Dalle tenebre alla luce

Un giorno una parola – commento a Romani 13, 11-12

Tuo è il giorno, la notte pure è tua: tu hai stabilito la luna e il sole.
Salmo 74, 16

La salvezza ci è più vicina di quando credemmo. La notte è avanzata, il giorno è vicino.
Romani 13, 11-12

 

Notte – giorno, tenebre – luce. La nostra esistenza, per quel che riguarda la vita fisica, come quella di tutte le creature, è scandita da questa alternanza di realtà, da questo passare dalla notte al giorno. Ma lo è anche quella interiore, a livello psicologico passiamo dall’oscurità dell’incertezza a una coscienza propositiva, a un impegno costruttivo; e a livello sociale il nostro auspicio non è forse di passare dalle oscure trame dell’illegalità alla volontà costruttiva per il bene comune?

L’apostolo Paolo pone in questa stessa ottica il problema della fede cristiana: passare dalle tenebre dell’ignoranza alla luce della conoscenza, dall’esistenza senza orientamento, dal vagare privo di senso, alla consapevolezza della propria dignità. In un’altra sua lettera precisa questo pensiero dicendo che siamo «figli di luce», non delle tenebre.

Nella sua ottica la luce non è però un’immagine per indicare l’intelligenza, il ragionare, cioè la ragione dei filosofi contrapposta all’ignoranza, alla superstizione; la luce del giorno è lo sguardo con cui Dio ci guarda e valuta la realtà della vita. Il mondo, è evidente a tutti, non vive in questa luce ma l’apostolo la vede avvicinarsi perché Cristo, essendo ad immagine di Dio, è una presenza che non viene dal passato ma dal domani.

Fonte copertina: "Dawn - swifts creek03". Con licenza GFDL 1.2 tramite Wikimedia Commons.