Con sette milioni di denari

264.676 italiani firmano per la Chiesa valdese, la Commissione otto per mille ha raccontato alcuni dei 250 progetti finanziati, responsabilità e riconoscenza

Giuseppe Platone

Una sede non convenzionale per raccontare l’otto per mille valdese. La «Cavallerizza» di Torino, edificio del 600 ubicato nel cuore del centro storico subalpino che ospitava le scuderie della famiglia reale dalle inconfondibili linee architettoniche juvarriane, è oggi un teatro che accoglie spettacoli fuori dall’ordinario. È così è stato anche martedì 28 aprile in occasione di un evento inedito che ha riempito tutti i posti a sedere e ha suscitato interesse e applausi. È la prima volta che si parla del «nostro» otto per mille in pubblico, non in una conferenza stampa, o in interviste giornalistiche o radiofoniche ma nel clima di uno spettacolo. L’Orchestra conduttrice era quella multietnica di Porta Palazzo, che ci ha immediatamente immerso, con musiche esotiche, in quella casbah europea che è il mondo colorato degli immigrati. Satire irriverenti, battute al vetriolo, una scenografia per nulla autocelebrativa. Al contrario abbiamo assistito a una rappresentazione dissacrante del tormentone religioso lasciando parlare i fatti.

Più di 260. 000 italiani appongono la loro firma nella casella dell’Unione delle chiese valdesi e metodiste. Ci sono molti più cattolici che valdesi che mettono la loro firma per la Chiesa valdese. Dato quest’ultimo inimmaginabile in quel lontano Sinodo del 1991 che votò, e molti si turarono il naso, la proposta che ricalca meccanismi privilegiari. La questione fece discutere il Sinodo per un decennio. Prima no e poi, nel 1991, il sì! Ma a condizione che neppure un euro (allora: neppure una lira) del gettito sarebbe stato speso per il culto o per i salari dei pastori. E che almeno il 30% di questo pubblico denaro andasse per progetti in Paesi del sottosviluppo. L’esperienza, quasi ventennale, ha fatto il resto. Lo slogan che ogni anno la Tavola valdese lancia per annunciare la propria campagna dell’otto per mille è sintesi di una scelta etica. Lo slogan di oggi: «Facciamo qualcosa di laico» è stato raccontato a Torino da tre diverse testimonianze introdotte dall’attrice Cristiana Voglino.

La prima è stata affidata ad Alessandra Trotta, che a Palermo dirige, con competenza ed energia, il Centro diaconale La Noce. Trotta ha parlato dei progetti di integrazione nel sistema scolastico di bambini figli di immigrati. Un lavoro di frontiera che guarda al futuro. Il pastore del Togo Samuel Kpoti è riuscito a immergere il pubblico nella povertà africana illustrando il lavoro dell’ospedale Betheseda di Agou, dove la professionalità dei medici non riesce a supplire alla strumentazione scientifica che purtroppo manca. E a proposito di scienza, il terzo esempio concreto è arrivato con Elena Cattaneo, la scienziata che dirige all’Università Statale di Milano un importante laboratorio di ricerca sulle cellule staminali embrionali. Ricerca resa difficile anche per i veti che non ammettono che si possa lavorare su cellule embrionali. E nel pieno di questa difficoltà, di fronte a tanto ostracismo, arriva un consistente finanziamento dell’otto per mille valdese. Quel giorno, confessa Cattaneo, «È come se di colpo nel buio si fosse accesa la luce. Lavoravamo nel rigoroso rispetto della legge ma per il fatto di lavorare sulle staminali embrionali eravamo privi di sostegno, guardati con sospetti intrisi di pregiudizi. Il sostanzioso aiuto dell’otto per mille indicava per noi una direzione diversa, e ci ha incoraggiato nel proseguire la nostra ricerca tesa a debellare malattie genetiche gravi».

Il pubblico si è commosso nell’ascoltare questa scienziata che, con appassionata dolcezza, racconta della vocazione di questo gruppo di ricercatori che guida con fermezza contro le chiusure ideologiche. Nel corso dell’evento la moderatora della Tavola valdese, è stata sottoposta ad un fuoco di domande. Ma non si è smossa, parla di questo nostro otto per mille con molta serenità. Senza inutili trionfalismi, non si monta la testa anche se si arriva ormai a sette milioni di euro, un gettito così copioso non è comunque la panacea della chiesa. Non è neppure un idolo da adorare. Rimane semplicemente uno strumento contraddittorio che va usato con il massimo della trasparenza e all’insegna della laicità.

Intervenendo alla Cavallerizza, il giornalista Paolo Naso che si occupa con Simona Menghini e Sergio Velluto (brillante regista dell’intero spettacolo dotato di un’indubbia vena graffiante) della comunicazione della campagna otto per mille valdese ha presentato, commentadoli, i dati più significativi. Colpisce il fatto, sottolinea Naso, che lo Stato non fornisca più, come faceva sino a due anni fa, i dati della distribuzione dell’otto per mille Comune per Comune. Conosciamo i macro-dati ma non i micro. Per esempio si sa che il Piemonte è in testa nell’attribuire l’otto per mille ai valdesi con un 5, 71 del totale delle firme, seguito dalla Liguria (2, 45), la Valle d’Aosta (2, 34), il Friuli (1, 91). La provincia di Torino è quella che raccoglie il numero maggiore di firme (8, 60) seguita da Trieste (3, 53) e Firenze (3, 03). Ma i dati più particolareggiati riguardanti i Comuni non vengono più forniti per misteriose ragioni di tutela della privacy. È come se si volesse, per ragioni di privacy, oscurare i risultati elettorali locali attribuiti ai singoli.

L’otto per mille valdese è in costante incremento. Nel 2008 si è registrato un incremento del 13, 5% rispetto all’anno precedente. «Un grande soddisfazione-nota la Moderatora Bonafede- ma allo stesso tempo aumenta anche la nostra responsabilità di gestione del gettito». Tra le domande difficili anche quella riguardante i motivi in forza dei quali la Chiesa valdese decise di richiedere anche la quota dei fondi non destinati proporzionalmente al numero delle firme effettivamente raccolte. «Dopo anni di osservazione – risponde Bonafede – abbiamo visto che lo Stato destina i suoi fondi dell’otto per mille per il restauro di chiese o per operazioni militari all’estero». In ogni caso se si giungerà, terminato l’iter parlamentare, ad avere anche i fondi dell’effetto trascinamento, si applicheranno per la loro gestione gli stessi criteri di trasparenza e laicità. E in questo caso la quota di fondi destinata ai Paesi poveri passerebbe dal 30 al 50 per cento.

La commissione che lavora senza costi aggiuntivi alla complessa gestione dell’otto per mille per conto della Tavola valdese è presieduta dal teologo Paolo Ricca. Ora l’otto per mille per noi, l’abbiamo chiarito in quel lontano Sinodo del 1991, non riguarda la confessione di fede né l’ecclesiologia, ma una scelta che attiene all’ambito dell’etica e dell’opportunità politica. Ciò non significa che l’aspetto teologico sia meno importante. Anzi. Là dove un aiuto economico, piccolo o grande che sia, fa rialzare il capo e guardare al domani con fiducia, l’umanità è onorata. E anche Dio è onorato se è vero che l’amore a cui c’invita non è dottrina ma quotidiana condivisione. Una buona teologia non mette le mani nel sacco, lo svuota per gli altri.

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