Violenza contro le donne. A un anno dalla firma dell’Appello ecumenico

Maria Bonafede: «È necessario ripercorrere criticamente secoli di cristianesimo»

Esattamente un anno fa una ventina di esponenti di chiese cristiane italiane di diverse confessioni firmarono, nel corso di una solenne cerimonia presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani del Senato, l’Appello ecumenico «Contro la violenza sulle donne». L’inedita iniziativa era stata lanciata dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) e subito raccolta dalla Chiesa cattolica: insieme all'Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso (Unedi) della Cei un gruppo di lavoro aveva elaborato l’Appello che così esordisce: «La violenza contro le donne è un’emergenza nazionale. Ogni anno in Italia sono migliaia le donne che subiscono la violenza di uomini, e oltre cento rimangono uccise. Il luogo principale dove avviene la violenza sulle donne è la famiglia: questo è un fatto accertato e grave. Questa violenza - si legge nel testo dell’Appello - interroga anche le Chiese e pone un problema alla coscienza cristiana: la violenza contro le donne è un’offesa a ogni persona che noi riconosciamo creata a immagine e somiglianza di Dio, un gesto contro Dio stesso e il suo amore per ogni essere umano».

La pastora valdese Maria Bonafede, consigliera della Fcei, ha ricordato come se ne sia accennato in occasione dell’incontro tra Fcei e Cei svoltosi a Roma il 29 febbraio, ribadendo l’importanza della posizione assunta insieme un anno fa e la volontà di non lasciare solo sulla carta l’urgenza di guardare al problema della violenza contro le donne anche dal punto di vista di una più attenta e comune pastorale rivolta alle persone e alle loro famiglie. «Personalmente ritengo che sia possibile rivolgersi agli uomini e alle donne credenti che hanno nelle chiese cristiane un punto di riferimento forte ed un ambito di vita comunitaria, proponendo una riflessione su quel vis-à-vis, quello stare l’uno di fronte all’altra, che la creazione prevede per un’umanità vera e piena (Genesi 2, 18-23). È necessario anche ripercorrere criticamente secoli di cristianesimo – ha aggiunto Bonafede – che ha avallato e fatti propri ruoli femminili di sottomissione e ruoli maschili di dominio, così come è necessaria una catechesi che sappia evidenziare i messaggi evangelici di liberazione da molti gioghi e di amore reciproco che hanno costituito il cuore della costruzione della personalità dei credenti. Ma c’è la volontà di farlo e di farlo insieme e forse il primo passo potrebbe essere quello della nomina di un gruppo di lavoro ecumenico che predisponga il materiale necessario per percorsi di pratica pastorale e formativa nelle chiese a livello locale».

Già l’Assemblea della Fcei, svoltasi ai primi di dicembre 2015, con un ordine del giorno aveva sottolineato l’importanza di «creare tavoli ecumenici per la stesura di documenti su temi di rilevanza sociale e spirituale su cui i cristiani in Italia possono esprimere una parola comune», per far sì che l’appello «trovi riscontro in una serie di iniziative a livello nazionale», non senza avviare anche una «serie di contatti con gli esecutivi delle chiese federate e altre chiese con le quali mantiene rapporti di viva e costante collaborazione; con la Federazione delle donne evangeliche in Italia (Fdei) e la Federazione giovanile evangelica in Italia (Fgei), per stimolare un forte impegno a livello locale sul tema della violenza contro le donne».

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