Condivisione al World Café di Chicago

Lo sforzo delle chiese presbiteriane della città per mettere in comune talenti e capacità. Un’altra puntata dal progetto Effee, Esperienza di formazione e fraternità all’estero

Il 13 febbraio è una splendida mattina di sabato, fredda ma con un cielo incredibilmente azzurro.

Dopo circa un’ora di macchina e una bella chiacchierata, ci ritroviamo con Brian Paulson – pastore della First Presbyterian Church di Libertyville che mi ospita per due settimane – alla chiesa presbiteriana di La Grange, quartiere residenziale nella parte sud di Chicago. Ci accolgono volontari sorridenti che ci mostrano dove si terrà l’incontro del Presbytery di Chicago, una sorta di conferenza distrettuale della sola contea di Chicago, ma che è quasi come il nostro II Distretto per numero di chiese.

Baci e abbracci con Davide Rostan e la pastora della chiesa che lo ospita, Barbara Cathey. Poi ci sediamo e cerchiamo di capire come si svolgerà la giornata. La mattina è quasi tutta dedicata ad un progetto che dovrebbe impegnare le chiese presbiteriane di Chicago: the World Café. Dopo qualche consultazione con Brian, capisco che si tratta di un tentativo di mettere in maggiore relazione le chiese presbiteriane che condividono un quartiere della città o un’area della contea lavorando insieme ad attività ecclesiastiche o progetti sociali, mettendo in comune talenti e capacità, creando spazi aperti di ospitalità. Una richiesta giunta da alcune chiese e che si iscrive nel tentativo della chiesa presbiteriana statunitense di modificare il suo assetto per meglio rispondere alla sua mission.

Che bello, mi dico! Ma come si procede concretamente?

Le risposte tardano ad arrivare, ma soprattutto scopro che le chiese presbiteriane, avendo il sistema congregazionalista, possono decidere di collaborare o meno al progetto.

Dopo un pranzo veloce ci sono le votazioni di vari ordini del giorno, precedentemente discussi e revisionati, che vanno alla votazione finale per poi passare a quella nell’Assemblea Generale (equivalente del nostro Sinodo). A parte alcune questioni amministrative e l’elezione della nuova moderatora del Presbytery, gli atti toccano materie economiche e politiche importanti: uno chiede al Fondo Pensionistico Nazionale presbiteriano di disinvestire da compagnie petrolifere e minerarie, un altro impegna le chiese ad aiutare il Congo ad acquisire standard di vita ed educazione più alti, uno vuole sostenere il dialogo politico e religioso in Medio Oriente, uno ancora invita le chiese presbiteriane a chiedere perdono per la poca attenzione all’accoglienza e al rispetto delle persone Lgbt.

img-20160213-wa0006_0.jpg

Il tutto si svolge rapidamente, con pacatezza e con qualche richiesta di emendamento finale. Un briciolo d’invidia mi assale per questo modo tranquillo e rispettoso di approcciare grandi questioni con visioni teologiche e politiche differenti!

La giornata al Presbytery è finita, torniamo con Brian alla sua chiesa a Libertyville, piccola cittadina benestante (25 mila abitanti) a maggioranza bianca a nord di Chicago. La sera abbiamo un incontro con il suo staff, composto da altri tre pastori, vari impiegati e anziani della chiesa, per decidere su questioni relative al bilancio e alle innumerevoli attività ecclesiali e sociali della chiesa (distribuzione cibo e ospitalità per homeless, aiuto a donne vittime di violenza, sostegno scolastico a studenti di famiglie disagiate). Un breve tempo per un report viene dato ai delegati presenti al Presbytery.

Peccato che del progetto ‘World Café’ venga solo fatto un cenno…