Il perdono

Un giorno una parola – commento a Luca 17, 3-4

Non dire: «Come ha fatto a me così farò a lui»; renderò a costui secondo la sua azione

Proverbi 24, 29

State attenti a voi stessi! Se tuo fratello pecca, riprendilo; e se si ravvede, perdonalo. Se ha peccato contro di te sette volte al giorno, e sette volte torna da te e ti dice: “Mi pento”, perdonalo»

Luca 17, 3-4

Ogni qualvolta accade un episodio tragico che coinvolge la vita delle persone vittime di un delitto, molti si chiedono: si è capaci di perdonare l’omicida? Il perdono è presentato con molta banalità perché si è certi che senza grande fatica sia possibile cancellare la violenza, passare oltre. Il perdono per dimenticare la realtà del dolore e della morte, simile ad un farmaco che ci permette di non sentire il peso troppo angosciante della malvagità umana.

Del perdono parla anche Gesù, perdono quale unico ed essenziale fondamento della fraternità tra coloro che hanno accolto il messaggio del Regno di Dio. Il perdono diviene in questo brano biblico la ricostruzione faticosa e costante di un rapporto reciso dal male altrui: tuo fratello ha peccato contro te! Lui è responsabile del tuo dolore e dei frutti della violenza che hanno rotto ogni vera relazione fraterna. L’altro è il violento e tu sei buttato a terra dalla sua forza malvagia. L’altro è prepotente e oppressore, tu solo innocente vittima.

Se ti trovi in questa esperienza di vita, in questo scontro che vivi personalmente e non teoricamente, ebbene sappi che dovrai perdonare sempre. Il numero sette è posto come segno di totale azione perdonante! Che perdono è mai questo? Possiamo veramente accogliere l’invito di Gesù?

Io dico di sì, perché Gesù ha già operato con questo tipo di perdono che comporta dono di amore, ricostruzione della giustizia, relazioni nuove per un domani di pace. Tu perdona perché puoi fare tutto in Cristo!

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