Corridoi umanitari Libia, chiese evangeliche: «Non sono carità ma espressione della Repubblica democratica costituzionale»

«Mentre ci rallegriamo per questo arrivo, pensiamo anche a chi dalla Libia approda a Lampedusa con l’animo e il corpo feriti e a chi ha salva la vita grazie ai soccorsi in mare»

 

Sono arrivati ieri pomeriggio 30 novembre, al Terminal 5 dell’aeroporto di Fiumicino, 114 rifugiati provenienti dalla Libia. Originari della Siria e di alcuni paesi africani, tra cui Eritrea, Sudan, Sud Sudan e Repubblica Democratica del Congo, verranno ospitati 101 nel Sistema di accoglienza nazionale e gli altri 13 dalla Comunità di Sant’Egidio, dalla Federazione delle Chiese evangeliche italiane e Tavola Valdese. Con questo arrivo si completa il primo protocollo per rifugiati e richiedenti asilo provenienti dalla Libia, firmato dai Ministeri dell’Interno e degli Esteri, UNHCR, Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese evangeliche e Tavola Valdese, per un totale di 500 persone accolte nel nostro paese, 300 dallo Stato e 200 dalle associazioni. Presenti oggi a Fiumicino: Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani, Chiara Cardoletti, rappresentante dell’UNHCR per l’Italia, la Santa Sede e San Marino, Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, Daniele Garrone, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia. 
 
Daniele Garrone, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), ha dichiarato: «Siamo di fronte a un fatto rilevante anche sul piano internazionale: con questo corridoio umanitario dalla Libia, l’Italia conferma una strategia pilota che ha dato frutti importanti. Grazie ai corridoi umanitari, infatti, migliaia di rifugiati hanno trovato protezione in Italia seguendo una via legale e sicura, e sono stati accompagnati in un percorso di integrazione che ha dato frutti evidenti e riconosciuti. 
L’apertura di un corridoio dalla Libia dimostra l’importanza e l’efficacia di un rapporto tra società civile e istituzioni – a iniziare dai Ministeri dell’Interno e degli Affari esteri –  che speriamo possa essere ulteriormente incrementato. 
Le azioni come quelle dei corridoi umanitari non vanno ridotte a gesti caritatevoli di anime pie ma hanno a che fare con i principi della nostra Repubblica democratica costituzionale e con una visione dell’Unione europea fondata sulla tutela e la promozione dei diritti umani. Come chiese evangeliche ci sentiamo impegnati a sviluppare questa strategia e più volte ci siamo rivolti alle nostre chiese sorelle in Europa, come quella tedesca, perché sostenessero lo sforzo italiano e adottassero provvedimenti analoghi. E sappiamo che su questo piano europeo molto resta ancora da fare.
Mentre ci rallegriamo per questo arrivo, pensiamo anche a chi dalla Libia approda a Lampedusa con l’animo e il corpo feriti e a chi ha salva la vita grazie ai soccorsi in mare. A tutti coloro che si prodigano in questi salvataggi – forze istituzionali  e organizzazioni della società civile, qui anche con il sostegno della più grande chiesa protestante in Europa, quella tedesca  – va la nostra riconoscenza.
La tragedia delle morti nel Mediterraneo impone scelte coraggiose e generose, coerenti con i nostri principi costituzionali e, per noi protestanti, con il dovere evangelico del soccorso a chi soffre ed è in pericolo. Siamo di fronte a una sfida complessa che ci impone di adottare strumenti diversi e complementari. Il nostro Paese ha risorse materiali ed energie morali capaci di affrontare anche questa sfida».  
 
 
Disegno di Francesco Piobbichi

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