Sabato 26 novembre si terrà presso il «Centro congressi Federico II» dell’Università degli studi di Napoli Federico II, in via Partenope 36, il convegno dal titolo «Emozioni e relazioni che curano. L’approccio integrato alla guarigione», organizzato dalla Fondazione evangelica Betania, che gestisce l’ospedale Villa Betania di Ponticelli (Na), in collaborazione con l’Associazione ricerca e sviluppo (Ares).

È dal 2006 che la Fondazione Betania organizza convegni di bioetica, nell’ambito dei quali sono stati affrontati diversi temi, tra cui: la relazione medico-paziente, l’umanizzazione della medicina, l’autodeterminazione, la multiculturalità in sanità, il rapporto tra malattia e fede, la medicina e la gestione del morente.

«Un primo obiettivo di questo convegno – afferma il dr. Luciano Cirica, presidente della Fondazione Betania – è portare a compimento un percorso logico cominciato anni fa, affrontando il ruolo determinante che le emozioni, la psiche, la spiritualità e l’ottimismo giocano nei processi di cura e di guarigione del malato. Non diciamo, certo, nulla di nuovo: le emozioni sono oramai un tema rilevante della medicina moderna. Ma la novità di quest’anno è che nella riflessione abbiamo coinvolto soggetti dell’area medica e infermieristica: la cura e la guarigione sono sempre più legati ad un approccio integrato e olistico che riguarda in prima istanza il malato, ma che deve riguardare anche i “guaritori” cioè gli operatori sanitari. Perché solo se un operatore sanitario è “sano”, ed equilibrato, potrà offrire un giusto ed adeguato aiuto».

«Il secondo obiettivo del convegno – prosegue Cirica – è capire se successivamente potremo realizzare un percorso formativo più strutturato, tipo Master, che prenda in esame proprio i temi emozionali e comunicativi di cui si sente molto bisogno in campo sanitario. Oggi sappiamo che i pensieri, le emozioni, la meditazione, le preghiere e le relazioni positive possono diventare messaggi biochimici ed elettrochimici che aiutano nella cura e spesso nella guarigione».

Nel corso del convegno si alterneranno diverse professionalità: lo psicologo, lo psichiatra, il teologo, il medico, l’infermiere, il comicoterapeuta, un esperto di alimentazione. Il rapporto tra cibo e malattia, in particolare, è un tema nuovo su cui la Fondazione Betania vuole investire. «È paradossale – dice Cirica – che nelle facoltà di medicina non ci siano esami dedicati al tema del cibo, dell’alimentazione, da momento che è evidente che la cura di un malato passa anche attraverso una dieta alimentare equilibrata e sana».

L’attenzione che da alcuni anni la Fondazione Betania dà all’approccio integrato e olistico alla cura medica va di pari passo con l’approccio medico-scientifico. «Questo convegno – precisa il presidente Cirica – ribadisce l’importanza delle terapie scientifiche, che a nostro avviso devono essere integrate con un approccio diverso. Da tempo il nostro ospedale ha intrapreso un cammino nel quale cerchiamo di mettere al centro il malato e i suoi bisogni. Nel percorso di cura è fondamentale lo scambio e, come dice il grande psichiatra Eugenio Borgna, la cura si basa sul “parlarsi” non sul parlare. Affinché la parola sia anche curativa è importante che ci sia lo scambio non solo informativo, ma emozionale. Il paziente deve partecipare al suo iter di cura e il medico deve ascoltare i pensieri, le paure, i dubbi del suo paziente: questo rende efficace la comunicazione. Il processo di cura, e di guarigione, si attiva solo se c’è un rapporto empatico di scambio, di affetti, di emozioni e di solidarietà. Credo molto nella solidarietà-cura: sentirsi dentro una rete affettiva, comunitaria, amicale, aiuta, facilita, e sostiene il percorso di cura del malato».

Immagine: via istockphoto.com

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