ogni tanto anche noi ci sentiamo abbandonati e trascurati da Dio. Forse ci sentiamo anche bastonati da Dio nelle nostre sofferenze. Temiamo piuttosto la sua mano punitiva, perché sospettiamo che Dio stesso ci abbia mandato la malattia, la disoccupazione o un’altra disgrazia.

Vorremmo dare ascolto a Martin Lutero che disse una volta: «Non fissare lo sguardo su Cristo giudice come se nascondesse il bastone nella sua mano dietro la schiena. Ma guarda le sue mani tenere che ti offrono un calice di malvasia!»

Non siamo in balia di mani divine che ci vogliono punire o bastonare, ma ci troviamo nella presenza di un Dio che alza le sue mani per benedirci e custodirci.

Immagine: di germi_p, via istockphoto.com