L'Europa del 600 non fu solo quella delle guerre di religione

Stoffe, broccati e corsi d'acqua nel romanzo di Graziella Bonansea

La storia di Cécile – ultimo romanzo di Graziella Bonansea* – ci trasporta nell’Europa del ’600, il «secolo di ferro» che, fra guerre di religione e miserie sociali, non colpirà tuttavia, l’avventura emancipatrice di questa mercante di tessuti. «Di sete e di acque», recita il sottotitolo del libro. Infatti, il lungo viaggio di Cécile inizia a Parigi, dove abita lungo la Senna, e finirà a Roma, dove, ispirata da Teresa d’Avila, alla chiesa di santa Maria della Vittoria, ricapitolerà il suo lungo navigare sui fiumi e anche i densi incontri che l’hanno resa adulta, consapevole e fiera di sé. Fra questi, un uomo, Baldev, che ha rappresentato per lei la possibilità di una nuova «sistemazione», dopo la morte del marito, come donna coniugata, che tuttavia rifiuta per continuare a inseguire i colori della vita. E poi un’altra donna, la pittrice Elisabetta Sirani (1638-1655), davvero esistita, che la «inebria» con le sue tinture, pur con accostamenti «azzardati».

«Di sete e di acque», dicevamo, recita il sottotitolo. In realtà, «sete», ossia stoffe e broccati da un lato, e le onde dei fiumi solcati che Cécile naviga per scendere verso la penisola italiana, attraversando tutta la Francia, dall’altro, sono le sponde entro le quali si disegnano via via i paesaggi – le frontiere? – che la protagonista deve superare per scoprire e realizzare se stessa, accompagnata con affetto da un «cerchio luminoso» femminile che, vicino, come la fida governante Geneviève, o lontano, come la cognata Anne alla quale scrive lunghe lettere, condividono con lei la riflessione sulla vita.

Cécile è una donna che non s’insuperbisce. «Lavora per la sua missione e tace. Tace e prega. A chiunque vuole sapere, dice che è volontà di Dio. E Dio è dalla sua parte». Si dedica al figlio Henri-Charles, ma con la stessa passione al mercato dei broccati. I colori delle tele prolungano i loro riflessi nei sentimenti che prova per gli altri e nei paesaggi che capta andando.

Ancora una volta, dunque, l’autrice ci accompagna nei moti dell’animo di una donna, lasciandola specchiare nei panorami della vita e nella natura che ci circonda, spesso colti nel loro essere proiezione di quelli interni e viceversa. Come per Margherita, Madre d’acqua (1999), oppure come in Tre inverni (2005), dove ancora una volta, un barcone «porta» nuove storie anche in vicende tragiche – come quella dell’ebreo praghese Michele, violoncellista. L’autrice, con Cécile, ha ancora una volta sottolineato, offrendoceli con delicata narrazione letteraria, ciò che accade negli incontri fra donne, fra uomini e donne, fra padri e figli, fra madre e figlie, là dove una parola, una scena, un paesaggio, un fiume – un’acqua, appunto – riconduce sempre alla nascita di sé, come nel grembo materno.

* Graziella Bonansea, Cécile. Di sete e di acque. Torino, Neos Edizioni, 2016, pp. 256, euro 16,80.

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