Il terremoto che, con una scossa di magnitudo di 7.1, ha colpito il Messico centrale martedì scorso uccidendo oltre 240 persone, sta facendo registrare, giorno dopo giorno, il conto delle vittime e dei dispersi.

Polizia, vigili del fuoco e comuni cittadini sono impegnati in queste ore, e senza sosta, per garantire i soccorsi, una lotta contro il tempo. Si scava freneticamente tra le macerie di scuole, case e edifici residenziali, alla ricerca di sopravvissuti.

Un terremoto, quest’ultimo, avvenuto per tragica casualità proprio lo stesso giorno nel quale, il 19 settembre del 1985 una magnitudo 8 devastò il paese e provocò la morte di diecimila persone.

«Ci troviamo di fronte ad una terribile situazione – ha rilevato Fermin Bocanegra, pastore in emeritazione della Chiesa cristiana metodista di Kernersville della Carolina del Nord –. Ci siamo subito mobilitati con le nostre forze per dare aiuto alla popolazione messicana a e i nostri membri di chiesa presenti nella zona colpita. Il Messico, lo scorso 7 settembre – prosegue Bocanegra –, aveva già subito un altro terremoto di magnitudo 8.2 nel Sud del paese, sisma che ha ucciso 96 persone e distrutto gran parte dell’area dello Juchitan, che si trova nello Stato meridionale di Oaxaca».

Bocanegra ha ricordato anche l’impegno preso insieme alla Rete della World Hope International per aiutare in modo congiunto i terremotati. La World Hope International è un’organizzazione di soccorso e sviluppo cristiana che opera a livello mondiale per alleviare le sofferenze, la povertà, l’ingiustizia.

«I miei pensieri e la mia vicinanza – ha proseguito Bocanegra – sono indirizzati a coloro che soffrono: agli anziani, le persone singole, le madri e i loro figli e a tutte le persone che hanno perso le loro case. Questa serie di disastri, avvenuti a poca distanza di tempo l’uno dall’altro, non hanno dato la possibilità di poter pensare, ma solo di agire e con estrema rapidità; molti membri della nostra chiesa hanno parenti nelle aree colpite in Messico. Oggi – prosegue – molti sopravvissuti ai terremoti e ai recenti uragani, potrebbero migrare negli Stati Uniti, dunque i nostri leader di chiesa devono prepararsi», ha ammonito e ricordato che già «molte persone stanno arrivando».

Il Consiglio della missione mondiale della Chiesa dei Fratelli Moravi del Nord America ha, anch’esso, molti missionari nello stato messicano di Oaxaca, come ricorda Shelia Beaman, la portavoce dell’Organizzazione: «siamo in contatto con i nostri membri di chiesa; persone che oggi stanno monitorando la situazione e inviando continue informazioni sulle priorità e le necessità della popolazione colpita. Il nostro Consiglio – prosegue Beaman – si è mosso immediatamente, anche raccogliendo donazioni da distribuire e per sostenere le operazioni di soccorso in questo periodo purtroppo necessarie, non solo in Messico ma anche in Florida e in Texas, dopo i recenti uragani».

John Hughes della città texana di Greensboro e direttore esecutivo della Croce rossa che opera nella zona di Triad, nella Carolina del Nord, sta raccogliendo donazioni per aiutare i sopravvissuti dei recenti terremoti avvenuti in Messico «le donazioni stanno passando attraverso i nostri canali internazionali», ha detto Hughes «la Croce Rossa è pronta, dunque, ad assistere le organizzazioni simili alla nostra e che stanno operando in Messico».

Purtroppo anche molte chiese metodiste sono state colpite dal terremoto. Il pastore Raquel Balbuena, sovrintendente della Chiesa metodista della Conferenza Sud-orientale del Messico, ha detto di avere ricevuto informazioni dai pastori metodisti che vivono e operano nelle zone colpite e di aver appreso «la triste notizia della presenza di morti, anche tra le famiglie metodiste presenti nello Stato di Morelos, vicino all’epicentro del terremoto.

Alcuni edifici di proprietà della Chiesa metodista – ha proseguito Morelos – sono stati danneggiati, così come molte case di membri di chiesa e del personale impiegato».

Il «Give You to Eat ministry», fondato dalla Longtime Mission Methodist Board da Terry e Muriel Henderson, da tempo opera attraverso una sede aperta nel villaggio di Tlancualpican nello stato messicano di Puebla, «l'Albero della vita». Un centro che insegna ai residenti come promuovere un’agricoltura sostenibile e strategie utili al miglioramento dello stile di vita delle persone povere residenti nella zona. Muriel Henderson ha rilevato «il terremoto ha seriamente danneggiato la struttura e le case dei dipendenti del Centro: i tetti, le pareti in gesso e le finestre della struttura principale hanno subito danni. Gli edifici possono essere riparati, ma serviranno tempo e soldi per poterlo fare; ma sarà fatto».

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