
La cacciata dei Rom
A Napoli quel che sta morendo è lo Stato insieme alle sue istituzioni, sembra che non ci sia più nessuno in grado di tutelare i diritti degli italiani e degli stranieri
Salvatore Cortini
Fischi e dissensi nei confronti dei Vigili del fuoco che tentano di spegnere gli incendi alle capanne dei Rom. «Questa volta li cacceremo definitivamente», urla la folla inferocita che circonda le baracche. Così si presenta la drammatica scena. Una scena già vista che è simile a quelle circostanze in cui le forze dell’ordine a Napoli intervengono nei rioni controllati dalla delinquenza organizzata per arrestare i malviventi. Nel giro di poche ore è stata cacciata con una violenza ostile, da cittadini infuriati, un’intera comunità rumena dal territorio di Ponticelli dove si è scritta una delle pagine più brutte della storia moderna dell’Italia del Sud. Sono stati violati i diritti umani in un paese che si ritiene moderno e che dovrebbe garantire la democrazia per tutti.
Al centro di questa drammatica vicenda la «paura». La paura dei cittadini che possono vedersi vittime di turno, la paura della politica partitica di perdere consensi, restando passiva di fronte agli eventi. Il danno maggiore, in questa fase, è stato subìto dalla sinistra che, governando da più di quindici anni dalla Municipalità alla Regione, rimane sconfitta perché non ha saputo affrontare a viso aperto il dramma umano che stava per consumarsi. Tutto accade a Ponticelli, zona alla periferia di Napoli, una volta roccaforte della sinistra, oggi quartiere con una popolazione cresciuta a dismisura per l’edilizia popolare realizzata nel dopo terremoto degli anni Ottanta: oltre settantamila abitanti in nove chilometri quadrati di superficie con punte di altissima disoccupazione giovanile. Qui viveva da più di tre anni un insediamento di oltre mille Rom, tutti rumeni, che occupavano i sette campi costruiti abusivamente su terreni di proprietà comunali, dove da anni si aspetta la realizzazione dei previsti Piani di recupero urbano (Pru), costruiti con materiali di fortuna raccolti nelle varie discariche a cielo aperto, lungo le strade del quartiere, che di questi tempi non mancano.
La cronaca ci porta al presunto rapimento della bambina come momento della massima esasperazione dei cittadini…
Il presunto rapimento di una bimba – tale rimane – da parte di una giovane Rom ha sconvolto la popolazione. Si condanna sempre chi ruba o vuole rubare i bambini, si condanna sempre chi maltratta i bambini, e su questo siamo tutti d’accordo. Si condanna sempre chi ruba e delinque e per questo non c’è differenza di nazionalità o colore di pelle. Ma che cosa c’entrano le violenze contro il popolo cui appartiene questa sventurata e forse pazza donna che voleva rapire un bambino? Dove è finita la carità cristiana, mi chiedo, e dove alberga l’accoglienza e la solidarietà che spesso sentiamo nei discorsi della gente comune e non solo? Mi ha colpito la dichiarazione di un giovane Rom: «Qui troppa camorra, siamo stanchi, non ce la facciamo più, andiamo via».
I media hanno fatto la loro parte: dirette televisive, per conto di trasmissioni Rai, vicino agli accampamenti hanno indignato e spinto di più la popolazione a passare ai fatti. È quello che si aspettava. Un fatto eclatante. Un rapimento che desta paura in tutte le mamme del quartiere. Un fatto eclatante che potesse giustificare un’azione di forza. Un vero e proprio raid. E cosi è stato. Si è cominciato con intimidazioni e pestaggi nella mattinata verso i giovani Rom che raccoglievano ferrovecchio a bordo di vecchi tricicli, dopo di che nella serata si è passati alla vera guerriglia finita con l’incendiare gli accampamenti e poi l’esodo dei Rom verso altri quartieri della città scortati dalle forze dell’ordine per metterli al sicuro. Le forze dell’ordine – mi racconta chi ha vissuto da vicino questo dramma – non hanno fatto molto per impedire gli incendi; hanno vegliato sulle persone ma non hanno imposto il volere dello Stato. Siamo alla fine dello Stato?
Tra i facinorosi manifestanti buona parte era composta da giovinastri che a bordo di motorini dava indicazioni su che fare e, facendo la spola tra un campo e l’altro, riuscivano a tenere tutto sotto controllo. Il gruppo apparteneva al clan camorristico della zona che ha dato l’ordine di cacciare via i Rom definitivamente dal quartiere. Rimangono l’amarezza che l’operazione, per loro, è perfettamente riuscita e il dramma, a mio parere, che è stato riscosso consenso dalla maggior parte della popolazione. L’illegalità è normalità e quotidianità in questo contesto culturale; anzi, per dirla nuda e cruda, questo territorio è ostaggio della camorra. Ai Rom la delinquenza organizzata aveva imposto il pagamento di una cinquantina di euro per baracca… denuncie fatte – già da tempo – da televisioni regionali e riprese nelle pagine locali di quotidiani nazionali, e in più venivano scaricati nei pressi dei loro campi materiali altamente inquinanti. Queste sono azioni criminali che non possono avere nessuna giustificazione, se non ricevere nette condanne.
Le responsabilità della politica sono grandi come il nostro buon Vesuvio. La sicurezza del cittadino passa anche attraverso il rispetto e il coraggio di applicare leggi e metterle in pratica e, a causa dei tempi lunghi della politica, i cittadini si allontanano dalle istituzioni e si fanno giustizia da soli. La percezione attuale è che a Napoli non esistano istituzioni in grado di tutelare i diritti di cittadinanza e imporre le leggi per salvaguardare la vita quotidiana. Quel che sta morendo è lo Stato e la credibilità delle sue amministrazioni. Ora lo Stato deve riprendersi questo fazzoletto di terra in mano all’antistato, deve mettere in campo tutte le sue forze altrimenti sarà la deriva. È una vergogna! Rimane in me la speranza. Si ha sempre una speranza che possa giungere il giorno del riscatto.
Cap. Soc. 51.000,00 int. vers. - Cod. fisc./part. IVA 06212220013 - Iscr. Registro Imprese di Torino 06212220013 - R.E.A 770674





