Il dono dell’amore

Un giorno una parola – commento a Deuteronomio 7, 7-8

Il Signore si è affezionato a voi e vi ha scelti, non perché foste più numerosi di tutti gli altri popoli, anzi siete meno numerosi di ogni altro popolo, ma perché il Signore vi ama.
(Deuteronomio 7, 7-8)

Non dipende né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia.
(Romani 9, 16)

Nella nostra vita di credenti non si comincia mai il percorso di fede da soli, ma si risponde ad una chiamata. Se c’è una chiamata, c’è anche qualcuno che chiama. All’origine della chiamata è posto un atto di libero amore di Colui che chiama. Il Signore si affaccia alle nostre vite e ci invita ad aprirci a un’esperienza che modifica i nostri progetti. È un invito che è una proposta d’amore, un tipo d’amore però che noi non conosciamo. Le nostre relazioni, infatti, nascono dal presupposto che possiamo ricevere qualcosa solo perché abbiamo dato qualcosa. Ma con Dio non funziona così. Siamo posti di fronte a un dono indubbiamente non meritato, per il quale abbiamo anche poco da offrire in cambio. Se c’è un mistero nella storia della salvezza che vede Cristo perdono per il nostro peccato, è il fatto che questo miracolo, l’unico che ci è dato di sperimentare, è stato voluto da Dio per noi. Per noi: terra impastata ad alito vitale e nulla più. E Dio per noi apre spontaneamente una via di salvezza che offre un significato nuovo alle nostre esistenze fatte di ben poco. È un amore che ci sorprende e ci trova impreparati ogni volta perché sappiamo di non meritarlo. Ma è un dono, è il dono più grande che sentiamo di poter ricevere ogni volta che ci apriamo nella preghiera al dialogo con il nostro Signore.

Foto: "Paul Klee ~ Heisser Ort ~ 1933" di Paul Klee - Gemäldescan Christian Mantey - Nutzer: Kulturagent. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons.