In Piemonte l'appello di Diaconia valdese e diocesi per salvare le Rsa

Lettera al governatore Cirio affinchè non «ignori la drammaticità della situazione in cui versano le RSA piemontesi e i gravi e imminenti rischi per la tenuta della rete socio-assistenziale, con pesanti ricadute sulle fasce più fragili della popolazione e nei livelli occupazionali»

Diaconia valdese, diocesi cattolica di Pinerolo e l’Associazione provinciale cuneese delle case di riposo pubbliche e private scrivono al presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio per lamentare “la palese disparità di trattamento e di attenzione, non solo rispetto ad altri settori economici, ma anche in confronto agli interventi di altre regioni a sostegno delle residenzialità per anziani e disabili».

«L’assenza di risposte alle nostre precedenti richieste di incontro – si legge ancora - e la mancanza di provvedimenti adeguati alla grave crisi del nostro settore, ci impone questa ulteriore comunicazione».

Ecco il testo della lettera co indirizzata anche ai prefetti di Torino e Cuneo e firmata da Derio Olivero, vescovo di Pinerolo, Marco Armando Hugon, Diaconia Valdese Valli Torre Pellice, Silvio Invernelli, associazione provinciale cuneese case di riposo pubbliche e private:

«Oltre a vedere ignorate le numerose richieste di aiuto – nostre e delle diverse Associazioni di Categoria – riscontriamo una palese disparità di trattamento e di attenzione, non solo rispetto ad altri settori economici, ma anche in confronto agli interventi di altre Regioni a sostegno delle residenzialità per anziani e disabili. Ricordiamo, ad esempio, che tutte le spese per i dispositivi di protezione nella Regione Veneto sono a carico delle ASL e che, di recente, il Consiglio Regionale della Lombardia ha stanziato la somma di 250 milioni di euro a favore delle case di riposo lombarde.

Tutto questo ci fa ritenere che la Sua Giunta ignori la drammaticità della situazione in cui versano le RSA piemontesi e i gravi e imminenti rischi per la tenuta della rete socio-assistenziale, con pesanti ricadute sulle fasce più fragili della popolazione e nei livelli occupazionali.

Come già evidenziato nella nostra precedente comunicazione del 2 novembre scorso, rappresentiamo direttamente n. 84 strutture; la loro sopravvivenza, oltre a garantire accoglienza ed assistenza nei nostri territori per complessivi n. 5.735 posti letto, offre occupazione a n. 4.123 lavoratori.

Ribadiamo nuovamente che le enormi difficoltà di gestione dell’emergenza sono andate ad aggravare la situazione già deficitaria delle strutture, evidenziando l’acuirsi progressivo ed ormai insostenibile dei seguenti problemi:

  • -  La riduzione degli inserimenti di ospiti convenzionati, particolarmente evidente e ingiustificabile nell’anno in corso;
  • -  L’inadeguatezza delle tariffe, ferme alla DGR 85-6287 del 2 agosto 2013;
  • -  L’inadeguatezza della DGR 45-4248/2012 nel rispondere ai bisogni sanitari e assistenziali degli anziani che, rispetto alla previsione normativa, sono notevolmente mutati;
  • -  La difficoltà nel reperimento del personale infermieristico e assistenziale, amplificata dall’arruolamento massivo da parte dell’Ente Pubblico.

Ci preme inoltre sottolineare l’evidente iniquità dei criteri utilizzati dalla Regione Piemonte per il rimborso dei maggiori oneri per la prevenzione e il controllo dell’infezione da SARS-CoV-2 in strutture residenziali sociosanitarie e sanitarie. In riferimento alla D.G.R. n. 1 – 2252 del 10 novembre 2020, segnaliamo quanto segue:

  1. Mentre viene riconosciuto in premessa che “l’utilizzo dei DPI negli ambiti presi in considerazione non costituisce solo uno strumento di protezione individuale ma ha una più ampia finalità di protezione collettiva e di controllo dell’infezione da SARS-CoV-2 e, quindi, ad esso deve essere riconosciuta una indubbia valenza sanitaria, come previsto dallo stesso Rapporto ISS COVID-19 n. 4/2020 Rev. 2; e ritenuto che pertanto la spesa debba gravare interamente a carico del fondo sanitario regionale”, il riconoscimento economico di carattere straordinario a sostegno delle spese sostenute viene riconosciuto esclusivamente in riferimento agli ospiti in convenzione (con implicito invito alle strutture a rivalersi sugli ospiti non in convenzione?);
  2. I valori di riferimento per il rimborso giornaliero sono abbondantemente sottodimensionati rispetto ai costi effettivamente sostenuti;
  3. Le differenze tra le tipologie (in particolare tra anziani e disabili in RSA) non corrispondono ad una reale differenza nel fabbisogno effettivo;
  4. Per garantire adeguata disponibilità di DPI (come peraltro previsto dal Piano “COVID 2” per i Presidi Socio-Sanitari trasmessoci dalle ASL di riferimento), gli ordini di fornitura avvengono costantemente: riteniamo pertanto ingiusta l’inammissibilità a rimborso delle fatture relative a periodi non coincidenti con i periodi indicati per le due tranches o pagate in tempi diversi.

Per quanto sinteticamente sopra richiamato chiediamo che anche la Regione Piemonte provveda a farsi carico dell’intera spesa per i DPI per tutti i posti autorizzati come residenzialità, indipendentemente dalla fascia assistenziale e dal convenzionamento; che provveda, altresì, allo sblocco dei convenzionamenti – dando eventuale priorità alle persone già inserite in RSA ed in graduatoria U.V.G. – e ad uno stanziamento urgente ed indifferibile a sostegno delle strutture, per il danno che hanno subito e continuano a subire a causa del mancato introito delle rette conseguente alla riduzione degli inserimenti.

Confidando in un rapido e concreto riscontro, porgiamo i nostri migliori saluti».

Il messaggio è stato inviato in rappresentanza della Diaconia Valdese Valli, delle Diocesi di Fossano, Diocesi di Alba, Diocesi di Cuneo, Diocesi di Mondovì, Diocesi di Saluzzo, Diocesi di Pinerolo, Diocesi di Vercelli, e 62 case di riposo della Provincia di Cuneo.

La Diaconia Valdese Valli (DVV) gestisce sul territorio pinerolese, in provincia di Torino, quattro tra case di riposo e comunità per disabili, oltre a gestire servizi socio-educativi della Diaconia Valdese. Negli ultimi mesi della pandemia, l’ente si è sempre impegnato per garantire la massima trasparenza alle famiglie degli utenti rispetto alla situazione della prima e della seconda ondata di Covid19.

 
Nella foto il Rifugio per anziani re Carlo ALberto di Luserna San Giovanni (To)

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