Accogliere è cristiano

Il moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini, è intervenuto ad Assisi aprendo il panel «I rifugiati ci interpellano» in occasione del convegno «Sete di pace – religioni e culture in dialogo»

Da Assisi. Il moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini è intervenuto ieri ad Assisi aprendo il panel «I rifugiati ci interpellano» in occasione del convegno «Sete di pace – religioni e culture in dialogo», per poi incontrare papa Francesco e pranzare nel refettorio della Basilica insieme a dieci rifugiati giunti in Italia attraverso i «Corridoi umanitari». 

L’esperienza dei «Corridoi umanitari», il progetto pilota in Europa promosso dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), dalla Tavola valdese e dalla Comunità di Sant’Egidio (promotore anche dell’incontro «Sete di pace») ha già portato in Italia circa 300 profughi dal Libano in modo legale e sicuro, grazie al rilascio di visti umanitari. 

All’incontro di ieri mattina, voluto per affrontare la questione rifugiati e richiedenti asilo all’interno dell’incontro di religioni per la pace, sono intervenuti il cardinale Francesco Montenegro, presidente del pontificio consiglio per l’Unità dei cristiani, la giornalista Lucia Capuzzi, il giornalista Antonio Ferrari, il deputato Mario Marazziti e il prefetto Mario Morcone.

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Ringraziando il cardinale Montenegro, il pastore Eugenio Bernardini ha ricordato l’impegno delle chiese evangeliche nel progetto dei Corridoi umanitari, nati dalla tragedia del 3 ottobre a Lampedusa. 

«Le chiese evangeliche hanno immediatamente intrapreso collaborazioni in occasione della tragedia del 2013 sia con la parrocchia dell’Isola che con il cardinale Montenegro, una collaborazione in spirito ecumenico, un impegno comune per alleviare questo terribile dramma che stano vivendo troppe persone. Una frase mi ha colpito ieri – ha proseguito Bernardini – “Chi mi teme non mi ha mai guardato negli occhi”, dunque chi mi teme non mi conosce, lo ha detto un rifugiato nell’incontro con il patriarca Bartolomeo. Noi, proprio come ci ha insegnato Gesù, attraverso la parabola del buon samaritano, sappiamo che si deve e si può aiutare il “diverso”, il prossimo, dietro il quale si cela il volto di Dio e come cristiani, non lo possiamo dimenticare. Coloro che noi chiamiamo profughi scappano da paure, da guerre e sofferenze, sono bambini che si sottraggono alla strage degli innocenti voluta dai nuovi Erode, sono uomini e donne assetati di giustizia che noi osserviamo dalla nostra prospettiva, “la collina sul Lago di Tiberiade”, sono le nostre sorelle e i nostri fratelli, oggi spogliati di tutto». «Il nostro punto di vista, quello di cristiani ed evangelici – ha concluso Bernardini – e ciò che stiamo facendo oggi è un aspetto essenziale della nostra confessione di fede, del nostro impegno evangelico. Fateci fare il nostro mestiere di cristiani. Se non lo facciamo noi, chi lo può fare? Dunque non deve stupire che noi siamo impegnati nelle “politiche di restituzione” e di accoglienza verso persone che oggi non devono e non possono essere definite esclusivamente in categorie sociologiche o giuridiche. Come cristiani dovremmo chiudere porte e cancelli? erigere muri? chiudere occhi e orecchie ogni volta che giungono notizie di nuovi morti nel Mediterraneo? Noi guardiamo a ragioni più profonde, più complesse e più lontane. Oggi guardiamo con preoccupazione le narrazioni dei i populismi e delle demagogie e crediamo che se queste prolificheranno porteranno solo malattie gravi nella nostra Europa». 

Foto: Gian Mario Gillio

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