Isai disse a Davide: «Vedi se i tuoi fratelli stanno bene e riportami un segno da parte loro»
I Samuele 17, 18

Quanto a Tito, egli è mio compagno e collaboratore in mezzo a voi; quanto ai nostri fratelli, essi sono gli inviati delle chiese, e gloria di Cristo. Date loro dunque, in presenza delle chiese, la prova del vostro amore e mostrate loro che abbiamo ragione di essere fieri di voi
II Corinzi 8, 23-24

Il testo dell’apostolo Paolo fa pensare, per contrapposizione, alla brevissima lirica di Salvatore Quasimodo: «Ognuno sta solo… ed è subito sera». No, Paolo non si sente solo né si sente trafitto. Non può esserlo perché gode dell’amicizia e collaborazione di Tito, oltre a quella di numerosi fratelli, e anche sorelle, ci sia lecito aggiungere. La realtà dell’amore che si respira tra le chiese è prova lampante che non si è soli. Specialmente se in quelle chiese ci si fa carico delle necessità dei più bisognosi, anche se lontani, anche se parlano un’altra lingua. La chiesa, come corpo di Cristo, come comunità di credenti è un potente antidoto contro la solitudine, la tristezza e l’effimero della vita.

Nella chiesa o nelle chiese non si incontrano soltanto divisioni e conflitti, ma là dove vive l’amore di Cristo si può anche essere fieri gli uni degli altri, delle altre. Le chiese, guidate dallo spirito di Cristo, sono palestre in cui ci si fortifica a vicenda, in cui si condividono sogni e aspirazioni, in cui si collabora fattivamente per la realizzazione dei progetti condivisi. La chiesa è là, mi sia consentita questa nuova definizione, dove ci si prende cura gli uni degli altri e delle altre, dove chi è ammalato o ammalata, nel bisogno o nella solitudine, non viene abbandonato a se stesso. Non si è soli, non si è trafitti e abbandonati, quando siamo circondati dalle cure amorevoli di fratelli e sorelle che sanno pregare con noi e che sanno portare i nostri pesi, senza alcuno spirito di commiserazione o di condanna. La chiesa che vive come corpo di Cristo mette in comune risorse materiali e spirituali, risorse d’affetto e di solidarietà. Lo fa con grande generosità, sapendo che la fonte delle proprie risorse è inesauribile essendo Cristo stesso.

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