Cop25, «non c'è più tempo»

Si conclude la conferenza sul clima con un appello a fare di più e nessun impegno. Il commento di Antonella Visintin, coordinatrice della Commissione Globalizzazione ambiente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia

«Con queste conferenze l’Organizzazione delle Nazioni Unite costringe i governi, che competono con ogni mezzo per il predominio uno sull’altro e per l’accaparramento delle risorse del pianeta, ad affrontare un tema come la giustizia climatica, che collide con il loro impianto e con quello degli interessi che rappresentano». Questa la dichiarazione di Antonella Visintin, coordinatrice della Commissione Globalizzazione a ambiente (Glam) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) a margine della conclusione della COP25 di Madrid, che si è conclusa con un appello a fare di più e nessun impegno.

«Nell’agenda di questa conferenza – dice Visintin –  i passi principali per la decarbonizzazione erano la conclusione dei negoziati per le regole dell’articolo 6 dell’accordo di Parigi e una revisione del meccanismo internazionale di Varsavia (WIM) per perdite e danni associati agli impatti dei cambiamenti climatici».

Il primo punto riguarda il mercato dei crediti del carbonio e gli impegni nazionali per il taglio dei gas serra (NDCs – Nationally Determined Contribution) del 50% entro il 2030, e totale al 2050, e il secondo riguardava gli aiuti per le perdite e i danni subiti dai Paesi vulnerabili.

La coordinatrice della GLAM mette in evidenza la contraddizione delle politiche energetiche dei governi che da una parte si schierano a favore della riduzione degli effetti dei cambiamenti climatici e dall’altre sovvenzionano le energie fossili: “Mentre la transizione verde è poco più che prototipale, secondo la IEA (Agenzia Internazionale dell’energia) il valore complessivo dei sussidi alle fonti fossili nel 2017 è stato stimato superiore a 300 miliardi di dollari, 30 milioni di dollari in più rispetto al 2016”.

Il petrolio risulta il settore più sussidiato con il 45% del totale, pari a quasi 137 miliardi di dollari. Sono stati circa 57 i miliardi di dollari che invece sono andati a sostegno del gas, pari al 23% del totale, al carbone 2 miliardi di euro. 24 miliardi sono le agevolazioni fiscali UE al settore del trasporto marittimo per i combustibili fossili. Nei soli ultimi tre anni le 258 società che pianificano o costruiscono nuovi impianti a carbone hanno ricevuto un sostegno finanziario per ben 745 miliardi di dollari, di cui più di 100 miliardi in nuovi prestiti. Se tutti i piani fossero realizzati, la generazione elettrica a carbone aumenterebbe del 28 per cento.

In Italia tra sussidi diretti e indiretti, al consumo o alla produzione di idrocarburi, arrivano al settore Oil&Gas 18,8 miliardi di euro all’anno.

Nel corso della Conferenza una dichiarazione, dal titolo “Le comunità di fede chiedono giustizia climatica” è stata consegnata dal pastore Henrik Grape, moderatore del gruppo di lavoro del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) sui cambiamenti climatici, al vice segretario esecutivo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (United Nations framework convention on climate change – UNFCCC) alla COP25, Ovais Sarmad, in un incontro con una delegazione di diverse religioni, provenienze geografiche e delle popolazioni indigene.

Visintin richiama questo testo che dice: «Non c’è più tempo. Come comunità di fede cerchiamo di offrire una voce positiva e stimolante di speranza che contrasti la paura, di compassione contro l’indifferenza, e un’azione urgente ed equa. Incoraggiamo la responsabilità personale e politica, un’azione per il clima immediata e giusta, finanziamenti climatici sufficienti e una trasformazione positiva delle strutture sociali nonché un cambiamento di mentalità. Abbiamo fede e speranza che come umanità possiamo unirci per affrontare la grave crisi climatica e aprire le finestre a un futuro migliore».

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