<?xml version="1.0"?>
<rss version="0.91"><channel><title>Articoli di Riforma</title><description>Articoli dal sito riforma.it</description><link>http://www.riforma.it/</link><item><title><![CDATA[Il rigore, la passione… e la fede]]></title><description><![CDATA[<p class="first">Quello del libro postumo, sotto forma il più delle volte di raccolte di scritti vari non organicamente riuniti dall’autore, è un genere editoriale che presenta dei rischi (arbitrarietà delle scelte, fraintendimenti, offesa alla volontà di chi non avesse mai voluto pubblicare dei testi di propria iniziativa), ma che offre al tempo stesso un di più di contenuto e di significati; e questo è tanto più vero se parliamo non di romanzi o racconti, ma di saggi, articoli, interventi, come nel caso della raccolta di scritti di Francesca Spano*, uscita da poche settimane a tre anni dalla prematura scomparsa.</p>
<p class=“second”>Molti di questi testi sono già stati letti singolarmente, essendo apparsi su questo settimanale, ma soprattutto su Gioventù evangelica, che l’autrice diresse dal 1988 al 1995; poi vi sono relazioni, interventi ad Agape, al Forum della cultura e altri più occasionali ma non meno significativi. Il relativo assemblaggio non riflette tuttavia la loro collocazione originale, bensì si organizza in sei aree tematiche, i cui soli titoli sono di per sé parlanti: Mondo protestante e società italiana; Fede e politica; Libertà femminile; Ricerca teologica e psicanalisi; Ebraismo, radici e diramazioni; e in ultimo «Parole per… »: una curiosa silloge di ricordi e commemorazioni di personalità che sono state punti di riferimento per Francesca Spano: persone collocate nell’ambito del protestantesimo italiano (Vittorio Subilia, Neri Giampiccoli, Carlo Gay), oppure situate al crocevia tra fede e politica (Sandro Sarti, Franca Bezzi, Saverio Merlo), e poi ancora personalità della politica e della militanza come Laura Ingrao e Luigi Pintor, o della cultura popolare come Lucio Battisti.</p>
<p class=“second”>Balza agli occhi quindi che il lavoro dei curatori (Vincenzo Baraldi, Annalisa Bosio, Mauro Ughetto, Graziella Tron) non è stato indifferente, e riflette, anzi, una comprensione collettiva di vicende, anni, battaglie, discussioni teologiche: insomma, un pezzo di storia del protestantesimo italiano, valdese in particolare, un materiale in parte condiviso da tanti e tante, pronti a seguire il ragionamento dell’autrice o a mettersi in dialettica con il medesimo.</p>
<p class=“second”>Troviamo dunque, nelle varie sezioni, il popolo-chiesa (si veda il bell’intervento per il bicentenario del tempio di Luserna San Giovanni – 2006) con le sue abitudini al limite della mania, ma che in fondo sono espressione di una forza secolare: e qui incontriamo anche, per esempio, questioni di stringente attualità ecclesiastica, come la richiesta di benedizioni per diversi motivi, con i conseguenti rischi di clericalizzazione; poi troviamo il nodo del rapporto fede-politica, affrontato il più delle volte – come era lecito attendersi da Francesca Spano – con l’occhio rivolto alle persone più che all’astrattezza delle ideologie e delle appartenenze; e ancora la «crisi del soggetto» e la situazione di incertezza che contraddistingue i nostri e le nostre contemporanee; e c’è l’intreccio tra cultura protestante e eredità ebraica, in una visione che – anche questo prevedibile – contempla più domande che risposte.</p>
<p class=“second”>Alla base di tutto questo ragionare troviamo – credo – una consapevolezza che è della militante in politica, della credente protestante, della donna radicatasi negli anni nell’ambiente valligiano valdese, della donna che si confronta con il pensiero della differenza, che in tutte queste situazioni e contesti non cessa di rivendicare di essere – come noi – discendente della modernità (sì, proprio quella che cominciò con Lutero e forse non è ancora finita), con tutti i drammi e i limiti e le contraddizioni che la modernità ha comportato: non per caso «il pensiero della differenza sessuale, che segna la possibilità della fondazione del soggetto-donna, ha potuto fiorire solo dopo che la fondazione della autonomia del soggetto era stata pensata a livello generale» (p. 114). Se ora siamo nel «post-moderno», bisognerà pure prenderne atto, ma non è detto che lo dobbiamo riconoscere come il migliore degli ambienti possibili. Sarà a livello teologico che dovremo cercare di dire una parola originale, provando a uscire dall’alternativa tra «nuove ortodossie» da una parte, e sincretismi» e «relativismi vari» dall’altra (p. 184). Soprattutto Francesca Spano individuava come massimo rischio quello di finire, per incapacità di scegliere o titubanza, risucchiati nelle varie «zone grigie», nella collusione con il potere a dispetto della solidarietà con gli oppressi. Il vostro sì sia sì: l’autrice non lo dice in forma esplicita, ma questa convinzione attraversa tutte le sue pagine con rigore e passione. Costante nel riferimento alla Parola (una guida che salvò molti militanti evangelici della sua generazione dagli eccessi della politicizzazione1), spesso e volentieri aggiunge forza alle proprie argomentazioni utilizzando belle ed evocative immagini (e anche questa, in fondo, è una modalità biblica), e non esita a ricorrere al paradosso (e questo ricorso sembra provenire dall’ascendenza ebraica): come quando afferma che la memoria (si parla degli anni di Lotta Continua, ma il discorso può essere esteso alla Shoah come ad altri contesti) ogni tanto ha bisogno del silenzio per mantenersi viva (p. 85).</p>
<p class=“second”>Questo è un libro che ci lasci sereni e ottimisti: ci mostra delle radici solide, ci dice che nel Comandamento di Dio, il primo, «io sono il Signore Dio tuo», sta una saldezza secolare, ci dice che non dobbiamo cercare da altri una spiritualità che abbiamo in casa bella forte; ci voleva una persona votata rigorosamente all’autoanalisi e all’autocritica puntigliosa e rigorosa, che come il suo primo pastore, Carlo Gay, non ha lasciato dei libri sistematici in vita2, per scoprire l’attualità delle nostre prerogative.</p>
<p class=“second”>* F. Spano, Con rigore e passione. Torino, Claudiana, 2010, pp. 276, euro 20, 00.</p>
<p class=“second”>1. Se ne trova conferma nel racconto autobiografico di Marco Rostan Tutto ciò che la tua mano trova da fare (Claudiana – Centro culturale valdese, 2008).</p>
<p class=“second”>2. Di Carlo Gay la Claudiana ha pubblicato l’antologia di sermoni, a cura della moglie Emma Rochat, Il canto della fede.</p>
]]></description><link>http://www.riforma.it/innerpage.php?id=Cultura/article20100824192636</link></item></channel></rss>
