Giustizia civile: una pennellata di vernice sulle crepe?

L'avvocato Silvia Rostain commenta la riforma che ha introdotto il “divorzio facile”

I titoli oggi parlano di divorzio facile, di riforma della giustizia civile, di cause più veloci e della diminuzione delle ferie dei magistrati. Questa riforma riesce dunque a sciogliere i nodi di questo campo e a alleggerire la burocrazia? Ne abbiamo parlato con l'avvocato Silvia Rostain, membro della commissione bioetica della Tavola Valdese.

Qual è il suo commento su queste notizie e su come viene raccontata la Giustizia Civile nell'informazione?

«Quelli dei quotidiani sono tutti dei bellissimi slogan, come "il divorzio fai da te", oppure "chi perde paga", o "tempi più certi" per la giustizia. Purtroppo sono opera di chi governa e regola la nostra vita e non dei giornalisti. Questi slogan avrebbero dovuto essere portatori di altri contenuti: sul divorzio breve, per esempio, si auspicava una diminuzione da tre anni a un anno, ma questo purtroppo non è accaduto. Uno dei punti più importanti della riforma è la negoziazione assistita, che prevede che gli avvocati siano parte sempre più attiva nel momento prima del processo. Ma l’avvocato fa già da ponte nelle parti in causa e prova a risolvere la controversia prima di entrare in tribunale: ora è diventato un obbligo, ma la prassi era già in quella direzione. Per definizione un avvocato deve negoziare e suggerire la strada migliore al proprio cliente. L’obiettivo non sembra quello di aggiustare la Giustizia italiana, ma di trovare forme alternative. Possono anche essere valide, ma è come risolvere il problema della sanità dicendo che ci sono tecniche alternative alla medicina o alzando il costo dei servizi. In questo modo si stanno portando le cause fuori dal tribunale, con la mediazione, la negoziazione, il ritorno all’arbitrato, e in generale con l’aumento dei costi per l’accesso alla giustizia. Anche sulle ferie dei magistrati (i nostri sono quelli che lavorano di più in Europa) si ragiona per slogan, e non soddisfano le esigenze reali. Ci vorrebbe una tecnica legislativa basata su riforme organiche, e non su riforme ex-post che si basano sulla procedura».

Quindi questa riforma non aiuta l’efficienza del sistema?

«No, servirebbero più giudici, un potenziamento dell’organico e delle possibilità tecnologiche delle cancellerie, che sono oberate di lavoro. Da quanto tempo è che chi fa queste riforme non entra in un tribunale? Alcuni aspetti sono interessanti, come la tutela del credito, l'aumento degli interessi per chi non paga i debiti, ma altre parti mi lasciano perplessa: il divorzio breve non è breve, solo più snello in alcuni casi; noi avvocati non siamo preoccupati, molte vicende legali possono già essere condotte senza il nostro ausilio. Ma è veramente efficace? Auspico che con la negoziazione assistita, oltre alla preoccupazione per l’aumento dei costi, non si limiti ulteriormente l’efficienza».

A che punto è il processo civile telematico? Cosa ne pensa?

«Siamo appena entrati in questa operazione, ma non sono sicura che ci abbiano fornito i mezzi adatti, anche se la tecnologia intorno a noi è sviluppatissima, il processo telematico è arcaico: passiamo pomeriggi a scannerizzare atti, aspettando la posta elettronica certificata di conferma dell’avvenuta accettazione del documento e della consegna. Nelle cancellerie hanno diminuito il personale proprio per favorire il telematico, ma ci sono tanti profili procedurali che preoccupano noi avvocati: come la possibilità di depositare un atto fino a tarda sera, o il fatto che all’interno del tribunale non tutti i giudici riescano a vedere un fascicolo telematico. Se in un’ingiunzione cambio giudice, questo non ha accesso al fascicolo telematico della fase precedente. Molti colleghi non hanno dimestichezza con lo strumento telematico e le cancellerie non sono dotate di sistemi idonei. L’idea è buona, sarà funzionale un giorno, ma la nostra generazione è preoccupata. Siamo arrivati a un punto di rottura: molto sta cambiando, ma molte cose stanno precipitando, come la burocrazia».

La giustizia dovrebbe comunicare meglio con l’opinione pubblica?

«Sì, la responsabilità è di tutti noi. Dovremmo indagare la vera patologia che colpisce la giustizia e aprire un dialogo serio e fattivo, non lasciare i contenuti agli slogan, che sono come pennellate che mascherano una grande crepa».

Fonte foto: http://it.wikipedia.org/wiki/Giustizia_(Raffaello)