Religione a scuola: tra analfabetismo e confessionalismo

La sintesi del pastore valdese Giuseppe Platone, relatore al Convegno del Centro «Piero Calamandrei»

Il convegno promosso a Torino sabato 2 Aprile dal centro Calamandrei presso il Circolo dei lettori ha visto una ricca rassegna d’interventi – moderati da Gian Enrico Rusconi – sul tema dell’insegnamento della materia «Storia delle religioni e del libero pensiero nella scuola». Particolarmente interessante la comunicazione di Tim Jensen, presidente dell’International Association for the History of Religions, che ci ha fatto vedere la distanza che corre tra l’Italia e altri paesi europei sulla possibilità o meno d’insegnare storia delle religioni. In Italia siamo al quanto indietro, al punto che, come ha notato il prof. Filoramo dell’Università di Torino, pensare di togliere l’ora confessionale di religione cattolica dai programmai curriculari è pura utopia. Ma intanto, come il convegno ha ampiamente dimostrato, ci sono molte sperimentazioni in corso (Torino, Milano, Roma) e sta crescendo il consenso intorno a questa «utopica» riforma. Ovvero quella di riuscire a modificare l’articolo del Concordato che prevede l’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica sostituendola con un insegnamento laico del fatto religioso con docenti statali.

Quest’ultimo è l’orizzonte ideale che non è iscritto tra le priorità del mondo politico che abita il parlamento italiano. Il convegno ha chiesto, con un documento che è stato presentato ai convegnisti e che verrà perfezionato nei prossimi giorni attraverso una consultazione on line, alla comunità dei giuristi e dei politici di lavorare per definire un iter di riforma possibile che liberi la scuola da questa ingombrante ipoteca confessionale. Tanto più in un’Italia confessionalmente sempre meno cattolica, in cui la seconda religione praticata è l’Islam e il multiculturalismo cresce rapidamente.

Infine la giornata di studi, pur nella varietà d’accenti (oltre venti relatori), ha tenuto a sottolineare il valore della cultura della cittadinanza e della democrazia partecipativa quale tessuto di valori e istituzioni rappresentative di tutti, indipendentemente dai credi e dalle appartenenze culturali o religiose di ciascuno. Il giurista Roberto Mazzola ha annunciato l’arrivo in Parlamento di un nuovo disegno di legge quadro sulla libertà religiosa sulla scorta di un lavoro collettivo (che dura almeno da due anni) e che ha visto anche il prezioso apporto della Federazione delle chiese evangeliche.

Tre sono state le testimonianze di parte protestante che hanno sottolineato aspetti anche esperienziali. Ma questo convegno internazionale, sotto la sapiente regia di Tullio Monti, ha saputo dare voce anche a giovani studiosi, ricercatori, docenti come Mariachiara Giorda dell’università di Bologna che ha illustrato quello che su questi temi si sta muovendo a livello italiano e le proposte avanzate per arrivare ad un insegnamento laico della questione religiosa. Un tema, quello delle religioni, che sino a qualche anno fa sembrava dovesse tramontare e che invece con il XXI secolo è riapparso più gagliardo di prima – anche, purtroppo, sull’onda di efferati episodi di violenza.

Conoscere il passato e il presente delle diverse realtà religiose vuole anche dire svelenire gli animi e ricondurre il sentimento religioso nelle regole della civile convivenza. E questo lo può fare solo uno stato veramente laico capace di garantire l’esercizio di un effettiva libertà religiosa senza attribuire né privilegi né vessazioni nei confronti delle diverse realtà religiose, che sono tanto numerose quanto sconosciute.

Foto: Giuseppe Platone

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