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<rss version="0.91"><channel><title>Articoli di Riforma</title><description>Articoli dal sito riforma.it</description><link>http://www.riforma.it/</link><item><title><![CDATA[I ragazzi e i «quattro elementi»]]></title><description><![CDATA[<p class="first">È cominciato con una storia d’amore sbocciata probabilmente già nella mia prima infanzia e consolidata attraverso gli anni. L’oggetto del mio amore non era un solo uomo o una sola famiglia o figlio, e nemmeno consapevolmente un solo Dio. L’oggetto era molto più vasto: il creato intero. Piante, animali, pioggia, sole, nuvole, pianure e laghi olandesi, montagne svizzere e pure quell’animale stranissimo su due gambe con la testa in alto, pieno di idee e pensieri strani; tutto mi affascinava ed entusiasmava in tale misura da farmi cercare il fattore di tutto quel creato intorno e dentro di me.</p>
<p class=“second”>Qualche frutto di questo amore ho potuto condividerlo con famiglia e amici, ma forse è stato soltanto adesso, a 71 anni, che è maturato un frutto un po’ più organizzato per un gruppetto di persone. Ho potuto condividere per qualche giorno la mia casa nella campagna toscana (dove conduco una piccola a­zienda agricola con capre) con un gruppetto di persone della chiesa battista di Firenze. Specialmente ai bambini scalmanati (troppo sacrificati in città) della scuola domenicale è piaciuto comportarsi in armonia con l’ambiente, il che voleva dire: correre, saltare come caprette sul prato, con un po’ di pericolo per vasi, fiori e altre decorazioni.</p>
<p class=“second”>L’idea di organizzare quattro sabati pomeriggio sul tema dei «quattro elementi» mi è venuta mentre stavo curando il fuoco nella mia termocucina, che riscalda metà della mia casa enorme, dove abito con molte persone. Mi sentivo come una mamma che cura il suo bambino e ringraziavo Dio di avermi dato quel contatto diretto con l’elemento fuoco. Così hanno preso forma i quattro incontri dal titolo Toccare con mano i 4 elementi del creato per conoscere meglio il Creatore. La cosa più importante è che ci siamo divertiti molto, proprio come Dio ci vuole: grati e allegri davanti a lui. Abbiamo celebrato fuoco, aria e acqua e la terra avrà il proprio turno a settembre.</p>
<p class=“second”>Abbiamo cercato di usare diversi media: il teatro; la cottura di baguette di pane fatte da noi sul fuoco vivo; la parola parlata e la parola scritta per spiegare; la respirazione per sentire la Ruah e il Pneuma (abbiamo fra noi una cantante e una insegnante di Yoga). Abbiamo giocato con l’acqua e il cielo ha fatto la sua parte, e abbiamo cercato di fare vedere da dove viene l’acqua senza cloro per una casa colonica grande, dove non arriva l’acquedotto. Poi abbiamo mangiato, in ognuna di quelle tre serate, delle buonissime pizze cotte nel forno antico da due pizzaioli quasi professionisti, uno per cultura ereditata e uno per cultura acquisita.</p>
<p class=“second”>Per me è stata una bella soddisfazione vivere un po’ di avvicinamento fra campagnoli e cittadini, una divisione che sento per certi versi più di quella fra salvati e non salvati. Forse dovrei correggere la mia teologia personale, ma per il momento mi va bene così.</p>
]]></description><link>http://www.riforma.it/innerpage.php?id=Vita delle chiese/article20100824193540</link></item><item><title><![CDATA[Sulle orme di Gesù]]></title><description><![CDATA[<p class="first">Nella I Pietro vi è un versetto che riguarda la sequela di Cristo (2, 21) e che ha ispirato in vario modo i cristiani nel corso dei secoli. Seguire le orme: isolamento dal mondo o affrontarne le sfide? Le risposte sono state varie e non è mia intenzione giudicare né queste né quelle. Erano comunque pensieri veloci che mi affollavano la mente quando ho letto la stimolante proposta di un viaggio in Palestina dal 24 aprile al 1° maggio dal titolo Sulle orme di Cristo. Un viaggio che inizia a Nazareth, e che snoda i suoi passi per la Galilea, discende la stupenda Valle del Giordano sino al Monte degli Ulivi e dalla spianata del Tempio si inoltra silenziosa verso il Calvario per arrivare poi a visitare gli scavi archeologici di Qumran e Masada e infine terminare a Betania.</p>
<p class=“second”>Un viaggio turistico come ce ne sono tanti? Forse no. È un viaggio che ogni giorno si vuole aprire spiritualmente con un breve culto e una riflessione che orientino la mente e il cuore a «vivere» i luoghi del giorno con l’animo aperto al soffio dello Spirito e della condivisione fraterna.</p>
<p class=“second”>Alla fine del giorno, anziché il rituale «posto davanti alla tv» per rilassarsi dallo stress accumulato, una pau­sa di condivisione, sia attraverso un breve studio biblico sia esprimendo (chi lo desidera, senza forzature del «devo farlo») le proprie sensazioni, la gioia e/o la tristezza e le scoperte che, sicuramente, non mancheranno dopo aver attraversato i luoghi che Dio ha scelto per incarnarsi e incontrarci in Gesù. Un bellissimo viaggio da fare che conferma ulteriormente ciò che il periodo pasquale ha già annunciato: nel nostro cammino terreno non siamo più erranti come pecore poiché il pastore e guardiano delle nostre anime ci accompagna sempre.</p>
<p class=“second”>Chi vuole partecipare a questa piccola «avventura della fede» è invitata/o a mettersi in contatto con Virginia e Paolo Longo, presso il Corpo dell’Esercito della Salvezza di Ariano Irpino (tel. 082-5872768; e-mail: vplongo@libero. it).</p>]]></description><link>http://www.riforma.it/newspage.php?id=news20100217114519</link></item><item><title><![CDATA[Il nostro futuro è in Italia]]></title><description><![CDATA[<p class="first">«Ero presente quando hanno sgomberato il campo alle sei di mattina – dice Dragos, 20 anni –: c’erano parecchi poliziotti e ci hanno lasciato senza mangiare e senza bere fino a sera. Non ci hanno trattato bene, mi sono sentito carne da macello. Abbiamo passato tre notti fuori a dormire all’aperto proprio davanti al nostro vecchio campo prima di trovare ospitalità nella chiesa valdese. È da quando ho 14 anni che sono in Italia, qui ho i genitori, cugini, zii, gran parte della famiglia – aggiunge –. I miei fratelli e le mie sorelle sono in Romania».</p>
<p class=“second”>Le persone sono sparse lungo le navate tra una panca e l’altra. Nella stanzetta laterale al tempio, dove normalmente si riuniscono, durante il culto, i bambini della scuola domenicale è servita la cena. «Non è facile approntare ogni sera la cena per tutte queste persone – racconta una volontaria – molte altre si infiltrano da fuori anche se non dormono qui e non si ha il coraggio di mandarle via. Le attrezzature sono insufficienti, si è anche rotto proprio ora un tubo dell’acqua. Ci sono molti volontari che cucinano anche da altre parti, come nella chiesa battista di Borgo Ognissanti, e senza i quali non sapremmo come fare».</p>
<p class=“second”>Il menù prevede zuppa di pane, arista arrosto e patate con qualche dolce e un po’ di frutta. Gli ospiti si mettono in fila, prendono piatti e posate di plastica e attendono il loro turno. Dopo la cena una ragazza rom di 15 anni spazza il piccolo refettorio improvvisato e aiuta a buttare i sacchi dei rifiuti. «Devo dire che le donne sono sempre state molto servizievoli e collaborative – aggiunge la volontaria – soprattutto quelle più giovani».</p>
<p class=“second”>Torno dentro la navata centrale del tempio dove sono stati allestiti alcuni tavoli dai volontari dell’associazione «Aurora» che cercano di intervistare tutti i presenti per meglio conoscere le varie situazioni personali. Mi raggiunge un bel ragazzo e mi dice che si chiama Vasili e ha 27 anni. «Avevo 17 anni e molte speranze quando sono arrivato in Italia, 10 anni fa. I miei stanno in Romania, sono originario di Costanza, sul Mar Nero. Sono solo qui, senza famiglia, ma trovo molta solidarietà tra i miei simili e ho molti amici italiani, anche se negli ultimi giorni tutti avevano paura nel salutarmi».</p>
<p class=“second”>Si ride e si scherza ma prevale la preoccupazione. «Dopo venerdì che fine faremo?». È questa la domanda che assilla questi ragazzi. «Cosa facciamo per lavorare? Distribuiamo Fuori binario (un giornale di strada gestito da un’associazione che si occupa delle persone senza fissa dimora, ndr) – dicono Dragos e Vasili all’unisono – lo vendiamo a un euro e poi ci intaschiamo la differenza. È l’unico modo per guadagnare qualcosa senza chiedere l’elemosina o rubare».</p>
<p class=“second”>«Se mi trovo una bella ragazza italiana spero che i genitori possano dire bene di me – chiosa Dragos – perché sono un bravo ragazzo, spero non siano razzisti. Ho tanta voglia di sposarmi con una italiana – aggiunge ridendo – e farci almeno 5 figli. Il mio futuro? Lo vedo in Italia, perché mai dovrei tornare in Romania dove non siamo bene accolti e c’è più miseria di qui?».</p>
<p class=“second”>Cristiano (ma non sono sicuro sia il suo vero nome), 17 anni, si aggira attorno al tavolo, eccitato dal fatto che un «giornalista» – come mi chiama – stia facendo delle interviste. È ben vestito e ha sempre un pacchetto di sigarette in tasca. Mi parla a parte per non farsi sentire dagli altri. «Che lavoro faccio? Non lo posso dire, ti dico solo che sono molto carino e molti italiani hanno bisogno di compagnia la sera – mi risponde – e con questa cosa guadagno molto di più degli altri». Non mi stupisco più di tanto, ma sono comunque inquietato dal fatto che un ragazzo minorenne sia costretto a vendersi per sopravvivere.</p>
<p class=“second”>«Sì, mi hanno dato il foglio di via e non è la prima volta, ma a lasciare l’Italia non ci penso proprio – soggiunge Vasili appena torno al tavolo –. Devo mandare i soldi in Romania, dove sono rimasti i miei, perché devono pagare un affitto molto alto, loro stanno in una casa che era dello Stato ed è stata privatizzata dal governo. Cerco di imparare a scrivere l’italiano, la voglia di integrazione c’è ma siete voi italiani che non ci volete. Il futuro? Lo vedo negativo, direi senza speranza: comincia a esserci troppa miseria anche qui e voi italiani non ci amate».</p>
<p class=“second”>La sera dopo torno dopo cena c’è un culto presieduto dal pastore Pawel Gajewski: si mescolano preghiere e canti italiani assieme a canti rom, dolci e tristi. Vasili cerca di seguire l’innario italiano facendosi aiutare dai vicini e questa visione mi fa riflettere; la volontà di integrarsi c’è, le differenze sono meno insormontabili di quanto possiamo pensare: quale demone ha posseduto gli italiani per non vedere tutto ciò?</p>]]></description><link>http://www.riforma.it/newspage.php?id=news20100217114159</link></item><item><title><![CDATA[Tre percorsi diversi per testimoniare la propria fede]]></title><description><![CDATA[<p class="first">Domenica 31 gennaio tre giovani, Andrea, Gabriele, Ruben, alla presenza della Comunità e di parecchi parenti e amici, hanno testimoniato la loro fede mediante il battesimo per immersione. Andrea, dopo avere eseguito un bel canto e dopo avere detto che è cresciuto in questa comunità ed è stato educato da una famiglia cristiana, ha concluso: «... mi sono reso conto che avevo sempre sbagliato a pensare che il battesimo fosse un punto di arrivo alla fede; al contrario è l’inizio di un percorso che durerà tutta la mia vita in cui sono convinto che Dio mi sarà sempre accanto, mi sosterrà, gioirà con me, combatterà e mi consiglierà fino a che lo incontrerò».</p>
<p class=“second”>Gabriele, dopo avere ripercorso il suo passato ha concluso così: «.... vorrei che voi diventiate miei testimoni di questo mio atteggiamento per il futuro, che si spiega con tre parole. Impegno: nel cercare di amare il mio prossimo (accettarlo, accoglierlo, accrescerlo, amarlo e perdonarlo e perdonarlo); esempio: per tutti quelli che ho intorno, all’interno della comunità o nel mondo, esempio di una condotta di vita buona e giusta, trasparente e chiara; continuità: continuare a seguire la parola di Gesù, non solo ora che sono entusiasta e immerso nella spiritualità di una fede giovane e in piena fioritura, ma anche quando le esperienze della vita mi avranno saziato e mi sarà rimasta poca voglia di condividere e impegnarmi a dare agli altri.</p>
<p class=“second”>Ruben si è espresso in modo originale e ha detto: «… Ho conosciuto uno che mi ha dato da mangiare quando io non avevo quasi niente… Ho conosciuto uno che ha pagato i miei debiti perché io non sono in grado di farlo. Ho conosciuto uno di cui io mi posso fidare. Ho conosciuto Gesù. Io vorrei seguire il suo esempio, anche se non è per niente facile. E perciò mi battezzerò come l’ha fatto anche lui e per fare vedere al mondo che Gesù fa parte di me e per mettere un “punto esclamativo” al legame fra me e Gesù.</p>
<p class=“second”>Il pastore Mark Ord, prima di immergere nella vasca battesimale i tre battezzandi, ha spiegato che per i battisti il battesimo per immersione fatto da adulti rappresenta una volontaria testimonianza di fede con il proposito di camminare in novità di vita. Al termine, dopo che la Corale ha cantato un inno dal titolo Osanna, la pastora Claire Ord, rivolgendosi ai neo-battezzati e prendendo lo spunto da Matteo 5, 13-16, li ha esortati a essere luce per illuminare il cammino di tutti e sale per dare sapore alle loro azioni.</p>
<p class=“second”>A conclusione del culto è stato organizzato un rinfresco per dialogare ancora insieme ad Andrea, a Ruben e a Gabriele.</p>]]></description><link>http://www.riforma.it/newspage.php?id=news20100217113402</link></item><item><title><![CDATA[Anche la storia valdese nel Giorno della Memoria]]></title><description><![CDATA[<p class="first">Il 27 gennaio, giorno in cui si ricorda la Shoah, lo sterminio di milioni di ebrei da parte dei nazisti, viene celebrato in molte parti del mondo. Anche le chiese valdesi e metodiste di Napoli-Vomero, Napoli-via dei Cimbri e Chiesa riformata di Portici hanno voluto celebrare il ricordo della Shoah e, su invito del comune di Sarno, hanno preso parte alla manifestazione che si è tenuta nella scuola elementare «Edmondo De Amicis», dove sono intervenuti anche gli alunni delle scuole medie «Guido Baccelli» e «Amendola» della stessa cittadina.</p>
<p class=“second”>Sulle note dell’Inno alla gioia di Beethoven e del «Và pensiero» di Verdi, suonate da un’orchestra di ragazzi, sono scorse immagini e foto reali, molto dure, di Auschwitz, mentre i bambini pronunciavano frasi tratte da Se questo è un uomo di Primo Levi, e intonavano Auschwitz, celebre canzone dei «Nomadi». Infine i bambini hanno ricordato le odiose «Leggi razziali» del 1938 promulgate dal governo italiano di Mussolini, rivolte non solo contro gli ebrei, ma anche contro altre minoranze religiose come i testimoni di Geova e i valdesi.</p>
<p class=“second”>Proprio per questo i bambini hanno chiesto al candidato al ministero pastorale Franco Mayer, invitato sul palco, notizie sulla storia dei valdesi e la loro fede e del perché, anch’essi, nel corso dei secoli e anche durante il nazifascismo, sono stati così duramente perseguitati. Dopo aver passato in rassegna gli episodi più significativi della storia dei valdesi, Mayer ha ricordato ai bambini come secondo la visione cristiana tutti gli uomini siano amati da Dio in modo straordinario e chi, per qualsiasi ragione, (lingua, sesso, colore della pelle, credo religioso), perseguita un altro uomo, non riconoscendolo come «fratello in Cristo», non si comporta da figlio di Dio. La Shoah è proprio la negazione più totale della parola del Signore. Ed è per questo che è importante non dimenticare, la memoria deve imprimersi nella coscienza di tutti noi affinché quella follia, quell’orrore, smarrimento della ragione, non accada mai più.</p>
]]></description><link>http://www.riforma.it/newspage.php?id=news20100217113159</link></item></channel></rss>
