L’Ospedale Evangelico Betania nel libro di Repubblica sul Covid a Napoli

Si intitola "COVID. Le cento giornate di Napoli" il volume edito dal quotidiano. Fra i contributi, quelli di Cordelia Vitiello, presidente Fondazione Betania e membro del Consiglio mondiale luterano, e del direttore dell’ospedale Luciano Cirica

Nel libro “COVID. Le cento giornate di Napoli” edito da Repubblica in collaborazione con l’editore Guida, realizzato dalla redazione napoletana del quotidiano, si trova anche la testimonianza di Cordelia Vitiello, presidente della Fondazione Evangelica Betania e dell’Ospedale, nonché vicepresidente della Chiesa Luterana in Italia (Celi) e membro del Consiglio della Federazione luterana mondiale (Flm).

«Nel volume sono raccontate le storie delle vittime e dei guariti, la risposta degli ospedali, la crisi dell’economia e della politica e le proposte per rilanciare il turismo, i trasporti, le attività produttive, l’esplosione del web e della didattica a distanza nelle scuole e nelle università – si legge sul sito dell’Ospedale Betania –. Il libro, distribuito gratuitamente con il giornale, è divenuto un importante documento sull’emergenza Covid-19».

Oltre alla testimonianza di Vitiello, guarita dal coronavirus, sul volume (ma anche sul sito dell’Ospedale) si trova il contributo del direttore generale Luciano Cirica, che racconta: «Nella fase più critica abbiamo messo a disposizione un intero piano del nostro ospedale e una specifica area di isolamento, senza creare rischi per gli operatori».

Il direttore Cirica entra anche nel merito della fase di ripartenza, delineando 4 nuovi scenari per la sanità: il primo riguardante il rapporto Stato-Regioni, il secondo sull’organizzazione e sulle relazioni interne ed esterne post-covid, il terzo sulla trasformazione digitale e il quarto sull’investimento nella formazione degli operatori.

Cirica conclude: «Dovrà cambiare il rapporto Pubblico-Privato. Ma attenzione alle facili ricette: non possiamo abolire il ‘privato’ nella sanità, forse dobbiamo indirizzarlo, qualificarlo e controllandolo meglio. Esiste anche un privato non profit, legato al mondo della ospedalità religiosa come il nostro ospedale. Un privato equipollente al pubblico, partner e non concorrente, disposto a farsi carico (come ha fatto in questi anni) di tutti i problemi della sanità, non solo di quelli che sono più vantaggiosi. Il privato non profit in questi anni ha garantito interventi di qualità e con costi più contenuti. Dopo l’emergenza covid-19, tutto questo dovrà cambiare e la sanità no profit dovrà avere pari dignità: stessi obblighi ma anche stessi riconoscimenti, rispetto a quella pubblica».

Leggi la testimonianza di Cordelia Vitiello

Leggi il contributo di Luciano Cirica

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