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<rss version="0.91"><channel><title>Articoli di Riforma</title><description>Articoli dal sito riforma.it</description><link>http://www.riforma.it/</link><item><title><![CDATA[Israele. Quegli ebrei che credono in Gesù]]></title><description><![CDATA[<p class="first">Riconoscono Gesù di Nazareth come loro Messia, ma senza per questo dirsi cristiani né abbandonare nulla della loro identità ebraica. Chi sono questi ebrei messianici le cui comunità guadagnano in importanza negli Stati Uniti, ma anche in Israele e in Europa?</p><br />
<p class=“second”>Jaffa, Tel Aviv. All’ombra dei baobab, la comunità ebrea messianica Beit Immanuel ha messo radici dal 19­70. Le correnti sioniste, ebree e cristiane vi hanno lasciato le loro tracce. La chiesa gotica è stata edificata all’inizio del secolo scorso da un gruppo di luterani tedeschi. E le case di legno che la circondano riflettono lo stile coloniale americano e risalgono alle prime ondate di migrazione dell’800. In quanto agli e­difici che ospitano la comunità e il suo albergo, essi portano il marchio del barone Platon von Ustinov – nonno dell’attore venuto dalla Russia nel 1882 – che li trasformò in albergo di lusso russo abbellito da un giardino esotico. Oggi, la comunità Beit Immanuel conta una maggioranza di cittadini israeliani tra i suoi membri, fra cui molte famiglie e giovani. Ma essa riceve regolarmente la visita di cittadini del mondo intero che vengono a lavorare come volontari o a soggiornare nel suo albergo, segnalato da molte guide turisti­che. Nel mondo, gli ebrei messianici sarebbero fra i 300. 000 e i 500. 000, secondo alcuni siti messianici e certi portali di informazione1. Una grande maggioranza risiederebbe sul continente americano e più di 10. 000 in Israele.</p>
<p class=“second”><p class="chaptitle">Comunità disperse.</p> Il responsabile di Beit Immanuel, Pietro, è cresciuto in Brasile in una famiglia «mista», tra un padre ebreo messianico e una madre protestante. Come molti altri fedeli che condividono la sua fede, celebra le feste ebraiche, ma senza dimostrarsi eccessivamente rigoroso nell’osservanza delle regole e degli usi rituali. «Credo che Dio ha creato il Sabato per me e non mi ha creato per il Sabato», dice con un sorriso. La battuta illustra uno stato d’animo. I messianici diffidano delle costrizioni e degli automatismi. Ciò spiega in parte la seduzio­ne che il movimen­to esercita su alcuni ebrei, che respingono gli obblighi della loro tradizione. Per altri, in particolare negli Stati Uniti e in Europa, il fatto di aderire al movimen­to messianico è un modo di integrarsi nel contesto culturale e spiritua­le in cui vivono, senza doversi allontanare totalmente dalle loro radici. Molto influenzati dalle correnti evangelicali anglosassoni, i messianici si riuniscono in piccole comunità disperse ma molto unite. Esse hanno il sentimento di rivivere i primi tempi del cristianesimo: un’epoca in cui la Chiesa non era ancora diventata un’istitu­zione e in cui l’antisemitismo non esisteva. Alcuni condividono anche con gli evangelicali un profondo attaccamento verso lo Stato ebraico e le correnti sioniste. Tendenze molto diverse coesistono però in questo fenomeno, il cui punto comune è la fede in Gesù Cristo, considerato come il Messia e di cui si tratta di preparare il ritorno.</p>
<p class=“second”><p class="chaptitle">Proselitismo sgradito.</p> Agli occhi degli ebrei però, il fatto di credere nella messianità di Gesù basta a privare quei credenti della loro identità ebraica, anche se la loro nascita, la loro educazione e l’osservanza dei riti li legano a questa tradizione. In una presa di posizione pubblicata sul suo sito, il rabbino Pauline Bebe, responsabile della comunità ebraica liberale dell’Île-de-France, afferma che «le credenze profonde degli ebrei messianici li escludono dall’ebraismo2». Ma c’è più che distanza nel modo in cui gli ebrei considerano questa corrente messianica. «Essi vi vedono una vera minaccia ed è particolarmente vero per gli ebrei della diaspora» spiega Antoine Lévy, teologo domenicano specialista dell’ecumeni­smo. Certe comunità messianiche esercitano infatti un proselitismo che è molto mal percepito, specialmente in Israele e in Germania, dove si trovano comunità molto attive. Ma questo zelo missionario non è rappresentativo dell’insieme degli ebrei messianici, assicura Lévy. Solo una frangia del movimento chiamata «Ebrei per Gesù», che si fonda su una comprensione specifica delle profezie bibliche e che vede nella conversione degli ebrei il compimento di un piano divino3, è attivo in questo senso. Con Mark Kinzer, presidente del Messianic Jewish Theological Institute, questo domenicano di origine ebraica organizza un congresso annuale «per riflettere su questa questione di essere al tempo stesso ebrei e cristiani». Per Lévy, non si tratta «affatto di fare del proselitismo cristiano presso ebrei non messianici» ma di conoscerli meglio e di permettere a queste comunità di uscire dal loro isolamento. Perché anche se il loro movimento è chiaramente in aumento secondo lui, «si tratta di una realtà molto frammentata e nessuno può dire con certezza quanti sono». <i>(Protestinfo)</p><br />
<p class=“second”><i><DIV align="right">(Traduzione dal francese di Lucilla Tron)</DIV><br /></i></p></(i><br />
<p class=“second”>1 www. lavie. fr (22/2/2007)</p>
<p class=“second”>2 www. cjl-paris. org (20/5/2011)</p>
<p class=“second”>3 Corrente sviluppata da alcuni movimenti evangelicali americani</p>

]]></description><link>http://www.riforma.it/innerpage.php?id=Ecumene/article20120131122129</link></item><item><title><![CDATA[Norvegia. Consultazione sul ruolo delle comunità religiose nella «Primavera araba»]]></title><description><![CDATA[<p class="first">Gli scorsi 10 e 11 gennaio si è tenuta a Stiklestad (Norvegia) una consultazione su «Il ruolo delle comunità religiose e dei loro leader nella “Primavera araba”». Organizzata dal Consiglio europeo dei leader religiosi (Ecrl) di Religions for Peace, la due giorni ha visto la partecipazione di 20 esponenti religiosi provenienti dal Medio Oriente, dall’Africa e dall’Europa per analizzare l’evoluzione delle cosiddette «Primavere arabe”»e il ruolo che in esse hanno le comunità religiose. Ribadendo l’importanza che le religioni rivestono nel dibattito politico delle nazioni mediorientali e nordafricane, i partecipanti all’incontro hanno sottolineato come ogni leadership spirituale debba rifuggire da un tipo di potere che ne possa facilmente corrompere l’autorità. È invece importante che i rappresentanti religiosi sappiano «trascendere i propri confini confessionali», indicare l’importanza di azioni nonviolente, farsi portavoce dei diritti delle altre comunità religiose e della dignità di ogni essere umano. L’incontro ha infine analizzato il modo in cui l’Europa ha reagito alle «Primavere arabe», ribadendo che il primo contributo per la pace è un’informazione veritiera e non pregiudizievole. <i>(nev/Protestantnews. eu)</i></p>

]]></description><link>http://www.riforma.it/newspage.php?id=news20120131120812</link></item><item><title><![CDATA[Argentina. Ritirata dalle librerie un’opera del pastore metodista Pablo Manuel Ferrer]]></title><description><![CDATA[<p class="first">La Congregazione per la dottrina della fede, l’ufficio vaticano guidato dal cardinal prefetto William Levada, ha intimato all’editrice cattolica argentina San Paolo di ritirare dalle librerie l’opera del pastore metodista Pablo Manuel Ferrer Coppie e sessualità nella comunità di Corinto. Un ordine a cui l’editrice si è rigorosamente attenuta espungendo il titolo dai suoi cataloghi e fermandone la pubblicità. L’accusa è la presenza nel libro di «opinioni contrarie alla dottrina della chiesa sulla sessualità, causa di confusione fra i fedeli». Ferrer è docente presso l’Istituto superiore evangelico di studi teologici (Isedet) di Buenos Aires; il suo volume aveva trovato spazio nella collana ecumenica di esegesi e riflessione biblica da poco inaugurata e alla quale la casa editrice San Paolo aveva invitato a partecipare teologi di altre chiese cristiane. <i>(nev/ve)</i></p>

]]></description><link>http://www.riforma.it/newspage.php?id=news20120131120613</link></item><item><title><![CDATA[Wacc. Concorso fotografico 2012]]></title><description><![CDATA[<p class="first">L’Associazione mondiale per la comunicazione cristiana (Wacc) ha annunciato il lancio dell’annuale concorso fotografico il cui tema è «comunicazione per tutti». La Wacc selezionerà foto che illustreranno la comunicazione come un diritto umano fondamentale, sia per la dignità umana del singolo, sia nelle comunità. Le foto dovranno mostrare come la comunicazione promuove i valori democratici e la giu- stizia sociale, ridando voce e visibilità a singoli e gruppi che versano in una condizione di vulnerabilità e svantaggio. L’autore della foto selezionata vincerà 500 dollari in contanti e sono previste anche altre 5 menzioni speciali, premiate con 200 dollari l’una. Per essere giudicate valide, le foto dovranno essere caricate sul social network Flickr entro il 1° maggio 2012. I vincitori verranno annunciati entro la fine dello stesso mese (www. waccglobal. org). <i>(nev/wacc)</i></p>

]]></description><link>http://www.riforma.it/newspage.php?id=news20120131120448</link></item><item><title><![CDATA[Glam. Dichiarazione contro  l’idolatria del mercato]]></title><description><![CDATA[<p class="first">«L’idolatria del mercato sta uccidendo le basi della convivenza umana». È quanto si legge in una dichiarazione riguardo al dibattito sul debito pubblico rilasciata dalla Commissione Globalizzazione e ambiente (Glam) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei). Un tempo, si legge nella dichiarazione, «c’era un cordone ombelicale che legava l’economia politica alla filosofia morale», un legame che si è spezzato e che ha «ingabbiato il sistema economico in procedure senza passione e senza lungimiranza», in cui i debiti dei molti coincidono con i profitti dei pochi. Riguardo all’Italia, la Glam denuncia l’assenza di un piano industriale e, riguardo al debito, auspica «la moratoria e l’audit del debito pubblico in vista di una sua ristrutturazione che deve essere parallela a una strutturale revisione della composizione della spesa pubblica e della fiscalità». In questo contesto «chiese e comunità possono offrire risorse di speranza e di emancipazione, spirituali e teologiche, nelle dimensioni nazionale, europea e globale». <i>(nev)</i></p>

]]></description><link>http://www.riforma.it/newspage.php?id=news20120131115331</link></item><item><title><![CDATA[Ginevra. Incontro del Comitato congiunto Kek/Ccee]]></title><description><![CDATA[<p class="first">«Nuove sfide per la testimonianza delle chiese in Europa» è il tema dell’incontro del Comitato congiunto della Conferenza delle chie- se europee (Kek) e del Consiglio delle conferenze episcopali europee (Ccee). L’incontro annuale Kek-Ccee si svolge quest’anno dal 26 al 28 gennaio a Ginevra presso il Centro John Knox su invito del presidente della Kek, metropolita Em- manuel di Francia. Il tema princi­- pale sarà sviluppato dagli interventi dell’anglicano Alister McGrath, professore di teologia presso il King’s College di Londra, e del professor Giancarlo Blangiardo, docente di demografia presso l’università Milano-Bicocca, che presen- teranno una lettura culturale e spirituale sul contesto delle sfide demografiche, politiche ed economi- che poste alle chiese e alla società. I partecipanti dibatteranno, quindi, sulla testimonianza delle chiese, in particolare confrontandosi sulle risposte teologiche e pratiche, a partire da esperienze pastorali e locali. Il Comitato, istituito nel 1972, ha come compito la supervisione della cooperazione fra i due organismi cristiani europei. <i>(nev/kek)</i></p>

]]></description><link>http://www.riforma.it/newspage.php?id=news20120131112854</link></item></channel></rss>

