Libertà religiosa in Italia: in mezzo al guado

Un seminario della Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato ribadisce la necessità di una legge generale sulla libertà religiosa

Nonostante un quadro politico instabile e, nella sua attuale composizione, sostanzialmente avverso, la necessità di una legge generale sulla libertà religiosa in Italia continua ad essere una priorità per il Paese. E’ quanto è emerso dal seminario «Libertà religiosa in Italia: in mezzo al guado», tenutosi l’ 8 maggio, a Roma per iniziativa della Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato (CCERS).

Il guado menzionato dal titolo è quello del passaggio da una legislatura all’altra (e forse a un’altra ancora, se verranno indette nuove elezioni) che impone in sede parlamentare di ripartire da zero. Un azzeramento avvenuto già altre volte che contrasta con l’evoluzione della società italiana rispetto alla quale gli attuali strumenti giuridici – in particolare la legge sui Culti ammessi del 1929, sotto la quale ricadono tutte le confessioni religiose che non hanno intesa – risultano inadeguati.

Se in base ai dati del censimento del 1931 il pluralismo religioso in Italia riguardava piccole diaspore evangeliche ed ebraiche concentrate soprattutto nel nord Italia, «oggi, secondo i dati statistici rilevati dal Pew Forum l’Italia ha un indice di diversità religiosa considerato medio, non diversamente dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti», ha fatto notare Paolo Naso dell’Università di Roma Sapienza.

Secondo il giurista Alessandro Ferrari, che ha fatto parte del gruppo della Fondazione Astrid che ha redatto una bozza di legge generale sulla libertà religiosa e di coscienza, il continuare a riferirsi alla legge sui Culti ammessi «configura un accanimento terapeutico giuridico su uno strumento ormai più che arrugginito».

La libertà religiosa, ha aggiunto Ferrari, non è questione che possa essere regolata dal diritto comune perché quest’ultimo lascerebbe margini di discrezionalità, come è evidente dalle leggi regionali della Lombardia e del Veneto che, legiferando sull’edilizia pubblica, in realtà vengono ad intaccare diritti legati alla libertà religiosa, come la possibilità di avere un locale di culto.

L’ultimo intervento della mattinata, moderata dal pastore avventista Davide Romano, è stato del costituzionalista Stefano Ceccanti che ha riportato la platea a un dato di realismo. «Dall’attuale Parlamento è più facile attendersi un restringimento della libertà religiosa piuttosto che un suo ampliamento», ha dichiarato Ceccanti. Il riferimento è a forze che tendono «a sovrapporre la questione religiosa a quella migratoria».

Nonostante le difficoltà, gli evangelici hanno espresso l’intenzione di mantenere alta l’attenzione sul problema, cercando, in un Parlamento che presenta molti volti nuovi, interlocutori in tutte le forze politiche.

Nel pomeriggio il seminario è continuato con una tavola rotonda, presieduta moderata da Ilaria Valenzi, consulente legale della CCERS, su «Aspetti pratici della libertà religiosa e ricaduta sulla vita delle comunità di fede». Al seminario ha inoltre partecipato il senatore Franco Mirabelli.

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