Detenuti e studenti vedranno insieme il cortometraggio «Fuga d’affetto»

Domani a Parma un importante momento di dialogo tra carcere e territorio

Alcuni giorni fa su riforma.it abbiamo parlato del cortometraggio Fuga d’affetto, prodotto finale del laboratorio «Fare cinema in carcere… libera la bellezza». Il laboratorio ha visto la partecipazione di 25 detenuti nelle sezioni di Alta Sicurezza 1 e 3 degli Istituti Penitenziari di Parma, condannati a pene ostative (esclusi cioè dalle misure alternative al carcere), che hanno scritto il soggetto, e diversi studenti del liceo artistico Paolo Toschi di Parma che ne hanno curato la regia e le riprese.

Domani dalle 13 alle 15 presso il carcere di Parma per la prima volta si incontreranno i detenuti della sezione di Alta Sicurezza 1 e gli studenti del liceo Toschi per vedere insieme «Fuga d’affetto». L’incontro è stato preparato dalla Cooperativa Sirio, promotrice del progetto, dall’area giuridico-pedagogica, con il supporto della Polizia penitenziaria, e realizzato grazie alla disponibilità della direzione del carcere.

«Per i ragazzi e per i detenuti sarà un primo importante momento di confronto – dice Giuseppe La Pietra, responsabile del progetto per la coop. Sirio e membro della commissione «carceri e giustizia» della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) –. La cooperativa, impegnata nell’inserimento socio-lavorativo delle persone che provengono dalla marginalità sociale, come il carcere, ha tra i suoi obiettivi quello di rendere socialmente e culturalmente vivo il dialogo tra il carcere e il territorio di Parma. In questo percorso la scuola assume un ruolo importante».

Studenti e detenuti vedranno insieme il film a cui seguirà un dibattito. «I detenuti sono contenti ed emozionati di potersi confrontare con i ragazzi – prosegue La Pietra –. Alcuni di loro sono un po’ in ansia per le domande che i ragazzi potrebbero rivolgere loro, anche se riconoscono che questa modalità offre a tutti la possibilità di conoscersi meglio».

Saranno presenti all’incontro anche il direttore, alcuni agenti della polizia penitenziaria, gli educatori e qualche volontario. In conclusione La Pietra torna a sottolineare il valore educativo, formativo e culturale di incontri come quello che avverrà domani nel carcere di Parma: «Un conto è parlare astrattamente in classe dell’articolo 27 della Costituzione, il quale al comma 3 recita che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”, un altro conto è discuterne con chi vive la realtà della detenzione sulla propria pelle, è riflettere con chi vive – come nel caso dei condannati a pene ostative – l’affettività individuale ristretta. Credo che veramente il cortometraggio offra spazi e momenti di riflessione che aiutino tutti noi a crescere e imparare insieme».  

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