Non abbiate fiducia nella violenza, non mettete vane speranze nella rapina;
se le ricchezze abbondano, si distacchi da esse il vostro cuore
Salmo 62, 10

Or Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba (che tradotto vuol dire: Figlio di consolazione), Levita, cipriota di nascita, avendo un campo, lo vendette, e ne consegnò il ricavato deponendolo ai piedi degli apostoli
Atti degli apostoli 4, 36-37

L’esortazione del Salmo sembra rivolta a quegli ambienti giovanili, allettati dall’illusione del guadagno facile mediante furti e rapine o spaccio di droga, agli ordini della criminalità, più o meno organizzata. Troviamo appropriato gridarlo nei quartieri degradati delle nostre città, dove la violenza la fa da padrona e dove non si esita a derubare, con scippi e furti, donne, anziani e persone indifese. Il miraggio della ricchezza facile annebbia la mente e disumanizza chiunque ne è attratto.

E che dire dei gruppi di criminali non più giovani che si fanno guerra e i cui membri, a meno che non siano protetti e custoditi in carcere, difficilmente muoiono in un letto? Seminano violenza e prevaricazione, incuranti di morti e stragi, fornendo modelli degradati a molti giovani che si lasciano irretire dal loro potere. Potere e ricchezza sono le loro stelle, divenendo sempre più ciechi, incapaci di scorgere il male che seminano e il bene che potrebbero coltivare.

Vogliamo stigmatizzare gli speculatori finanziari che in un click, alla ricerca di forti guadagni, gettano sul lastrico impiegati e operai. Non dimentichiamo i signori della guerra, quelli che foraggiano odio etnico e religioso e che non esitano a creare eserciti di bambini, armati con le armi che essi forniscono, in vista di ritorni considerevoli.

L’esortazione del Salmista potrebbe apparire troppo fievole di fronte agli orrori causati dall’amore smodato per la violenza, la ricchezza e il potere. Ma quell’esortazione rimane valida, non solo perché proviene dalla saggezza e dalla spiritualità della Scrittura e che individuiamo nella prassi di Gesù, ma anche perché nel mondo sono di più quanti non si lasciano abbindolare da modelli degradati. Come si suole dire, fa più rumore un albero che cade che non una foresta che cresce. Vogliamo dare voce alla foresta che cresce alla luce dell’evangelo e che con la sua forza copre il deserto e la distruzione che la minaccia.

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