Ecclesia semper reformanda: l’appello ecumenico del convegno di Assisi

Il documento rappresenta la riflessione finale elaborata dalle chiese organizzatrici con la Cei dell’incontro ecumenico tenutosi ad Assisi dal 22 al 24 novembre scorsi

“Ecclesia semper reformanda est”. E’ questo il titolo del documento reso pubblico ieri dalle 7 chiese e dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) che hanno organizzato l’incontro ecumenico “Nel nome di Colui che ci riconcilia a tutti in un solo corpo”, tenutosi ad Assisi dal 22 al 24 novembre scorsi.

A sottoscriverlo sono la Chiesa apostolica armena, la Chiesa cattolica romana, la Chiesa d’Inghilterra, la Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia e Malta, la Diocesi ortodossa romena in Italia e la Fcei, che comprende l’Unione battista d’Italia, le chiese luterana, metodista, valdese e l’Esercito della Salvezza. La Chiesa ortodossa copta e l’Unione italiana delle chiese cristiane avventiste del 7° giorno (Uicca) hanno firmato in qualità di osservatori.

«Tutte queste chiese – si legge nel testo – si sono confrontate sul medesimo tema, sull’urgenza, cioè, di dare una comune testimonianza cristiana al fine di giungere a una piena riconciliazione della famiglia cristiana, così da rendere sempre più efficace l’annuncio della Parola di Dio nella società italiana».

L’appello ecumenico di Assisi inizia con un pensiero «rivolto ai cristiani che in Medio Oriente e in diversi altri luoghi del mondo vengono perseguitati per il loro irrinunciabile amore per Dio» e la cui testimonianza «è per tutti e tutte noi una vera predicazione dell’Evangelo che richiama a un risveglio delle coscienze».

Il testo poi prosegue offrendo 5 spunti di riflessione che, nelle intenzioni degli estensori, dovrebbero venire discussi a “livello locale per favorire la crescita di una testimonianza quotidiana della dimensione ecumenica della fede cristiana”.

In particolare, il documento ribadisce che ogni riforma della chiesa è opera di Dio; indica nella fedeltà di Dio, cioè nel suo amore assoluto che «si rivela nel Signore Crocifisso, la sola via per un mondo di pace, di giustizia, di libertà e di solidarietà tra gli essere umani e i popoli»; richiama le chiese a confrontarsi con la realtà multiculturale e interreligiosa senza paure e senza preconcetti, a «interloquire con la cultura di oggi rimanendo una voce critica  e profetica»; invita a domandarsi se ancor oggi il Cristo crocifisso sia «scandalo e follia», come affermava l’apostolo Paolo.

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