La pazienza di Dio

Un giorno una parola – commento a II Pietro 3, 15

Il Signore è lento all’ira ed è molto potente, ma non lascia il colpevole impunito
Naum 1, 3

Considerate che la pazienza del nostro Signore è per la vostra salvezza
II Pietro 3, 15

L’età che viviamo tra la prima e la seconda venuta di Cristo è un tempo di dura prova ormai dilatata nei secoli. La mancata realizzazione storica delle promesse di salvezza sembra indicare l’impotenza di Dio a mantenere la sua parola e punire il colpevole. Che ne è stato di quelle promesse? La continua posticipazione del giudizio attribuita alla pazienza del nostro Signore non nasconde una sequela di vicende fallimentari raccontate nelle Scritture, non solo per l’umanità, ma in primo luogo per Dio, che avrebbe la forza di controllare il cosmo e la storia, ma non interviene. Si tratta di un dio indifferente, o debole? Non ci sostituiamo a Dio nei panni di saggi redentori del mondo, per fare sconti a noi stessi e all’umanità; non ci arroghiamo il compito di vendicare e distruggere il male. Ma nella lunga attesa della nostra salvezza, come tollerare il peccato sociale e individuale e l’ingiustizia economica? Il Signore è lento ad un’ira che dovrà esprimersi come giudizio sulle nazioni che promuovono parole d’odio e violenza, indifferenti alla sua santità e al suo creato. La croce di Cristo dice che Dio vuole eliminare il male per instaurare il suo regno sulla terra; negargli la libertà di punire i malvagi significa adeguarsi al presente stato di corruzione del mondo e rassegnarsi ai superbi e disonesti. L’Evangelo è buona notizia sotto forma di protesta impegnata che non si appiattisce nell’indifferenza: il Dio della Bibbia è esclusivo e di parte, non intende approvare la violenza e l’idolatria umana in nome del dialogo ed esige un’etica della solidarietà. “Dio si muove in modo misterioso; egli pianta nel mare le proprie orme e cavalca la tempesta” (inno). La pazienza di Dio è la speranza di Dio? 

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