Nucleare. Ora è il tempo per cambiare la rotta

Il Consiglio ecumenico delle chiese celebra la Cinquantesima ratifica del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari

Il Consiglio ecumenico delle chiese (Cec) si è rallegrato per la cinquantesima ratifica da parte di uno Stato del Trattato internazionale per la proibizione delle armi nucleari (Tpnw).

Trattato, approvato dall’Onu nel 2017, che grazie all’adesione dell’Honduras ha raggiunto ieri le 50 ratifiche, la soglia minima richiesta, ed entrerà in vigore fra 90 giorni, il 22 gennaio 2021.

Il Trattato (l’Italia purtroppo non è tra i paesi che l’hanno ratificato), impone il divieto dello sviluppo, della sperimentazione, della produzione, dello stoccaggio, dello stazionamento e trasferimento di armi nucleari e impone l’obbligo dell’assistenza alle vittime e il risanamento ambientale.

«Il 2020 – anno del Coronavirus – è quello della svolta rispetto alla delicata questione delle armi nucleari», ha ricordato oggi la Croce Rossa italiana unendosi al coro di soddisfazioni, organizzazione di volontariato che proprio oggi festeggia la data della sua fondazione internazionale, avvenuta il 26 ottobre del 1863 (leggi la notizia di oggi su Riforma). 

Il 2020 è anche l’anno nel quale sono stati ricordati i 75 anni dalle terribili e insensate esplosioni avvenute a Hiroshima e Nagasaki, tragedia del nostro tempo, un anno che rimarrà nella storia per essere stato anche l’anno (oltre a quello della terribile pandemia) nel quale si è compiuto un passo significativo per l’eliminazione definitiva delle armi nucleari. 

Per decenni il Cec ha sostenuto a livello internazionale e con notevoli sforzi la battaglia per il divieto dell’uso, della costruzione e dello stoccaggio di armi nucleari, «tentando di far comprendere ai governi l’immoralità delle armi nucleari e la necessità di una loro totale eliminazione».

La cinquantesima ratifica è dunque «una tappa fondamentale. Un cammino necessario, fondamentale», ha dichiarato Peter Prove, il direttore della Commissione delle Chiese per gli affari internazionali. 

«Ora, finalmente, è partito il periodo che prevede 90 giorni per dar vita al Trattato. Un nuovo atto di diritto internazionale che dovrà essere implementato», ha concluso Prove.

Tuttavia, sono molti gli Stati critici nei confronti di questo Trattato, e in particolar modo i governi dei nove paesi che continuano a detenere e sviluppare armi nucleari: Stati Uniti, Russia (Unione Sovietica), Regno Unito, Francia, Cina, India, Pakistan, Israele e Corea del Nord e coloro che ritengono di essere protetti sotto quell’ombrello (come l’Italia, ndr).

Paesi che «cercano di minimizzarne l’importanza di quest’importante traguardo adducendo le motivazioni dal al fatto che gli Stati che hanno ratificato il Trattato lo hanno fatto perché non hanno armi nucleari».

Sebbene il Tpnw non vincoli gli Stati che non sono parte, «molto probabilmente generà un effetto benefico che potrebbe influenzare, limitare e deviare il comportamento di coloro che non l’hanno mai sostenuto e firmato», ha spiegato la dottoressa Emily Welty, la vice-moderatrice della Commissione delle Chiese per gli affari internazionali (Ccia) del Cec, accademica e attivista per il disarmo.

«Uno sguardo nella storia di altri trattati, come quello che imponeva il divieto di utilizzo di armi con munizioni a grappolo, mine terrestri, armi chimiche e biologiche, dimostra oggi quanto un divieto legale possa influenzare il comportamento di tutti gli Stati. Quelle armi furono definite immorali da molti governi e dall’opinione pubblica, dunque delegittimate e stigmatizzate. Una posizione condivisa che fece cambiare rotta anche ai molti governi favorevoli, che poi decisero di imporne il divieto, la fabbricazione e l’utilizzo».

Gli Stati che sono parte del Trattato, così come gli quelli con lo status di osservatori, si riuniranno per una prima riunione il prossimo anno (2021) per prendere decisioni in merito all’attuazione. Un incontro al quale potranno partecipare in qualità di osservatori anche molte istituzioni competenti e organizzazioni non governative.

«Ci sono più di 13.000 bombe nucleari nel mondo, migliaia delle quali sono pronte ad essere sganciate. Il potere di molte di quelle testate è decine di volte superiore a quello del tipo lanciato su Nagasaki e Hiroshima – ha osservato Francesco Rocca, il presidente della Croce Rossa Italiana e della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (Ifrc) –. L’orrore di una detonazione nucleare può sembrare un qualcosa di lontano. Tuttavia, oggi più che mai, il rischio di un loro utilizzo è elevato. […] Oggi festeggiamo un momento molto importante, in un anno difficile e che rappresenta la possibilità concreta di una nuova era per l’umanità. Auspico che si giunga al più presto ad un’adesione universale del Trattato». 

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