Abbastanza coraggiosi per dire no alla guerra

Il prossimo 20 marzo i metodisti britannici celebreranno il Centenario dell’introduzione dell’obiezione di coscienza, ricordando chi allo scoppio della Prima Guerra mondiale rifiutò di prendere le armi.

I metodisti britannici si stanno preparando a celebrare il Centenario dell’introduzione dell’obiezione di coscienza nella legislazione del Regno Unito (1916-2016). Lo faranno il prossimo 20 marzo con uno speciale culto presso la Englesea Brook Chapel, nel cuore del Cheshire, antico centro del movimento dei Metodisti Primitivi che, allo scoppio della Prima Guerra mondiale, vide tra le proprie fila molti giovani rifiutare di prendere in mano le armi. Il culto sarà presieduto dal pastore Inderjit Bhogal, già presidente della Conferenza metodista britannica, e renderà omaggio a personaggi come Bert Brocklesby e Jack Foister che, insieme a molti altri di diverse provenienze e convinzioni, «furono abbastanza coraggiosi per dire no alla guerra». «All’inizio della Grande Guerra – spiega Jill Barber, direttrice del museo di Englesea – molti metodisti wesleyani e primitivi, cioè appartenenti a quel movimento che intendeva riportare il metodismo allo spirito delle origini, dovettero interrogarsi profondamente riguardo alla guerra e alla pace. Alcuni decisero di non rispondere alla leva obbligatoria, affrontando così la prigione, la riprovazione delle loro famiglie e spesso anche delle loro chiese di appartenenza, in alcuni casi anche la morte. Per la loro coraggiosa presa di posizione la Gran Bretagna divenne il primo paese a riconoscere per legge il diritto all’obbiezione di coscienza».

Le figure di Jack Foister e di Bert Brocklesby sono molto diverse tra loro. Il primo, originario del Cambridgeshire, apparteneva ai metodisti primitivi e aveva aderito alle idee socialiste. Il secondo, nato nello Yorkshire, era un metodista wesleyano, un predicatore locale i cui sermoni erano ispirati da una profonda fede nella lettera della Bibbia. Fu proprio questo letteralismo a determinare il suo radicale rifiuto della guerra, basato sul comandamento di non uccidere e sull’amore per il nemico insegnato da Gesù. Dopo l’introduzione della leva obbligatoria nel 1916, a Froist e Brocklesby fu concesso di venire destinati ai corpi non combattenti dell’esercito, una soluzione che entrambi rifiutarono perché si trattava comunque di attività a sostegno della guerra. Insieme ad altri 33 giovani britannici furono così prima destinati al carcere duro, poi trasferiti sul fronte francese dove furono sottoposti alla corte marziale che li condannò alla pena di morte. Una sentenza che, per motivi di opportunità politica, fu commutata in 10 anni di detenzione. Nel 1919 furono tutti quanti liberati per iniziativa di Winston Churchill, ma nessuno riuscì a reinserirsi nei propri luoghi d’origine per la riprovazione e l’esclusione sociale di cui furono oggetto.

Della vicenda di Bert Brocklesby, significativo è il profondo rapporto con il fratello Phil, arruolatosi come volontario allo scoppio del conflitto. Alla vigilia della prima battaglia della Somme, da una trincea francese Phil scrisse di suo fratello Bert queste parole: “Dio lo benedica, sono orgoglioso di lui”.

Foto By Boardman Robinson - The Masses by John Simkin, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15818856

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