Consultazione metodista il 30 maggio in modalità telematica

Un particolare focus sarà riservato agli squilibri che la situazione epidemica e le crisi ad essa conseguenti hanno fatto emergere nella società e all’interno delle chiese

Anche quest’anno, a causa del protrarsi della situazione di pandemia causata dal coronavirus Sars-Cov-2 e delle conseguenti misure di contenimento, il Comitato permanente (Cp) dell’Opcemi (l’Opera per le Chiese evangeliche metodiste in Italia) ha deciso di tenere in modalità telematica la consueta Consultazione metodista nella sola giornata di domenica 30 maggio con inizio alle ore 9,30.

I temi che verranno trattati sono quelli che competono la sfera d’azione del Comitato permanente (vita delle chiese e azione sociale, rapporti ecumenici e internazionali, gestione degli immobili, contribuzioni e bilancio) con un particolare focus sugli squilibri che la situazione epidemica e le crisi ad essa conseguenti hanno fatto emergere nella società e all’interno delle nostre chiese.

Vi sarà anche un focus sulle strutture che compongono il corpo della Chiesa evangelica valdese – Unione delle chiese metodiste e valdesi: la partecipazione dei singoli agli organismi intermedi, l’impatto della pandemia e della tecnologia sulle strutture organizzative e amministrative. A differenza dello scorso anno, il programma prevede anche la discussione delle candidature metodiste nei vari organismi/comitati/commissioni da presentare alle elezioni del prossimo Sinodo di agosto.

All’organizzazione del culto di Rinnovamento del Patto, che chiude i lavori della Consultazione, collaboreranno anche i referenti di progetti Opcemi avviati lo scorso anno: l’animazione musicale metodista e i giovani per la Cop26. Desiderio del Cp sarebbe stato di poter svolgere la Consultazione in presenza perché i credenti sentono la necessità di incontrarsi, di vivere la fede nella loro corporeità e senza la frapposizione di uno schermo materiale che si aggiunge ai tanti “mentali” che anche inconsapevolmente noi innalziamo dinanzi al nostro prossimo.

Eppure questi strumenti tecnologici non vanno demonizzati perché in un periodo complesso e con tante limitazioni alla mobilità sono ciò che hanno permesso di proseguire alcune attività ecclesiastiche mantenendo vivi i legami e la condivisione nella fede, ma hanno pure aiutato le chiese a mettere in campo una maggiore creatività nel gestire e strutturare progetti, attività ed eventi. Il Cp invita a vedere questa situazione che stiamo affrontando con uno sguardo fiduciosamente volto verso il Signore e nella prospettiva del Regno: come occasione per ripensare e rivedere quanto nel nostro ambito è consolidato da anni, facendone altresì occasione per sviluppare nuove modalità di testimonianza evangelica e per affrontare i nodi cruciali della giustizia sociale, di genere, ambientale di una struttura sociale – la nostra – che durante la pandemia ha svelato il suo volto profondamente ingiusto.

 

Nella foto di Pietro Romeo la pastora Mirella Manocchio, presidente dell’Opcemi

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