Conosco Aldo Comba e ho conosciuto tutta la sua famiglia, genitori inclusi. Eppure gran parte di questa autobiografia in terza persona mi era sconosciuta. Il libro*, arricchito da foto di periodi diversi, dall’infanzia agli anni recenti, è la storia illustrata di una vita – anzi due – al servizio dell’Evangelo. A parte l’interesse per le elevate cariche ricoperte con grande umiltà e sempre come servizio, i viaggi, i contatti, gli incontri, il valore di questo testo è proprio nella sua trasmissione di esperienza umana e pastorale nei luoghi più disparati, dalle valli valdesi al Rio de la Plata alla Scozia, da Prali a Catania, da Bergamo a Roma a Ginevra; tutti dovrebbero leggerlo e meditarci sopra: membri di chiesa, catecumeni, aspiranti pastori, pastori, professori della Facoltà di Teologia... nessuno escluso.

A 12 anni di sua iniziativa Aldo Comba segue i culti del pastore Bosio in piazza Cavour a Roma, specie quelli del tardo pomeriggio, detti «di evangelizzazione» con «spiegazione dell’Evangelo in linguaggio popolare», tema sempre centrale per lui. Cioè predicare in modo da farsi capire, non per far colpo sui professori di Teologia. Gustoso l’aneddoto su Tullio Vinay che, dopo aver preparato un sermone un po’ leggero, infarcì quello seguente di ogni dottrina con parole greche ed ebraiche in abbondanza. Al che il prof. Giovanni Rostagno lodandolo per il livello teologico, lo ammonì ricordandogli che una volta a Prali avrebbe predicato a persone la cui occupazione era piantare e cavar patate. «Sì Vinay, si ricordi le patate!». Comba stesso ricorda di aver invitato, un 17 febbraio gli astanti a ringraziare il Signore dopo aver venduto una mucca, anziché dire «Cavolo, mi è andata bene», e di essere stato ringraziato per questa semplice esortazione alla preghiera personale. Esemplare il fatto che il motivo di orgoglio maggiore gli venga dal sentire definire «comprensibili» i propri sermoni. Addirittura per anni si «autoregistrava» per risentirsi il lunedì in chiave critica! Modesto è nel suo riferimento alle grosse responsabilità avute nel mettere in piedi a Roma il programma Protestantesimo per la Rai e a Ginevra nell’Eclof [il settore che gestisce i prestiti agevolati alle Chiese, ndr] nell’ambito del Consiglio ecumenico delle Chiese. Altrettanto parco è nel citare le importanti traduzioni effettuate con la moglie Fernanda, grazie a cui gli italiani hanno potuto conoscere, per citarne due, lo storico e teologo R. Bainton e Jürgen Moltmann.

La vocazione gli venne presto, nella Conca del Pra: contemplando le nuvole che scorrevano sopra i monti si disse «Se il Signore ha fatto tutte queste meraviglie, cosa c’è di meglio che mettersi al suo servizio?». Bello anche il fatto che riflettendo sulle tre volte in cui ha rischiato la vita, ogni volta si sia chiesto perché sia stato risparmiato e se abbia fatto fruttare l’ulteriore tempo concessogli. Personalmente avrei gradito qualcosa di più su Fernanda, personaggio chiave, e su Barth e i barthiani a cui c’è solo una velata critica. Una cosa è comunque certa: la nostra Chiesa avrebbe bisogno di tanti Aldi e tante Fernande!

* M. G. Borgarello, Finestre sul mondo. Storie di vita di Aldo Comba, pastore valdese. Torino, Claudiana, 2017, pp. 156, euro 12,50.

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