Giovedì 30 novembre nel tempio di Pinerolo stracolmo di persone legate a lui da forti amicizie e impegni in diversi ambiti, abbiamo preso congedo da Giancarlo Griot, morto dopo una lunga e dolorosa malattia. Aveva 76 anni. È stato circondato fino all’ultimo istante, nella sua casa di Porte, dall’affetto dei suoi cari: la moglie Aline, le figlie Luisa e Valentina, il fratello Ferruccio e la sorella Milena, i suoi nipoti Francesca, Alessandro, Mattia e dalle tante persone che gli volevano bene. 

Giancarlo ha ricoperto diversi incarichi nella società del pinerolese e nelle nostre chiese. È stato molto attivo in questo territorio: membro del consiglio comunale e poi sindaco per molti anni a Porte, presidente del consorzio dell’Acea, impegnato nell’Associazione Nazionale degli Alpini a Porte, presidente dell’Anpi di Porte (l’ultimo suo progetto realizzato è stato, nel maggio scorso, il monumento alle donne della Resistenza).

Sul versante ecclesiastico è stato per anni anziano del Concistoro di Pinerolo, membro del Comitato del Collegio, impegnato come revisore presso il nostro ospedale di Genova… È stato anche l’ultimo presidente degli ospedali Ciov, incarico che ha accettato quando ormai la situazione degli ospedali di Torino, Pomaretto e Torre Pellice era compromessa e difficilissima. Tutta la chiesa gli fu allora grata per quella disponibilità: un impegno gravosissimo, anche a livello psicologico, che lui ha cercato di svolgere con determinazione assoluta, come gli altri servizi cui era stato chiamato.

«Se perseverate nella mia Parola, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi»: su questa parola «rivoluzionaria» dell’Evangelo di Giovanni, indicata dalla famiglia, e in particolare sulla verità, il pastore Gianni Genre ha ripercorso la vita di Giancarlo Griot, i doni che ha ricevuto e che ha generosamente speso per gli altri.

Come dovrebbe sempre essere, la predicazione ha parlato ai presenti, ai vivi. La verità di Dio, la verità crocifissa, che non puoi trovare dentro di te ma soltanto ricevere, quella ti libera veramente. Il predicatore ha indicato tre strade, tra le tante possibili, che allora si aprono per te (come è successo nella vita di Giancarlo): la libertà di amare, la libertà di agire, di decidere, di non stare alla finestra, di mettersi in gioco senza remore. Infine la libertà di credere, la libertà di chi sa che il senso della vita è più importante della vita stessa. Nulla è più prezioso della libertà, soprattutto quando non c’è. Non a caso è stato ricordato, anche nei saluti degli Alpini e dei Partigiani, il suo impegno per la memoria, per coltivare il senso e l’eredità della Resitenza.

Il pastore Genre aveva iniziato la predicazione citando Nelson Mandela e ha concluso con la poesia tratta da una raccolta clandestina del 1942 di Paul Eluard (colpito dalla tisi, membro della Resistenza).

«Sul vigore ritovato

sul pericolo svanito

su l’immemore speranza

scrivo il tuo nome

e in virtù di una Parola

ricomincio la mia vita

sono nato per conoscerti

per chiamarti Lbertà».

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