Guarigione integrale

Un giorno una parola – commento a Marco 2, 16-17

Dio non toglie la vita, anzi desidera che il fuggitivo non rimanga bandito lontano da lui
II Samuele 14, 14

Gli scribi dicevano ai discepoli: «Come mai mangia con i pubblicani e i peccatori?». Gesù, udito questo, disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati».
Marco 2, 16-17

Cosa vuol dire essere «sano»? Cosa vuol dire essere «malato»? Una domanda che tutti ci poniamo, una volta o l’altra. Anche gli antichi, ovviamente, erano consapevoli di quanto fosse fragile l’equilibrio tra salute e malattia. Anzi, lo erano più di noi, perché non potevano contare su tutte le cure mediche che sono a nostra disposizione: per questo avevano un approccio più globale di noi al problema-salute. In effetti, una delle maggiori osservazioni critiche che si sentono fare alla sanità contemporanea è proprio quella di tendere a considerare i malati non come persone con le loro necessità complete (guarigione ma anche serenità, bisogno di affetti, di conforto, di distrazione), ma come «malattie ambulanti», quasi fosse possibile separare me dal mio fegato ingrossato o dalla mia gamba rotta. In questa polemica con gli scribi (gli «interpreti autorizzati» della Legge ebraica) Gesù paragona due tra le categorie umane più disprezzate del suo tempo a «malati» che hanno bisogno del medico. Non necessariamente malati nel corpo, quanto nell’anima – perché le due cose sono unite nella visione del mondo del Suo tempo. E Gesù medico può guarire entrambi gli aspetti della nostra personalità: chi sa di poter trovare perdono vive meglio, sta meglio.

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