Impastato e Moro, un anniversario, due storie da ricordare

«Seppur effettivamente si tratti due figure imparagonabili tra loro, ci fu da parte dei due il tentativo di raccontare agli italiani quale fosse la verità». Nostra intervista al professor Nicola Tranfaglia

Professor Tranfaglia, oggi ricorre l’anniversario della tragica morte di due figure importanti per la storia delle repubblica italiana, due personaggi apparentemente lontani tra loro: quella di Peppino Impastato e quella di Aldo Moro.

«Si tratta certamente di un anniversario importante. Due morti causate da terrorismi con orientamento diverso ma che si muovevano entrambi per colpire il nostro Stato democratico. Per quanto riguarda la tragica morte di Moro, a distanza di quasi quarant’anni, non abbiamo ancora elementi chiari per comprendere quali fossero, al di là dei servizi segreti, le forze, oltre a quelle terroristiche, che volutamente si impegnarono per bloccare e ostacolare il percorso democratico che il nostro paese si stava sforzando di compiere. Un bel libro di Guido Crainz, proprio sulla storia della nostra Repubblica, ben racconta come l’assassinio di Moro, di fatto, abbia interrotto quel processo repubblicano, influendo significativamente e negativamente anche per gli anni a venire e sino ai giorni nostri».

E Impastato?

«Anche la vicenda umana di impastato per molti, troppi anni, ha subito depistaggi, montature e semplificazioni. Due figure diversissime: Moro un uomo politico decisivo negli anni del compromesso storico, rapporto organico i due grandi partiti di allora, la democrazia cristiana e il partito comunista. Impastato, invece lontano dalle istituzioni, che lottava proprio contro i poteri mafiosi dominanti e quelli politici collusi. Si può affermare che nel 1978 è finita una storia e ne è inizia un’altra, che tuttavia ancora non comprendiamo in quale direzione si sia spostata».

Lei si occupa di temi legati all’informazione. Sia nel caso di Imastato che in quello di Moro la stampa generalista e televisiva non ha certamente aiutato a far chiarezza su quegli omicidi. Se non alcune rare eccezioni.

«Il nostro paese, come dimostrano le classifiche in cui veniamo posizionati ancora oggi, è ancora lontano da una vera libertà d’informazione e di pensiero critico rappresentato».

Perché è importante ricordare, al di là dell’anniversario, le figure di Moro e Impastato? Figure così apparentemente lontane.

«Effettivamente si tratta due figure imparagonabili tra loro. Ci fu da parte di tutti e due il tentativo e il desiderio di raccontare agli italiani quale fosse la verità di quegli anni. Il loro esempio, l’informazione per Impastato con la sua Radio Aut e il suo amore per la legalità e i discorsi importanti di Moro che ci ha consegnato, come intellettuale e politico, sono eredità alle quali dobbiamo guardare con attenzione ancora oggi».

Ricordare è prerogativa degli anniversari?

«Attraverso il loro martirio e la loro coerenza nel difendere i valori democratici, dovremmo ogni giorno fare memoria di ciò che ci hanno consegnato e lasciato. Ogni volta che mi viene chiesto di intervenire nelle scuole e nelle università colgo sempre l’occasione per ricordare chi, a costo della propria vita, ha lottato per lasciarci un Paese migliore. E’ un nostro dovere farlo». 

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