Sono già più di 800 coloro che hanno aderito all’appello lanciato da alcuni leader e personalità cristiane ai governi affinché rispettino gli impegni presi a Parigi nel 2015 durante la Cop21 (la Conferenza delle Parti, cioè dei paesi che fanno parte della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, Unfccc, stabilita nel 1992), in cui per la prima volta si è riunita praticamente la totalità del mondo, 197 nazioni, per affrontare l’emergenza climatica su larga scala.

L’appello chiede che essi «mantengano le promesse fatte negli accordi di Parigi, di ripristinare gli equilibri naturali», in particolare di «ridurre l’emissione di gas serra abbastanza velocemente da limitare il riscaldamento globale alla soglia di 1,5 gradi Celsius, investire al 100% sulle energie pulite e le reti locali, sostenere un’agricoltura più sostenibile, che contribuisca anche a fermare la fame e i danni causati da allagamenti e siccità che colpiscono soprattutto le popolazioni più povere».

Questo appello è stato diffuso in vista dell’incontro che si terrà a Bonn, in Germania, dal 6 al 17 novembre, e vedrà nuovamente riuniti i rappresentanti di 197 nazioni, insieme a organizzazioni della società civile, scienziati, comunità di fede, rappresentanti delle imprese, per la ventitreesima Conferenza per il cambiamento climatico delle Nazioni Unite (Cop23).

Anche se sono più di vent’anni che esiste l’Unfccc e si tengono incontri di questo genere, sembra che il mondo sia giunto a un punto cruciale, che richiede soluzioni immediate, in particolare, in seguito alle posizioni assunte dal presidente Usa Donald Trump rispetto all’impegno degli Usa all’interno di questo accordo, dal quale vorrebbe recedere.

L’iniziativa è stata coordinata da Renew our World, una partnership cristiana che riunisce l’Alleanza evangelica mondiale (Aem) e organizzazioni che operano in diverse parti del mondo sui temi dello sviluppo locale, della lotta alla povertà e della tutela ambientale: Tearfund e il Jos Green Centre (ong nigeriana che unisce recupero dei rifiuti e lotta alla disoccupazione giovanile), Eu-Cord (rete di ong europee di impostazione cristiana impegnate nello sviluppo), Eficor (Evangelical Fellowship of India Commissione on relief), Paz y Esperanza (che opera per i diritti umani soprattutto in America Latina) e Micah Challenge (una campagna internazionale che incoraggia i cristiani a sostenere gli Obiettivi Onu di sviluppo del millennio, presente in 40 paesi).

La lettera è stata sottoscritta, tra gli altri, dal segretario generale dell’Aem, Efraim Tendero, dal segretario generale dell’Alleanza evangelica europea (Eea), Thomas Bucher, da cinque arcivescovi e due vescovi anglicani di diverse aree del mondo (Sudafrica, Africa centrale, Brasile, Europa, Oceania), dal vescovo della Chiesa metodista del Perù, Samuel Aguilar, da Étienne Lhermenault, presidente del Consiglio nazionale degli evangelici di Francia. Hanno aderito anche l’attivista per i diritti umani Denis Mukwege, Laura Vargas del Consiglio interreligioso del Perù, la scienziata Katharine Hayhoe (secondo il Time una delle 100 persone più influenti).

Immagine: via Pixabay

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