Un sostegno di guerra aspettando la pace

Testimonianza di un pastore della Chiesa protestante francese di Beirut sulle difficili sfide del paese dei cedri

Traduzione Lucilla Tron

«Nominato pastore della Chiesa protestante francese di Beirut, sono giunto in Libano nell’agosto del 2013 insieme a mia moglie Christine e a mia figlia Sophie. La Guerra in Siria, da più di un anno, aveva dato il via all’esodo delle popolazioni siriane verso il Libano.

Molto presto, ci rendemmo conto delle conseguenze drammatiche di questo afflusso massiccio di rifugiati. Numeri allucinanti: 1 milione 500.000 rifugiati per una popolazione di 4 milioni 500.000 (di cui 500.000 rifugiati palestinesi). E’ come se la Francia accogliesse venti milioni di stranieri ! Siamo lontani dai 25.000 permessi gentilmente accordati ai richiedenti asilo dal governo francese. In Libano, da circa 5 anni, ci sono più di 500.000 bambini dai 6 ai 12 anni che hanno abbandonato la loro scuola elementare in Siria. Solo 200.000 sono stati accolti nelle scuole pubbliche libanesi. Gli altri sono fuori, camminano nelle strade di Beirut con la loro mamma o aspettano che la giornata finisca nel loro campo di tende della pianura della Bekaa. In questi giorni, dormire sotto la tenda con queste temperature negative diventa un calvario quotidiano, insostenibile: “Dio mio Dio mio perché sono abbandonati?”

Organizzare un sostegno di guerra.

Le circostanze ci hanno portati a fare la conoscenza di una Ong molto nota in Libano, l’associazione AMEL. Essa ha la particolarità di non essere né politica, né confessionale. Sceglie di accogliere nei suoi venti centri quelli che arrivano, chiunque essi siano, da ovunque provengano. Una idea germoglia nelle nostre teste: organizzare un sostegno di guerra. Scriviamo ai nostri amici, alle Chiese protestanti o cattoliche che conosciamo: con 300 euro annuali, possiamo organizzare un programma di sostegno scolastico, sanitario e psicologico per quei bambini rifugiati. L’idea é di favorire il mantenimento delle popolazioni rifugiate il più vicino al loro paese, aspettando la pace. Domani, forti di questa protezione, di questo affetto ricevuto, rientreranno e ricostruiranno.

A seguito del primo appello, abbiamo contato 31 padrini e madrine. La Fondazione del protestantesimo ci sostiene e raccoglie i doni. France 2, che si interessa alla nostra iniziativa, ha diffuso il 24 gennaio 2016 un documentario dove i bambini di AMEL appaiono danzando e cantando. A fine gennaio 2016, circa 180 sostenitori sono registrati. E l’iniziativa è oggi come una macchia d’olio poichè dei visitatori di Ong americane e svedesi vogliono sviluppare il progetto. Si dovrà probabilmente professionalizzare il progetto per il rientro scolastico di settembre 2016.

Riceviamo molto e quello che diamo non conta.

Quello che ci rallegra molto non é di aver realizzato qualcosa, poiché obiettivamente é così poco guardando le cifre sopra esposte. La gioia viene dai nostri incontri con i bambini ed i volontari dell’ AMEL che in arabo significa: “quelli che fanno”. Noi, non abbiamo fatto niente, ci siamo lasciati convincere da quei bambini. L’aiuto reciproco, é un po’ come la grazia, si riceve molto e quello che si da non conta; é la risposta gioiosa e spontanea ad un appello. Il riso e la gioia dei bambini di AMEL risuona adesso al di sopra del rumore delle bombe che devastano il loro paese; sono stati per noi un appello a credere che un domani si prepara e che nell’attesa, bisogna alleviare la difficoltà del giorno.

Foto eglise protestante francaise di Beirut

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