Un'Europa che si annuncia arroccata ed escludente

Il commento della Diaconia valdese al documento del Consiglio europeo sui migranti

La Diaconia valdese si dichiara perplessa ed esprime i propri timori in merito al documento del Consiglio europeo sui migranti, scaturito dal vertice del 28-29 giugno. In un testo diffuso dalla Commissione sinodale per la diaconia (Csd), si definisce l’accordo come «risultato di una mediazione fra posizioni ed interessi molto distanti caratterizzati da quelli che una volta si chiamavano egoismi nazionali che ora sono identificati come sovranismi». «I risultati concreti sono molto pochi – prosegue il testo della Csd –, se si escludono i fondi per l’Africa (pochi) e per la Turchia (molti), ma non è certo un documento politicamente neutro: esprime una unanime volontà di chiusura e di controllo poliziesco del fenomeno migratorio, dove l’Europa abdica ad una visione comune cedendo sovranità ai singoli Stati».

Il punto più controverso è quello in cui il documento («con dubbia legittimità») di fatto «riconosce alla Guardia costiera libica uno spazio, anche geografico di manovra molto più ampio». La Diaconia ricorda che « la Libia ha almeno due governi e una miriade di gruppi armati che governano pezzi di territorio. Molte inchieste hanno dimostrato che la Guardia costiera libica fa strutturalmente parte della filiera dei trafficanti di migranti con un proprio tariffario».

Il Consiglio europeo auspica poi la creazione di centri in paesi terzi dove poter vagliare chi fra i richiedenti abbia diritto alla protezione, ma questa ipotesi «è stata immediatamente e fermamente respinta da tutti i paesi terzi interpellati (Libia Marocco, Algeria, Egitto) malgrado le promesse di ingenti contributi economici». La novità – scrive la Csd – «si ritrova nella frase in cui si dichiara che “chi viene salvato secondo il diritto internazionale debba essere preso in carico con il trasferimento in centri controllati istituiti in alcuni Stati membri, solo su base volontaria”.

Successivamente si parla di centri chiusi all’interno dei quali saranno vagliate le posizioni delle persone». Il commento relativo della Diaconia è che ciò significhi in pratica «centri di “reclusione” enormi, con detenzione per lunghissimi periodi al termine dei quali per quelli riconosciuti titolari di protezione ci sarà l’improbabile ricollocazione in qualche paese europeo (su base volontaria come hanno preteso i paesi di Visegrad)». Chi non vedesse riconosciuto il diritto all’asilo subirebbe decreto di allontanamento. Così «la vera svolta è la segregazione delle persone, delle donne e dei bambini. Muri, filo spinato, polizia, istituzionalizzazione».

Quanto al Regolamento di Dublino, vengono proposte non modifiche ma «variazioni ulteriori (...) a quella che è la proposta di riforma “originale” del Consiglio, che è però ben lungi dall’essere approvata. Così facendo, il Consiglio sembra non prendere minimamente in considerazione la elaborata proposta di riforma approvata dal Parlamento Europeo, né di fatto il suo fondamentale ruolo di co-legislatore europeo». In conclusione, per la Diaconia il documento «abbraccia una visione securitaria, dimentica i doveri di solidarietà ed accoglienza e prelude ad un Europa arroccata ed escludente».

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