Quelle che gli altri chiamavano «eretiche»

Da Marina Benedetti, storica del Cristianesimo, un libro per la collana dedicata al «silenzio»

«Il silenzio si legge si ascolta nei pieni e nei vuoti della gerla della memoria». Così le parole dell’autrice di questo libello edito nella collana «Accademia del silenzio» diretta da Duccio Demetrio e Nicoletta Polla-Mattiot che hanno scelto il silenzio come forma di militanza.

Interessante che in questa dimensione di ecologia quotidiana trovino voce anche le eretiche medievali, donne appassionate, protagoniste di un’avventura religiosa che le ha fatte agire, scrivere, pensare, predicare e combattere. Anche l’appellativo «eretiche» proviene da fuori di loro. Sono gli altri da sé ad averle così nominate, con un termine collettivo che sbiadisce anche le loro rilevanti personalità. Sia la società sia la Chiesa le hanno dimenticate e disciplinate al silenzio. Per cui la loro storia avviene per frammenti, per tracce, per profanazione del silenzio.

E questo ha fatto Marina Benedetti, storica del Cristianesimo presso l’Università degli studi di Milano e collaboratrice da anni della Società di studi valdesi. Con la consueta capacità di penetrazione delle soggettività antiche, con rispetto per quegli antichi documenti dove è facile «incorrere in errori, perché la realtà può variare al cambio di una sola vocale», ci ha restituito una «perla di gran prezzo», uno scritto di appena cinquanta pagine*, ma denso e vivo nel tratteggiare i ritratti di molte protagoniste. Incontriamo così le «donnicciuole cariche di peccati», quelle donne valdesi ridotte a frammenti anonimi anche nei verbali degli inquisitori, per i quali diventano oggetto degno di attenzione solo quando riescono a trasformarle in streghe.

C’è un filo comune fra le valdesi, Guglielma detta la Boema, Margherita Porete, Margherita «la bella», compagna di Fra’ Dolcino, e Jeanne d’Arc: l’ostinata consapevolezza di valere per ciò che sono, non legittimando l’odine maschile che le condanna e punisce per il loro uscire dai ruoli. Anche Jeanne d’Arc che pur veste panni da uomo per combattere e diventerà l’emblema del nazionalismo francese, non vincerà la sua fierezza di aver adempiuto alla missione che le «voci» le hanno affidato. Tacere non significa non esistere, ci ricorda l’autrice, interrogandosi su una questione che attraversa i tempi e le epoche storiche per riproporsi ancora oggi: «Il silenzio sulle donne non è solo un tratto di penna, ma anche un dialogo sospeso», un precipitato nell’incompreso e nella fatica di guardare e riconoscere la differenza fondamentale del creato, quella fra maschile e femminile che pur è alla base dello sgorgare della vita.

* M. Benedetti, Condannate al silenzio. Le eretiche medievali. Sesto S. Giovanni, Mimesis, 2018, euro 6,00.

 

Foto: ​Cornelis Saftleven, Sabba di streghe, 1640 ca

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