Fare silenzio per ascoltare la voce di Dio

Un giorno una parola – commento a I Samuele 3, 9

Parla, Signore, poiché il tuo servo ascolta
(I Samuele 3, 9)

Una donna della città di Tiatiri, commerciante di porpora, di nome Lidia, che temeva Dio, ci stava ad ascoltare. Il Signore le aprì il cuore, per renderla attenta alle cose dette da Paolo.
(Atti degli Apostoli 16, 14)

Il bambino ascolta per imparare a parlare. Si diventa adulti attraverso l’ascolto e attraverso un processo di apprendimento delle parole che ci vengono rivolte. Così cristiani non si nasce, ma si diventa. C’è una vocazione alla base del cristianesimo, una chiamata esterna a noi che fa sì che possiamo realizzare quello che siamo chiamati a diventare. Dio offre la sua Parola creatrice fin dall’origine della vita stessa. La sua parola è potenza in atto che fa essere le cose che sussistono. Alla base della nascita di una relazione d’amore con il mondo e con gli esseri viventi c’è la Parola vivificatrice di Dio. Se la Parola è l’origine del Tutto, l’ascolto è la condizione necessaria per entrare in questo meraviglioso processo divino che dona l’esistenza, la vera esistenza quella ricca di significato e quella che guida verso un fine ultimo.

Se ci lasciamo sovrastare dai troppi rumori intorno a noi, dalle troppe parole, il nostro ascolto resterà limitato alla superficialità di un mondo che passa rapidamente di discorso in discorso. La voce del silenzio sottile che colpisce al cuore il profeta Elia quando capisce di essere al cospetto del Signore, è difficile da captare. Oltre il suono c’è il silenzio e in quel silenzio dell’anima possiamo accogliere la Parola che il Signore ci rivolge nella lettura della Bibbia e nella predicazione che ci viene proposta al culto. Silenzio interiore e ascolto per lasciar risuonare quel messaggio che è proprio rivolto a ciascuna e ciascuno di noi. Perché se facciamo silenzio, ascolteremo la voce del Signore che sta chiamando proprio il nostro nome.