Continuano gli articoli dedicati alla Rivoluzione russa ad un secolo dai fatti.

Oggi è il turno di un articolo sulle incredibili vicende di Villa Olanda, mentre qui di seguito Marco Rostan racconta lo scandalo suscitato 50 anni dopo da un numero della rivista Gioventù evangelica dai contenuti assai speciali

Fu un vero (piccolo) scandalo oggi certamente incomprensibile, ma all'epoca dirompente nelle chiese. Nell'ottobre del 1967, anziché parlare, come sarebbe stato doveroso, della Riforma che compiva 450 anni, la rivista Gioventù Evangelica dedicò l'intero numero alla Rivoluzione d' ottobre (50 anni dal 1917 ). Tra Lutero e i Soviet la scelta provocatoria (ma non improvvisata) fu per i “rossi” (e del resto di Lutero allora si parlava soprattutto per ricordare la repressione violenta dei contadini più che il sola gratia. Il nostro profeta era Thomas Muntzer. La rivista era diretta da Giorgio Bouchard (Franco Becchino e Liliano Frattini condirettori). E' arduo far rivivere il clima di allora: parole, storia e ideologie sono appannate o scomparse. Chi mai litigherebbe su Lenin e Trotzky (ammesso che si sappia chi sono), che senso hanno parole come destra e sinistra nell'epoca di Renzi e Alfano, che cosa è il marxismo ? Solo Berlusconi vuole ancora combattere i comunisti (bontà sua che li vede): per la verità a destra le tentazioni fasciste non sono finite. Quelle autoritarie viaggiano dagli Stati Uniti alla Russia, alla Corea e in tanti altri luoghi...

Ma soprattutto, la grande differenza è che allora la questione era la politica in chiesa o meglio fede e marxismo, fede e politica. Oggi l'argomento è scomparso; del resto non si capirebbe che cosa c'entri il marxismo con la diaconia valdese o la benedizione delle coppie omosessuali...

Nel 1967 le pagine della rivista erano imponenti, avevano il formato di un quotidiano, con grandi titoli e fotografie.

« Questo numero, scrive il direttore, è dedicato a quei giovani che desiderano ricercare e conoscere la verità sull'avvenimento più importante del nostro secolo. Presentiamo perciò diversi articoli sui problemi e sugli uomini più discussi della rivoluzione russa….Ma ogni avvenimento della storia dev'essere compreso in rapporto alla sovranità di Dio.. perciò pubblichiamo al centro del numero uno studio di un evangelico italiano in cui la redazione riconosce la propria linea teologica...». L'evangelico è Giovanni Mottura, a lui si deve un contributo decisivo e formativo per la generazione cui appartengo. Nel suo articolo Mottura rilegge il commento di Karl Barth alla lettera ai Romani e si interroga sulla figura del “rivoluziorario” in rapporto alla predicazione , alla fede, alla profezia. E scrive la famosa frase : « noi che ci diciamo marxisti e ci confessiamo cristiani ». Del marxismo io non sapevo quasi niente, avevo letto al massimo il “Che fare” di Lenin e “Salario prezzo profitto” di Marx. Capivo invece molto bene la differenza tra il “ci diciamo” e il “ci confessiamo”. Mario Miegge ci aveva inoltre spiegato che la validità del marxismo non è quella di un'ideologia, ma di poter diventare, nelle mani del proletariato, lo strumento per la sua emancipazione. Di fatto assai di rado la giustizia e la libertà sono andate insieme, come avrebbero voluto anche nostri partigiani con la Resistenza. La rivoluzione non ha mantenuto le sue promesse: non sono “gli oppressi”, gli sfruttati di prima che hanno governato, nel comunismo reale nessuna dittatura del proletariato ma del Partito, in nome della classe operaia, in realtà in nome di sé sesso, con l'eliminazione fisica di chi dissentiva. Tutte le dittature dichiarano di voler creare l' uomo nuovo e pensano che si debbano “ rieducare gli intellettuali.” Pensiamo al libretto rosso di Mao…Eppure, la lotta per la giustizia, la libertà, la pace, la democrazia (che sono cose di sinistra) continua ad essere ciò per cui vale la pena spendere la vita.

Questa riflessione potrebbe continuare a lungo, ma è tempo di concludere accennando alle reazioni suscitate nel mondo evangelico. La critica più diffusa fu ovviamente di aver voluto affiancare termini come marxismo e cristianesimo. Marxismo è anche ateismo. Come può convivere con la fede? Qualcuno osserva che al numero di G.E mancavano solo i caratteri cirillici e poi sarebbe stato un formato ridotto della stella rossa ... Altri ritennero valida l'iniziativa di affrontare un simile argomento , ma si stupirono che la redazione affermasse di riconoscersi nello scritto di Mottura “fede, profezia, rivoluzione” e nella frase incriminata “ci confessiamo cristiani e ci diciamo marxisti” perchè il marxismo non è soltanto un metodo, discutibile: è soprattutto una ideologia . Una rivista come G.E. nell'occasione dei 450 anni dalla Rifoma, non avrebbe dovuto occuparsi di quella, anziché proseguire nel martellamento politico a favore di una determinata parte o partito ?

Resta la domanda, formulata dal direttore: la chiesa, pronta a prendere sul serio tutto ciò che accade (anzi non accade) nelle università mitteleuropee, ha occhi e orecchie per vedere e sentire ciò che dicono i “dannati della terra” ? E ancora: “del marxismo abbiamo denunciato tutti i suoi limiti quando tende a farsi spiegazione del mondo e ideologia: anche Darwin, anche Freud introducono delle enormi rivoluzioni: perché allora il rifiuto del marxismo è tanto duro? Forse perché il movimento operaio rivoluzionario denuncia la (nostra) solidarietà con le classi dominanti del passato e del presente ? E che rapporto c'è tra la venuta del Regno Dio e le trasformazioni possibili nella storia umana ? Che cosa significa che Dio tiene nelle sue mani il mondo e lo governa attivamente, facendo pullulare in esso delle novità, cioè la vita in modi sempre imprevedibili e straordinariamente ricchi”?

Per ora ci fermiamo qui. Ancorché molto datata, questa riflessione su fede e politica mi sembrava dovesse essere ricordata. Anche se difficile da seguire perché lontana mille miglia dalla “ politica” e dai suoi modesti ideali odierni (se ancora ci sono!) forse ci può dire qualcosa anche da parte dei “dannati della terra”: non più il movimento operaio , ma le migliaia di disperati che cercano nella ricca Europa solo un po'di accoglienza, di lavoro, di speranza.

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