Dal 6 al 17 novembre si svolgerà la 23a Conferenza sul cambiamento climatico nuovamente in Europa, a Bonn: per ragioni logistiche in una nazione europea ma con la presidenza affidata alle Isole Fiji, tra le nazioni più vulnerabili al mondo di fronte ai cambiamenti climatici.

Anche quest’anno un’ampia alleanza tra enti e organismi protestanti e cattolici ha organizzato un fitto programma di iniziative dal 29 ottobre al 28 novembre, per evidenziare che la drastica riduzione globale di gas serra sarà cruciale per il futuro della vita umana sulla terra ma ciononostante molto resta ancora da fare sul piano economico, politico e sociale, anche a livello di Unione Europea. L’Accordo di Parigi indica infatti che si dovrà operare affinché la temperatura media globale sulla superficie delle terre emerse e degli oceani, alla fine del secolo, non superi di 2 gradi centigradi quella pre-industriale. Cercando di rimanere il più possibile vicini agli 1,5 gradi. Ora, sulla base dei calcoli effettuati dallo stesso governo francese in vista della Conferenza del 2015, la traiettoria basata sugli Indc (Impegni nazionali di riduzione delle emissioni) attuali ci porterebbe a +2,7 gradi. Stima considerata perfino ottimistica da numerose ong ambientaliste, che a più riprese hanno spiegato come si possano superare facilmente i 3 gradi.

Esibizioni, installazioni, seminari, concerti, manifestazioni, preghiere ecumeniche e celebrazioni saranno attivate a dimostrare il livello di attenzione delle chiese che nel 2015 hanno organizzato uno dei pellegrinaggi verso Parigi, dove è stato prodotto un Accordo che ora deve diventare operativo.

«La Conferenza dovrà fungere da ponte tra il lavoro fatto nella COP 22 e quello che sarà effettuato nel 2018 in Polonia», ha spiegato Frank Bainimarama, primo ministro delle Fiji e presidente della COP 23 di Bonn.

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