In Romania il governo taglia i fondi alle chiese

Bloccati per un anno i finanziamenti per la costruzione di nuovi luoghi di culto

La Romania, alle prese con la crisi economica che ha investito da tempo i paesi europei, decide di bloccare per un anno almeno i finanziamenti per la costruzione di nuovi luoghi di culto, scegliendo di privilegiare i comparti ospedalieri e scolastici, considerati le priorità su cui intervenire anche dalla popolazione locale.

Recenti stime avevano segnalato come, dalla caduta del regime comunista nel 1989 siano state costruite cinque volte più chiese che scuole  e ospedali; ciò ha attirato le critiche dell'opinione pubblica, ed ha spinto il governo, nominato da un mese appena, ad intervenire prosciugando il fiume di denaro che in questi anni è stato destinato alle attività ecclesiastiche. Che qui vogliono dire soprattutto chiesa ortodossa, religione praticata dal 90% dei fedeli.

La prima conseguenza pratica è stata lo stop alla costruzione della gigantesca chiesa ortodossa di Bucarest, che potrà ospitare fino a sei mila persone, che costerà 100 milioni di euro, 40 dei quali già utilizzati. Se ne riparlerà nel 2017 quando i trasferimenti statali dovrebbero riprendere dopo questa sorta di anno sabbatico.

Dopo le dimissioni del premier Victor Ponta a seguito delle polemiche seguite al tragico rogo della discoteca Colectiv di Bucarest costata la vita a 60 persone il 30 ottobre di quest'anno, il presidente della Repubblica Klaus Johannis ha affidato l'incarico ad un esecutivo tecnico, guidato da Dacian Ciolos, già commissario europeo per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, entrato in carica ufficialmente il 17 novembre, nemmeno un mese fa.

E a seguito appunto dei malumori crescenti di una popolazione stanca e delusa dalla fallita integrazione europea, il neo premier ha scelto di congelare per un anno i trasferimenti di denaro alle chiese.

C'è anche chi vede in questa decisione una trama ordita proprio dal presidente Johannis, eletto nel novembre dello scorso anno, dopo aver sconfitto proprio Ponta: questo perché Johannis non è ortodosso ma è invece membro della Chiesa evangelica luterana della Confessione di Augusta in Romania , la chiesa luterana di lingua tedesca in Transilvania. La regione è un’area di insediamento germanico fin dal XII secolo, che ancora oggi rappresenta una minoranza piccola, meno dell'1%, ma significativa nel paese.

Durante la campagna elettorale del 2014 i vertici ortodossi si schierarono apertamente al fianco di Ponta contro lo “straniero” Johannis, al punto che non mancarono sacerdoti che dal pulpito invitavano ad un voto corretto e utile.

In realtà l'elezione di Johannis fu figlia dei malumori contro una classe politica largamente coinvolta in scandali (8 ministri indagati per corruzione all'epoca). Gli elettori scelsero un uomo che aveva guidato con rigore e successo la cittadina di Sibiu, nominata capitale europea della cultura nel 2007, ai tempi in cui Johannis ne era primo cittadino.

E la scelta di privilegiare investimenti in strutture pubbliche quali ospedali e scuole è una risposta alla profonda disaffezione verso il mondo politico da parte dei cittadini romeni. 

Foto: "Romanian People's Salvation Cathedral Bukarest 7" by MIRAIL.MIHAI - Own work. Licensed under CC BY-SA 4.0 via Commons.

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