«Il Governo italiano fa accordi segreti con i governi dittatoriali africani e rimpatria in maniera illegale e illegittima i migranti che arrivano nel nostro paese», teme il Tavolo asilo, associazione che riunisce le 17 organizzazioni più importanti che operano per la tutela dei rifugiati e dei richiedenti asilo in Italia: la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), A Buon Diritto, Acli, Amnesty International, Arci, Asgi, Caritas Italiana, Casa dei Diritti Sociali, Centro Astalli, Cir, Cnca, Comunità di Sant’Egidio, Medu, Msf, Oxfam Italia, Save The Children, Senza Confine e Unhcr (invitato permanente).

Nel mirino c’è il recente accordo fatto con il Sudan e che ha portato, a fine agosto, al rimpatrio di 48 persone. Un rimpatrio «irregolare» e per quale si chiedono chiarimenti.

Il Tavolo sospetta che dietro il Migration compact: ossia gli aiuti alla Cooperazione e allo sviluppo dei paesi africani, in realtà si nascondano accordi per la regolamentazione dei flussi, dunque attività sommerse e pericolose per la tutela dei diritti delle persone coinvolte.

Il caso è emerso il 24 agosto, quando da Torino è partito un volo charter Egyptair diretto a Khartoum, con 48 sudanesi a bordo: rimpatriati in virtù dell’accordo sottoscritto solo qualche settimana prima (il 4 agosto) tra il capo della polizia Franco Gabrielli e il suo omologo sudanese Hashim Osman Al Hussein.

La Federazione delle chiese evangeliche in italia (Fcei) ha espresso preoccupazione: «In quanto questo rimpatrio è avvenuto alla luce di un accordo firmato con il Sudan, paese considerato pericoloso e insicuro. La preoccupazione aumenta perché sospettiamo che tali accordi siano stati firmati anche con altri paesi africani interessati da conflitti interni. Dunque questo rimpatrio, del quale si è venuti a conoscenza, potrebbe non essere l’unico. Altri accordi – ha proseguito Giulia Gori, responsabile del “coordinamento accoglienza” di Mediterranean Hope (Mh), progetto della Fcei – potrebbero essere stati messi in atto dall’Italia in aree pericolose per gli stessi rimpatriati. La facilità con la quale si firmano accordi di tale delicatezza ci preoccupa molto, in prima battuta perché questi “patti” sono sottoscritti con Governi che presentano “gravi deficit democratici”, come ad esempio il Sudan, e in seconda battuta, perché a quei richiedenti asilo e che raggiungono le nostre coste – faticosamente e pericolosamente attraverso la rotta del mare – dagli Stati africani con i quali il nostro Governo ha firmato gli accordi per il rimpatrio, non verrà mai data la possibilità di potere presentare la domanda di asilo. Lo Stato italiano, grazie a questi accordi, riterrà sempre quelle persone, in fuga, provenienti da Paesi terzi: sicuri. Il governo italiano – conclude Gori – si è sempre rifiutato di accettare la Lista dei Paesi Terzi Sicuri; un fatto grave che invece viene ottemperato dagli altri Stati europei. L’Italia sostiene che la valutazione della necessità di protezione debba essere valutata “caso per caso” dalla Commissione competente per il riconoscimento dello status di rifugiato».

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