«Io, il Signore, ti ho chiamato secondo giustizia e ti prenderò per la mano; ti custodirò e farò di te l’alleanza del popolo, la luce delle nazioni»
Isaia 42, 6

Gesù dice: «Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita»
Giovanni 8, 12 

Thomas Platter (il vecchio), un contemporaneo di Huldrich Zwingli, narra nella sua autobiografia di come una volta, vagando in un bosco di montagna dopo il tramonto, non riuscendo a trovare la via decise di fermarsi per trascorrere la notte. La mattina seguente scoprì con orrore che si era coricato a pochi metri da un dirupo. La luce del giorno gli aveva rivelato la drammaticità della situazione.

La luce di Cristo ha questa medesima capacità: ci mostra la realtà com’essa è veramente, non come noi pensiamo che sia. Lo fa in modo così efficace e profondo, da illuminare il luogo più recondito e nascosto che vi sia: il nostro io. Ognuno di noi ha una certa immagine di se stesso. A volte possiamo vederci, o esseri visti, migliori di quello che siamo. A volte avviene il contrario: ma il giudizio che diamo, o è dato, non è mai quello corretto. Perché ci conosciamo, e siamo conosciuti, dal punto di vista umano.

Gesù, però, afferma di essere la luce del mondo. Chi siamo noi? Da dove veniamo? Qual è lo scopo della nostra esistenza? Come possiamo vivere «bene»? Sono le domande di sempre dell’umanità, alle quali i sapienti – vedere l’Ecclesiaste o i Proverbi – hanno cercato di dare (parzialmente) risposta. Gesù è la risposta. Una risposta che spesso ci sgomenta e spaventa: dunque noi saremmo ciò che vediamo ora? Quindi il nostro mondo sarebbe questo groviglio di egoismi e sopraffazioni?

Superato lo shock (ravvedimento), ci rendiamo conto che grazie a questa luce, all’inizio tanto fastidiosa, abbiamo una conoscenza nuova e, per la prima volta, vera. Possiamo vivere un’esistenza autentica (conversione) perché ora siamo in grado di camminare in novità di vita (Rom. 6, 4).

Abbiamo «la luce della vita» (Giov. 8, 12): che rischiara, rasserena, riscalda, illumina, guida, conforta. Sappiamo chi siamo, cosa fare, dove andare; sappiamo che l’esistenza ha un senso: non solo la nostra – tutte! E perciò, sebbene leggiamo «la luce della vita», mentalmente aggiungiamo, arbitrariamente ma correttamente: eterna.

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