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<rss version="0.91"><channel><title>Articoli di Riforma</title><description>Articoli dal sito riforma.it</description><link>http://www.riforma.it/</link><item><title><![CDATA[Cristianesimo, una storia scientifica]]></title><description><![CDATA[<p class="first">È ancora possibile scrivere un sommario di storia del cristianesimo senza scadere in banalità e triti luoghi comuni (oltreché imbattersi in pregiudiziali confessionali), senza «offrire» un lavoro di collage e, in più, con la precisazione che essa non va punto a coincidere con la «storia della Chiesa». Lo sta a dimostrare un serio manuale redatto a quattro mani, da uno storico del Cristianesimo (Gian Luca Potestà, Università Cattolica di Milano) e da uno storico delle Chiese cristiane (Giovanni Vian, Università Cà Foscari di Venezia), edito da il Mulino*. Punto di partenza, la predicazione escatologica di Gesù, per poi proseguire: la comunità delle origini con i suoi conflitti (Pietro e Paolo, il confronto con la tradizione ebraica...), l’età sub-apostolica, gli Apologeti, i Padri della Chiesa, la formazione del Nuovo Testamento...; insomma, «i principali artefici e percorsi della diffusione del messaggio evangelico intorno al bacino del Mediterraneo e oltre, fino alle regioni caucasiche, alla Persia, all’India e all’Etiopia». Il volume offre «i profili delle Chiese, dalle prime assemblee all’affermarsi della religione cristiana nell’Impero romano e al progressivo differenziarsi e divaricarsi fra istituzioni e culture dell’Occidente invaso dai barbari e dell’Oriente bizantino; fino ai nuovi rapporti giuridici e alle condizioni di vita cui, fra VII e VIII secolo, i cristiani cominciano ad essere sottoposti nei territori conquistati da musulmani». Sino a giungere ai giorni nostri, privilegiando uno sguardo sull’Occidente, al fine di andare al meglio incontro ai lettori.</p>
<p class=“second”>In un lavoro contrassegnato dalla volontà di comprendere il cristianesimo storicamente, emerge con estrema evidenza la capacità di evitare il pericolo «dell’appiattimento del profilo storico del cristianesimo, nella cui determinazione ha invece avuto un rilievo decisivo la storia intellettuale, nel senso più ampio del termine: storia non solo di dottrine, ma soprattutto delle forme e dei modi in cui si sono costituiti universi simbolici e convinzioni valoriali e morali». Un’ottica, dunque, che rende possibile vedere lo stretto intreccio, nei secoli, fra storia istituzionale e storia intellettuale.</p>
<p class=“second”>Il «viaggio a tappe» proposto dal presente manuale permette, nonostante una contingente sinteticità, di liberarsi di tanti e tanti luoghi comuni. A esempio, la conversione di Costantino con quanto ne conseguì. Con Diocleziano si ha l’ultima grande persecuzione anti-cristiana (dal 303), mentre con il suo successore Costantino (306-337) il cristianesimo diventa «religione permessa» (editto di Milano, 313). La questione non sta nell’interrogarsi sull’autenticità o meno di quella conversione alla fede cristiana, bensì nel «capire come e perché Costantino sia giunto alla svolta, e che cosa essa abbia significato per lui e per i destini dell’Impero e del cristianesimo». Sullo sfondo, il conflitto fra Costantino e Massenzio durato sei anni (306-312); per competere con quest’ultimo, al primo si rendeva necessario il «sostegno di un dio più potente e universale. Lo incontrò nel Dio dei cristiani», senza mai abbandonare (almeno fino al 320) il culto del dio Sole (Elio). A partire da tale momento in avanti, «sarebbe stato il cristianesimo a fornire all’Impero il nucleo identitario che le tradizioni di Roma non erano più in grado di garantire». L’imperatore, in ogni caso, continuava a rimanere il «pontefice massimo» e, quindi, il «supremo rappresentante terreno dell’unico Dio, ultimo responsabile dei destini della fede e massima istanza di riferimento per gli apparati ecclesiastici». Fu egli, del resto, a convocare il Concilio di Nicea (325), a lui guardava come «vicario di Dio» Eusebio di Cesarea, con ciò «precursore» di una «teologia politica».</p>
<p class=“second”>Adesso, la Riforma, iniziata sì con Martin Lutero (1517), ma preparata dai fermenti in atto nel basso Medioevo. «La Riforma costituì un vasto e articolato movimento di rinnovamento del cristianesimo e della Chiesa […]. Il rapporto tra processi in germe alla fine del Medioevo e Riforma dev’essere declinato nei termini della continuità piuttosto che in quelli della rottura: la Riforma accolse molti aspetti propri dell’epoca precedente, ma rivisitandoli profondamente». Suo concetto-chiave è il sacerdozio universale dei credenti: con esso si minava alla base «la dimensione gerarchica della Chiesa». Con l’Inquisizione controriformistica, soprattutto in Italia, il papato ingaggiò una dura lotta contro il luteranesimo «come potere centrale a livello politico».</p>
<p class=“second”>Sul contemporaneo, vengono prese in esame – fra l’altro – le posizioni delle chiese cristiane negli anni Dieci e Venti del Novecento. Nella Penisola, l’orientamento conservatore del Magistero portato avanti da metà Ottocento non è senza riflessi nel secolo successivo. La Chiesa vede complotti orditi contro di essa: «A partire dal 1920 la stampa cattolica, compreso “L’Osservatore Romano”, si impegnò a fondo nella diffusione in Europa occidentale delle tesi riportate nei falsi Protocolli dei Savi di Sion sulla presunta cospirazione ebraico-bolscevica». Siamo nei 17 anni del pontificato di Pio XI (1922-1939): l’appoggio ai regimi autoritari e fascisti, nella convinzione che essi «potessero diventare strumenti efficaci per la realizzazione di società cristiane o caratterizzate almeno in parte dal riferimento sul piano legislativo ai principi del cattolicesimo»; il Concordato con Mussolini (11 febbraio 1929), soluzione definitiva della «Questione romana»; un concordato con Hitler (20 luglio 1933), nella speranza che il nazionalsocialismo potesse «garantire l’ordine pubblico contro ogni possibile esito rivoluzionario».</p>
<p class=“second”>E l’«altra» Chiesa? In Germania, al Sinodo di Barmen (1934), il protestantesimo tedesco, in parte, sotto la guida del teologo riformato svizzero Karl Barth, redige una Dichiarazione teologica «anche se tacque completamente sulla questione dell’antisemitismo». «Comunque essa permise la formazione della Bekennende Kirche (“Chiesa confessante”) e, tra non poche oscillazioni interne, la successiva scomunica dei cristiano-tedeschi».</p>
<p class=“second”>Un paragrafo è dedicato alle «Chiese e l’antisemitismo dal secondo Ottocento alla Shoah». Verso la fine del suo pontificato, dato il radicalizzarsi dell’antisemitismo in Germania e in Italia, Pio XI si rende conto di dover procedere con estrema urgenza a «una revisione critica dell’antisemitismo, senza peraltro trovare il sostegno di gran parte dei suoi collaboratori di curia». Le leggi razziali del 1938 videro una sostanziale indifferenza da parte della maggior parte dei vescovi e della stampa cattolica. «Ben altro fu l’atteggiamento di alcuni pastori e periodici evangelici, che denunciarono con toni più o meno netti l’iniquità dei provvedimenti fascisti, mentre una parte non trascurabile delle piccole minoranze protestanti si mobilitarono tempestivamente con discrezione a favore degli ebrei».</p>
<p class=“second”>Per quanto attiene alle «Chiese cristiane negli ultimi trent’anni, tra secolarizzazione e “globalizzazione”», per Italia si possono citare il nuovo Codice di diritto canonico – promulgato da Giovanni Paolo II (1983) – che, pur esprimendo il nuovo spirito collegiale del Vaticano II, si muove all’interno di una cornice ancora intrisa di «spirito tridentino»; e il «quadro ecumenico» che, se da un lato registra progressi circa le relazioni inter-evangeliche (la nascita della Federazione delle chiese evangeliche in Italia [1967]), dall’altro, su quello con il cattolicesimo romano, con l’enciclica Ut unum sint (1995), segna il passo sul primato romano come definito dal Vaticano I (1870), «rendendo di fatto impossibile la prosecuzione del dialogo ecumenico su questo aspetto cruciale».</p>
<p class=“second”>*</p>
<p class=“second”>G. L. Potestà – G. Vian: Storia del cristianesimo, Bologna, il Mulino, 2010, pp. 476, euro 28, 00.</p>
]]></description><link>http://www.riforma.it/innerpage.php?id=Cultura/article20120124180426</link></item></channel></rss>

