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<rss version="0.91"><channel><title>Articoli di Riforma</title><description>Articoli dal sito riforma.it</description><link>http://www.riforma.it/</link><item><title><![CDATA[Niente acqua del Giordano per i Palestinesi]]></title><description><![CDATA[<p class=“second”>Alcuni giorni fa, stavo distribuendo bottiglie d’acqua a qualche chilometro dal Giordano, unico fiume di una certa importanza in Israele-Palestina. Il villaggio di Al Fasayel è situato in un paesaggio desertico che contrasta con le colonie israeliane molto vicine che dispongono di acqua in quantità quasi illimitata. Al Fasayel invece non ha più acqua corrente da oltre dodici settimane.</p>
<p class=“second”>La Valle del Giordano è una zona di una bellezza naturale e selvatica stupefacente. Le colline sono aride mentre le colonie illegali, in fondo alla valle, sono di un verde scuro, fertile. Ma la dicriminazione e una miseria nera imperversano anche nella valle.</p>
<p class=“second”>La prima volta che visitai Al Fasayel insieme ad altri partecipanti al Programma ecumenico di accompagnamentro in Palestina e in Israele (Eappi), ci offrirono bicchieri di té zuccherato. Soltanto dopo che fummo usciti per parlare con i bambini, ci fecero vedere che il rubinetto era all’asciutto da circa due mesi.</p>
<p class=“second”>Eappi fa venire volontari internazionali perché si rendano conto di come è la vita sotto l’occupazione. Gli accompagnatori ecumenici, con la loro presenza, offrono un protezione; essi sorvegliano e denunciano le violazioni dei diritti della persona e sostengono i Palestinesi e gli Isrealiani che operano insieme a favore della pace. Eravamo venuti nella Valle del Giordano per visitare alcune delle comunità più vulnerabili della zona.</p>
<p class=“second”>L’assenza di accesso all’acqua è da tempo un problema per i Palestinesi della Valle del Giordano. Dal 1967, anno in cui è iniziata l’occupazione della Cisgiordania, lo Stato di Israele nega agli abitanti l’accesso al Giordano e limita strettamente l’accesso ad altre risorse acquifere locali. Gli accordi di Oslo del 1993 non hanno fatto altro che rinforzare il controllo di Israele sulle risorse di acqua della Cisgiordania. Questo Stato restringe severamente oggi il loro uso da parte dei Palestinesi.</p>
<p class=“second”>Nei Territori palestinesi occupati, il consumo di acqua è di circa 70 litri a persona e al giorno, mentre quello degli Israeliani è di circa 300 litri, secondo un rapporto di Amnesty International. Certi Palestinesi sopravvivono con appena 20 litri al giorno, quantità che, secondo i calcoli della Organizzazione mondiale della sanità, permette la sopravvivenza a breve termine in situazione di emergenza. I 450. 000 Israeliani delle colonie in Cisgiordania utilizzano una quantità di acqua uguale o superiore a quella di cui dispongono i 2, 3 milioni di Palestinesi che vivono nella stessa regione. La Banca mondiale segnalava, nel 2009, che l’accesso all’acqua dei Palestinesi è in regresso.</p>
<p class=“second”>L’accampamento beduino di Ein Al Hilweh è situato vicino a Al Fasayel. Le 25 famiglie che vivono in quelle tende modeste devono andare a cercare la loro acqua a un pozzo che si trova a un’ora di cammino. Capita che l’esercito impedisca loro di andare sulla strada e se ci provano, possono essere condannati a pagare una multa di varie centinaia di shekel. Inoltre, i coloni, che vivono in case ben costruite con l’acqua corrente, molestano regolarmente questi beduini.</p>
<p class=“second”>Circa 9. 600 Israeliani vivono oggi nelle colonie illegali che coprono gran parte della Valle del Giordano. Essi coltivano una grande varietà di frutti e di verdura destinati all’esportazione verso l’Europa, in particolare attraverso la compagnia israeliana Agrexco. Alcuni esperti ritengono che queste colonie, con i loro sistemi di irrigazione artificale, usano più della metà dell’acqua consumata in Cisgiordania. Questo sottopone le magre risorse di acqua a un’intensa pressione, dichiara George Rishmawi del Consiglio delle chiese del Medio Oriente. «Israele cerca di isolare la Valle del Giordano dal resto della Cisgiordania e di cacciarne via gli abitanti palestinesi vietando loro l’accesso all’acqua», dice.</p>
<p class=“second”>La maggior parte delle acque usate non vengono trattate perché Israele non permette all’autorità palestinese di costruire nuovi impianti di depurazione. Secondo un recente rapporto di Amnesty International, l’esercito israeliano distrugge spesso le infrastrutture, anche quelle per la raccolta delle acque piovane, costruite dai Palestinesi.</p>
<p class=“second”><p class="chaptitle">I doveri dell’occupante</p></p>
<p class=“second”>Che cosa possiamo fare dunque? Abbiamo contattato un uomo d’affari locale, Arab Al-Shorafa, che dirige la compagnia Yanabee che vende acqua in bottiglie. Egli è anche sindaco della città palestinese di Beita. Lo avevamo chiamato al numero di telefono indicato sull’etichetta di una delle bottiglie della compagnia e gli abbiamo parlato della situazione ad Al Fasayel. Ha immediatamente offerto di donare 700 litri d’acqua in bottiglie, a condizione che andassimo a prenderle in fabbrica la stessa sera. Successivamente, ci ha richiamato, offrendo di quadruplicare il numero di litri.</p>
<p class=“second”>Ci siamo detti pronti ad andare a prendere e a consegnare un primo lotto quella sera. Siamo andati alla fabbrica e abbiamo caricato un furgone. Al-Shorafa ci è venuto incontro e ha promesso di fornire più acqua, nonché un camion per un’altra consegna l’indomani.</p>
<p class=“second”>Siamo tornati a Fasayel. Giunta la sera, abbiamo distribuito l’acqua alle famiglie che si avvicinavano nella notte con i bambini. L’indomani mattina, mentre la temperatura era di oltre 30 gradi, abbiamo fatto un’altra distribuzione.</p>
<p class=“second”>Tony Blair, inviato del Quartetto per il Medio Oriente, ha di recente visitato Fasayel. È riuscito a persuadere gli Israeliani ad annullare l’ordine di demolizione della scuola locale. Ma i rubinetti del villaggio rimangono all’asciutto.</p>
<p class=“second”>Le nostre consegne a Fasayel hanno fornito abbastanza acqua a ogni famiglia del villaggio per una settimana. Ma l’atto di carità di Al-Shorafa non fa che sottolineare il fatto che è compito della potenza occupante dare accesso al nutrimento e all’acqua in quantità sufficiente.</p>
<p class=“second”>Molti abitanti pensano che il fatto che Israele non adempia questo compito faccia parte di una strategia mirante a cacciarli via dalle loro terre ancestrali. Nel consegnare le bottiglie con un caldo soffocante, abbiamo capito il loro punto di vista. <i>(cec media)</i></p><br />
<p class=“second”><DIV align="right">(Traduzione dal francese di Jean-Jacques Peyronel)</DIV><br /></p><br />
<p class=“second”>*Accompagnatrice ecumenica a Yanun</p>
]]></description><link>http://www.riforma.it/innerpage.php?id=Ecumene/article20100831093912</link></item><item><title><![CDATA[Nuovi ostacoli per le sei nuove Intese ]]></title><description><![CDATA[<p class="first">ROMA — Alcuni passi avanti e un ostacolo. Così si può descrivere l’iter parlamentare delle Intese tra Stato e 6 confessioni religiose, al momento all’esame della 1a Commissione Affari Costituzionali del Senato. Il mese di luglio ha indubbiamente visto un’accelerazione nel percorso delle 6 Intese con la richiesta del loro trasferimento in sede deliberante, avvenuta lo scorso 13 luglio, e con il parere positivo della Commissione bilancio sui 6 disegni di legge (ddl) che riguardano la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, l’Arcidiocesi ortodossa d’Italia ed esarcato per l’Europa meridionale, la Chiesa apostolica in Italia, l’Unione buddhista italiana, l’Unione induista italiana e la Congregazione cristiana dei testimoni di Geova. A questi due importanti passi in avanti si è però contrapposto l’ostacolo di una serie di emendamenti, presentati dai senatori leghisti Lorenzo Bodega, Rosa Angela Mauro e Armando Valli, che hanno impedito la possibile approvazione dei 6 ddl nelle sedute di agosto della Commissione. Le modifiche proposte dai senatori leghisti riguardano, tra l’altro, l’obbligo che il materiale divulgativo delle diverse confessioni sia in italiano o con testo italiano a fronte, e la soppressione parziale o totale degli articoli sul diritto al segreto d’ufficio dei ministri di culto, sulle festività religiose delle diverse confessioni di fede, sulla defiscalizzazione delle offerte dei fedeli, sull’assistenza spirituale dei militari. Tutti emendamenti che andrebbero a modificare nel merito i testi delle Intese e la cui ammissibilità il presidente della 1a Commissione Affari Costituzionali del Senato, Carlo Vizzini, si è perciò riservato di verificare. La discussione è dunque rimandata a dopo la pausa estiva.</p>
<p class=“second”>«Confido che i sei provvedimenti, approvati dall’intero Governo, possano arrivare a una celere approvazione, anche se più tardi rispetto a quanto sarebbe stato possibile», ha affermato il senatore Lucio Malan (Pdl), relatore, insieme al senatore Stefano Ceccanti (Pd), dei ddl in questione. Un invito a mantenere viva la fiducia in un esito finalmente rapido e positivo dell’iter parlamentare viene anche dalla «Coalizione per le Intese religiose», il tavolo di lavoro che, con il supporto della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), riunisce, oltre a valdesi ed avventisti, i rappresentanti di cinque delle sei Confessioni religiose interessate, alcune delle quali stanno aspettando l’approvazione della propria Intesa da almeno dieci anni. <i>(nev)</i></p>
]]></description><link>http://www.riforma.it/newspage.php?id=news20100817102723</link></item><item><title><![CDATA[Il nuovo segretario generale è il pastore norvegese Johan Vilhelm Eltvik  ]]></title><description><![CDATA[<p class="first"></p>
<p class=“second”><b>HONG KONG —</b> Il pastore luterano norvegese Johan Vilhelm Eltvik è il nuovo segretario generale delle Associazioni cristiane dei giovani (Ymca). Ad eleggerlo gli oltre mille delegati che dal 19 al 24 luglio sono riuniti ad Hong Kong per il Consiglio mondiale dell’Ymca, l’organismo che rappresenta le associazioni di 125 paesi del mondo per un totale di 45 milioni di associati. Nel discorso dopo l’elezione, Eltvik ha voluto riaffermare la centralità del lavoro con i giovani che caratterizza l’Ymca, nata nel 1844 in ambito protestante in Gran Bretagna come uno dei primi esempi di associazione cristiana non denominazionale e aperta all’ecumenismo. Motto dell’associazione è infatti il versetto di Giovanni 17, 21 «Che tutti siano uno». I lavori del Consiglio mondiale si sono concentrati sull’essere cittadini del mondo in un tempo in cui gli aspetti negativi della globalizzazione sono evidenti. <i>(nev/eni)</i></p>
]]></description><link>http://www.riforma.it/newspage.php?id=news20100817102443</link></item><item><title><![CDATA[Il pastore Ted N.C. Wilson eletto nuovo presidente a livello mondiale]]></title><description><![CDATA[<p class="first"><b>ATLANTA —</b> I delegati, riuniti ad Atlanta per la 59° Assemblea mondiale della Chiesa Avventista del 7° Giorno, hanno eletto Ted N. C. Wilson alla carica di presidente della Chiesa a livello mondiale per i prossimi cinque anni. Figlio di un ex presidente della Chiesa, il sessantenne Wilson ricopriva già da dieci anni l’incarico di vice presidente della Conferenza Generale. Succede a Jan Paulsen, che è stato presidente dal 1999. «Cercherò la saggezza dalla Bibbia e dallo Spirito di Profezia», ha detto riferendosi agli scritti della co-fondatrice della denominazione, Ellen G. White. «Lo Spirito di Profezia è uno dei grandi doni che Dio ha dato alla Chiesa avventista», ha dichiarato il neo presidente. «Esso si applica al passato e al futuro. E presto ritorneremo a casa». Wilson ha poi concluso sottolineando l’umiltà come virtù necessaria in chiesa e ha fatto riferimento alla «rinascita e alla riforma». Durante il suo messaggio di ringraziamento, Wilson aveva accanto la moglie Nancy Louise Vollmer Wilson, fisioterapista. La coppia ha tre figlie. «Le nostre spose sono così importanti. Questa donna meravigliosa è per me una spina dorsale spirituale», ha affermato. Figlio di pastore, suo padre è Neal C. Wilson, che è stato presidente della Chiesa mondiale dal 1979 al 1990, Ted N. C. Wilson ha iniziato il suo ministero pastorale nel 1974. Nei 36 anni di servizio, ha ricoperto anche incarichi di dirigenza negli Stati Uniti, Africa e Russia. (Notizie avventiste)</p>]]></description><link>http://www.riforma.it/newspage.php?id=news20100714111937</link></item><item><title><![CDATA[Un premio alle «Città della Riforma»]]></title><description><![CDATA[<p class="first"><b>VIENNA —</b> In occasione del 500esimo anniversario della Riforma protestante, che sarà celebrato nel 2017, la Comunione di chiese protestanti in Europa (Ccpe) prepara un’iniziativa per conferire un premio alle città europee che si distinguono quali «Città della Riforma». Un’apposita commissione, nominata dalla Ccpe, composta da esponenti delle chiese, della politica, da esperti di turismo e di marketing, è già al lavoro per individuare una ventina di città europee che corrispondano ai seguenti criteri: possedere monumenti legati alla Riforma del XVI secolo, coniugare lo spirito protestante con un’apertura ecumenica, essere una città di richiamo europeo e possedere adeguate infrastrutture turistiche. Il Premio alle «Città della Riforma» sarà assegnato in occasione dell’assemblea generale della Ccpe che si terrà a Firenze nel 2012. (nev/geke)</p>]]></description><link>http://www.riforma.it/newspage.php?id=news20100714111743</link></item><item><title><![CDATA[Incontro sul tema «Visioni dell’unità»]]></title><description><![CDATA[<p class="first"><b>BOSSEY —</b> Attorno al tema principale «Visioni dell’unità» si è riunita a Bossey (Svizzera), dal 7 al 10 giugno scorso, la Commissione Chiese in dialogo della Conferenza delle chiese europee (Kek). Si è trattato del primo incontro dopo l’Assemblea generale della Kek del luglio scorso e ha quindi definito le priorità del lavoro per i prossimi anni. Sul tema delle diverse visioni dell’unità sono intervenuti tre oratori principali: il pastore Andreas Hunziker della Federazione delle chiese evangeliche in Svizzera, il vescovo Matti Repo della chiesa evangelica luterana di Finlandia, e padre Sorin Selanu della chiesa ortodossa romena. Tra gli aspetti dibattuti, il rapporto tra unità e comunione, quello tra unità e diversità, e l’unità come confessione di fondamentali verità di fede. Nella seduta è stato eletto moderatore della Commissione il metropolita Gennadios di Sassima, e vice moderatore la canonica Elizabeth Fisher. Per quel che riguarda le priorità del lavoro futuro, la Commissione le ha individuate nella promozione dell’unità della chiesa, dello spirito della Charta Oecumenica, e nel presentarsi come voce comune delle chiese nei confronti delle istituzioni europee. (nev/kek)</p>]]></description><link>http://www.riforma.it/newspage.php?id=news20100714111551</link></item></channel></rss>
