Libertà di espressione, con pudore

La libertà di espressione non deve farci credere di essere i portatori di un nuovo illuminismo

Je suis Charlie Hebdo. Dopo l’attentato al giornale satirico parigino è difficile non identificarsi con i caduti, con le vittime di un integralismo religioso che nega qualunque mediazione e, di fronte all’offesa, risponde con il sangue, con la barbarie. Qualunque fondamentalismo non conosce l’umanesimo, è per sua natura pre-civile e mai come in questi momenti di terrore riscopriamo il valore di parole che pensavamo usurate: democrazia, libertà, fraternità. È come se queste parole, per un attimo, smettessero di essere solo segni e divenissero sentimento condiviso, qualcosa che ci portiamo dentro, che alberga nel profondo di ognuno di noi. Riscoprire i valori della cultura occidentale, quella di cui ci sentiamo figli e figlie, è positivo, a patto che non ci faccia ritenere superiori con il rischio di considerare il resto del pianeta in una posizione di inferiorità.

In questi giorni si parla tanto di libertà di espressione e di come questa non debba avere limiti. Un difetto, invece, a mio avviso ce l’ha: quello di rischiare di divenire anch’essa un assoluto. Il diritto alla libertà non garantisce affatto la qualità delle nostre esternazioni e manifestazioni; tutto può essere lecito ma non necessariamente intelligente. La libertà di espressione è un diritto ma richiede anche di essere usata bene, direi soprattutto con pudore e responsabilità. Criticare il potere, e quindi anche i capi religiosi, è un conto; offendere il sentimento intimo della fede di milioni di persone comuni è un altro. E molte delle vignette di Charlie Hebdo mancano, secondo me, di questo pudore, di un’attenzione all’altro capace di contrastare la logica amico-nemico, tanto cara a chi fomenta lo scontro di civiltà.

La libertà di espressione è sempre uno scandalo, è un’arma potente che lascia il segno, può offendere e scompigliare le carte. I fondamentalismi fanno leva su questo sentimento di offesa, approfittano della solitudine e dell’ignoranza di molti emarginati che non hanno nulla da perdere per radicalizzarli e aizzarli alla violenza. Di questo dobbiamo tener conto accanto alla nostra condanna legittima dell’assassinio cruento cui abbiamo assistito (e che non può essere giustificato in alcun modo). Un gesto barbaro che l’islam moderato dovrebbe condannare ad alta voce, in maniera coesa.

Tuttavia la libertà di espressione non deve farci credere di essere i portatori di un nuovo illuminismo, di ritenerci più intelligenti degli altri. Altrimenti si rischia di ritenersi illimitati e intangibili come quegli stessi dei che si vorrebbero combattere. Il neo direttore di Charlie Hebdo, Gérard Biard, ripete a gran voce che la sola cosa utile a proteggerci dalla barbarie e a salvare la democrazia è la laicità. Attenzione a non farne una religione, sarebbe un errore intellettuale gravissimo. Laicità è anche non prendersi troppo sul serio, saper ridere di sé ancor prima che degli altri, demistificazione di tutti gli idoli (compresi i propri).

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