<?xml version="1.0"?>
<rss version="0.91"><channel><title>Articoli di Riforma</title><description>Articoli dal sito riforma.it</description><link>http://www.riforma.it/</link><item><title><![CDATA[Settimane decisive per il futuro]]></title><description><![CDATA[<p class="first">Sono settimane decisive per il futuro delle Comunità montane, e gli scenari che si stanno delineando non sono al momento chiarissimi. Benché la «legge Maccanti» in Regione sembri individuare chiaramente un percorso che dovrebbe portare alla sparizione delle Comunità montane, non è altrettanto chiaro che cosa avverrà dopo. I Comuni potrebbero costituirsi in Unioni o consorziarsi. Alcuni «montani» potrebbero non esserlo più e i servizi (dalla scuola ai trasporti a quelli sociali) dipendono molto dal tipo di scelte che verranno fatte in questo periodo.</p>
<p class=“second”>Mentre sul piatto ci sono tutte queste questioni ,il Partito democratico del Piemonte, all’opposizione in Consiglio regionale, ha chiesto ai propri parlamentari di impegnarsi per ottenere, «a monte», l’abrogazione dell’articolo 16 del Dl 138/2011 «le cui rigidità, anziché riorganizzare gli enti locali in modo più efficiente, comportano di fatto la cancellazione dei piccoli Comuni». E le Commissioni parlamentari Affari costituzionali e Bilancio hanno approvato in questi giorni un emendamento che di fatto proroga di 9 mesi le disposizioni previste dall’articolo 16.</p>
<p class=“second”>«Siamo consapevoli della necessità di una profonda riorganizzazione del nostro sistema istituzionale – dicono dal Pd piemontese –, ma questo deve avvenire all’interno di un percorso parlamentare, a cominciare dalla Carta delle Autonomie tuttora in discussione al Senato. È quella la sede dove varare un riordino del governo del territorio secondo criteri di razionalizzazione ed efficienza, senza però compromettere la capacità degli enti locali di rappresentanza plurale delle comunità». </p>
<p class=“second”>La proroga dovrebbe indurre l’amministrazione regionale «a fermare la “legge Maccanti”» – si augurano le opposizioni in Consiglio regionale «per evitare ulteriori improvvisazioni e accelerazioni su una materia, come quella degli enti locali, che necessita di un quadro di certezze utile non solo per gli amministratori, ma per tutti i cittadini e per lo sviluppo economico e sociale dei territori».</p>
<p class=“second”>Intanto però il tutto è ancora molto in divenire. «La situazione – dice Bruna Frache, vicepresidente della Comunità montana del Pinerolese – è molto fluida ancora in questi giorni il presidente della nostra Comunità Andrea Coucourde è spesso in Regione per capire cosa si sta decidendo. Le varie opzioni che si stanno delineando però sono più o meno queste. La prima prevede una cancellazione totale delle varie Comunità montane e una creazione di un unione di Comuni che dovrebbero rispecchiarsi nel territorio delle attuali comunità. Questa è la linea dell’assessore regionale competente Elena Maccanti, che da marzo prevedrebbe un commissariamento di alcune funzioni. Altre rimarrebbero come per esempio i servizi sociali. La seconda opzione, non avendo ancora la Regione stabilito il suo bilancio, è quella di lasciare la situazione così com’è fino alla fine del primo semestre del 2012. Noi al momento andiamo avanti con l’ordinario, con il pagamento dei mutui, del personale e via dicendo: non possiamo però permetterci di progettare nulla».</p>
<p class=“second”>Lascia un po’ di perplessità l’eventuale opzione dell’unione di Comuni montani perché secondo la legge Comuni come Luserna San Giovanni non verrebbero inglobati, non avendo le caratteristiche di montanità, nonostante Luserna abbia sempre lavorato in sinergia con gli altri Comuni su diversi progetti. Di questo si è parlato, come abbiamo dato conto sul numero 3 del nostro settimanale, in un incontro tenutosi a Bibiana in cui oltre ai rappresentanti lusernesi e bibianesi dei comuni erano presenti anche quelli di Bricherasio, terzo Comune «non montano» della val Pellice. Sul tavolo in questo caso anche molta parte dell’economia agricola del fondovalle, che «diventerebbe» non più montana ma collinare. All’inverso i Comuni «che rimarrebbero montani» sono alle prese per esempio con «il fare tornare altri conti»: per esempio quelli sulle scuole e le dirigenze didattiche e amministrative di queste.</p>
]]></description><link>http://www.riforma.it/innerpage.php?id=Eco delle Valli/article20120201110935</link></item><item><title><![CDATA[Servono collaborazioni «per il miglioramento dell’arredo» del Coulège]]></title><description><![CDATA[<p class="first">Una richiesta di collaborazione per il miglioramento dell’arredo al Coulège dei Barba: è quella che proviene dal Comitato per i luoghi storici valdesi, che, nel corso degli ultimi due anni, ha avuto un particolare impegno per il rifacimento completo del tetto, sfondato dall’abbondante nevicata.</p>
<p class=“second”>Dal momento che i lavori di ristrutturazione straordinaria per edifici storici come il Coulège devono avere l’approvazione della Commissione regionale per i Beni culturali, ci sono state parecchie lungaggini burocratiche, ma ora finalmente il tetto è a posto, con la sua bella travatura e con le lose in parte riutilizzate. Nel rifacimento la Commissione ha anche prescritto una novità: il cordolo antisismico in legno anziché in cemento. Ora il Comitato dei luoghi storici prevede anche una migliore sistemazione all’arredo interno: vi sono sedie malandate, porte da sistemare, gradini da rifare, sostituzione del vecchio tubo che porta l’acqua alla fontana… Per l’interno andrebbe trovata una credenza con etagère per i piatti e con un ripiano sui cui bordi si infilavano le posate, un letto molto semplice con la paiassa, una vecchia stufa di ghisa (quelle con i cerchi) e relativo tubo. Se qualche lettore fosse in grado di trovare e offrire al Comitato uno o più di questi arredi può rivolgersi a Adriano Chauvie, tel. 333-969448.</p>
]]></description><link>http://www.riforma.it/newspage.php?id=news20120118165818</link></item><item><title><![CDATA[Dopo il successo di Natale si replica «Un’alba nuova»]]></title><description><![CDATA[<p class="first">La comunità valdese di San Secondo ha ricevuto un bel messaggio di gioia da parte dei più piccoli, che hanno in più occasioni animato la settimana precedente il Natale. I bambini della Scuola domenicale hanno dapprima partecipato con una serie di canti al culto del 18 dicembre, pensato dal pastore Bernardini appositamente per loro.</p>
<p class=“second”>La riflessione ha ruotato attorno alla nascita di Gesù, attesa duemila anni fa nel timore del giudizio divino, ma invece annunciata ai pastori di Betlemme come un momento di grande gioia. Inoltre, ai presenti è stato ricordato come il 25 dicembre sia una data unicamente simbolica, in cui probabilmente la celebrazione del Natale si è sovrapposta a quella pagana del solstizio invernale. In Oriente, al contrario, si è scelta la notte tra il 5 e il 6 gennaio, precedentemente dedicata al dio pagano Eone, trasformandola nell’Epifania, ovvero «apparizione», «manifestazione». Ma al di là delle date, non dovrebbe mai essere dimenticato che il Natale non è la nostra festa, ma quella di Gesù, e solo lui ne dovrebbe essere protagonista.</p>
<p class=“second”>Nel corso poi della consueta Festa dell’Albero svoltasi la sera del 24 dicembre, la Scuola domenicale ha presentato due recite, intervallate ancora da numerosi canti. Intitolato «La goccia ribelle», il primo testo ha proposto ai presenti un tema di grande attualità, quello dell’ambente. La recita racconta di come la grande montagna Monviso, nel momento in cui viene a sapere che le gocce a cui dà vita muoiono a causa dell’inquinamento prodotto dall’uomo, decida di non generare più acqua. Solo quando l’uomo capirà i suoi errori e smetterà di avvelenare il fiume, riavrà l’acqua di cui ha bisogno.</p>
<p class=“second”>Quarta e quinta elementare hanno invece presentato «Un’alba nuova», adattamento di un romanzo americano di Sallie Lee Bell. Le vicende narrate sono quelle di una schiava di Antipa di nome Mara che, cacciata da Tiberiade per volere di Erodiade, ritorna a Gerusalemme dalla famiglia della sorella. Qui riscoprirà le sue origini ebree, ma soprattutto conoscerà Giovanni il Battista e i suoi discepoli, e questo incontro le cambierà la vita.</p>
<p class=“second”>La serata si è quindi conclusa con un allegro rinfresco a base di panettone e bibite, con l’aggiunta quest’anno delle bevande calde offerte dalla squadra Aib; la recita «Un’alba nuova» sarà replicata sabato 14 gennaio alle 20,45.</p>
]]></description><link>http://www.riforma.it/newspage.php?id=news20120111163808</link></item><item><title><![CDATA[150° dell’Unità. Cerimonie: occasione per incontrare i giovani e parlare, come a Prali, del territorio]]></title><description><![CDATA[<p class="first">Si sono concluse da poco le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità di Italia e nel Torinese si tirano le somme dell’anno trascorso. In particolare è la Provincia di Torino che ha cominciato la «valutazione». «In questo 2011 – dicono in Provincia – Torino è stata al centro delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità, con l’obiettivo di far scattare, soprattutto nei giovani, l’orgoglio di essere italiani. L’obiettivo delle grandi mostre allestite alla Reggia di Venaria è stato quello di stimolare negli italiani e in tutti gli europei una riflessione sulla nostra storia comune e sulla cultura nazionale, che preesisteva all’unificazione politica».</p>
<p class=“second”>Facendo «due conti», alla Provincia fanno presente di aver coinvolto nelle manifestazioni 217 Comuni e 11.000 giovani. «In 12 mesi – dice Antonio Saitta, presidente della Provincia – ho incontrato di persona circa 4000 giovani, visitando 53 Comuni. Il primo Comune visitato, domenica 30 gennaio, è stato quello di Andezeno, con i suoi 15 neodiciottenni. L’ultima amministrazione comunale a “prenotare” i braccialetti per i diciottenni è stata quella di Chiomonte, che li consegnerà a gennaio, a celebrazioni concluse». </p>
<p class=“second”>Diverse le modalità scelte per le celebrazioni nei vari Comuni: nelle valli valdesi per esempio molti Comuni hanno scelto di affiancare alla consegna dei braccialetti anche l’inaugurazione di una stele dedicata e l’organizzazione di convegni tematici – si pensi a Pomaretto e Perosa ma anche ad altri Comuni della val Pellice o della val Chisone.</p>
<p class=“second”>«Ci sono Comuni – continuano in Provincia – che all’inizio dell’anno avevano già festeggiato i loro diciottenni: i loro incaricati hanno ritirato in Provincia grandi quantitativi di braccialetti, per consegnarli ai neo-maggiorenni, ma anche a molti altri cittadini. Ci sono piccoli centri in cui era presente un solo diciottenne: a esempio Alpette, nell’Alto Canavese: i braccialetti sono stati consegnati al neo-maggiorenne e a tutti i suoi 272 concittadini».</p>
<p class=“second”>Ci sono altri Comuni invece, come Prali, dove la consegna dei braccialetti è stata occasione per i neodiciottenni e per la popolazione per far sentire la propria voce rispetto, nel caso specifico, alla viabilità e alle condizioni della strada provinciale 169, anche se i disagi per la strada continuano e la raccolta firme per chiedere un intervento pure. Su tutto il territorio del Torinese comunque, fanno sapere in conclusione in Provincia, sono stati consegnati circa 80.000 braccialetti: «57.400 ai Comuni, 22.600 a varie associazioni, circoli sportivi, Pro loco o in occasione di eventi organizzati dalla Provincia o in collaborazione con la Provincia».</p>
]]></description><link>http://www.riforma.it/newspage.php?id=news20120111163605</link></item><item><title><![CDATA[Chiese e Comunità montana per i servizi]]></title><description><![CDATA[<p class="first">La Comunità montana del Pinerolese, nell’ambito delle collaborazioni e del lavoro portato avanti ormai da molti anni con le realtà territoriali valligiane facenti capo alla Chiesa cattolica e a quella valdese, ha organizzato recentemente due incontri con i rappresentanti di queste istituzioni. Gli incontri sono avvenuti con il vescovo cattolico di Pinerolo, Monsignor Pier Giorgio Debernardi, la vicemoderatora della Tavola valdese Daniela Manfrini e l’Ufficio di presidenza della Csd-Diaconia valdese (il presidente Marco Armand Hugon, Davide Rosso, Monica Sappé). Per la Comunità montana del Pinerolese e per i Comuni dell’area della Comunità stessa hanno partecipato la presidente dell’Assemblea dei sindaci della Comunità del Pinerolese Patrizia Giachero e il presidente della Comunità montana Andrea Coucourde.</p>
<p class=“second”>«Gli incontri – si legge in una nota della Comunità montana –, utili e necessari, si sono determinati considerando l’evoluzione della situazione di serio aggravarsi della condizioni socio-economiche e sociali su un territorio che incide in modo importante sull’intera area Pinerolese. Dai colloqui sono scaturite proposte e progetti da sottoporre alla Regione Piemonte, “evitando di dover argomentare e semplicemente constatare la scarsità di risorse finanziarie che vengono rese disponibili” e che comunque rende difficoltoso continuare a offrire, stando così le cose, tutti i servizi fino a ora garantiti dall’ente pubblico».</p>
<p class=“second”>Tutti i soggetti coinvolti hanno valutato congiuntamente «la necessità di tener presente e continuare a dare risposte alle aspettative di servizi sempre efficienti alla persona, sia pure, là dove esistessero, eliminando gli eventuali sprechi. E hanno valutato l’opportunità di voler continuare a declinare assieme responsabilmente i termini dell’impegno finora condiviso e di avere, da parte degli enti cattolici e valdesi, dei precisi e definiti interlocutori istituzionali pubblici».</p>
<p class=“second”>Il tutto – si sottolinea sempre nella nota della Comunità montana – «in un contesto di crisi economica e sociale generale che per esempio a livello locale si manifesta nei termini di una grave crisi occupazionale, e nello specifico in val Chisone con la situazione venutasi a creare in seguito alle decisioni aziendali di chiusura o trasferimento di siti produttivi».</p>
]]></description><link>http://www.riforma.it/newspage.php?id=news20120105101232</link></item><item><title><![CDATA[«Perché far entrare nell’Acea il privato?»]]></title><description><![CDATA[<p class="first">«Non è passato neppure un anno dal referendum sull’“acqua pubblica” che ha visto vittoriosa la parte di cittadinanza che ha voluto che questo servizio rimanesse pubblico, che iniziano invece i processi di privatizzazione». A dirlo sono quelli del Comitato Acqua bene comune di Pinerolo, che portano anche un «esempio» locale.</p>
<p class=“second”>«Nel caso Pinerolese si tratta dell’Acea – dicono  – che ha in ballo una proposta di modifica di trasformazione da società a capitale interamente pubblico a società mista a pubblico-privato in cui il socio privato disporrà di non meno del 40% del capitale». Il 20 dicembre il Consiglio comunale di Pinerolo dovrà esaminare questa proposta e sempre il Comitato ricorda che «la decisione referendaria consente ai Comuni o ai loro consorzi di mantenere la gestione dei servizi pubblici locali sotto il totale controllo pubblico. Non comprendiamo perciò le ragioni della parziale privatizzazione proposta».</p>
<p class=“second”>Si parla di parzialità perché i settori che verrebbero interessati sono quelli del teleriscaldamento e del servizio rifiuti. Il Comitato si pone poi la questione di «quali vantaggi avranno gli utenti, i cittadini, i lavoratori dalla nuova gestione del servizio: minori tariffe, maggiore efficienza, maggiore trasparenza, maggiore partecipazione di utenti e lavoratori alla gestione? Stiamo utilizzando un servizio pubblico che funziona abbastanza bene. Perché cambiarne le modalità di gestione?».</p>
<p class=“second”>L’invito del Comitato è quindi quello di valutare con calma, visti i tempi a disposizione (31 marzo 2012) e di programmare degli incontri pubblici per discutere e approfondire con i cittadini il futuro del servizio pubblico gestito oggi da Acea.</p>
]]></description><link>http://www.riforma.it/newspage.php?id=news20111222124638</link></item></channel></rss>

