Religioni in dialogo contro il ripiegamento indentitario

La pace passa anche attraverso una riscoperta non sessista della Bibbia

Religions for Peace è un movimento multireligioso internazionale che opera per promuovere una convivenza pacifica e giusta fondata sul dialogo, particolarmente impegnata per una migliore ripartizione delle risorse della terra e la promozione del disarmo. Esiste la sezione italiana dal 1980 e il 14 settembre si svolgerà a Roma l’assemblea nazionale del movimento il cui tema è “L’altro come sfida, l’accoglienza come risposta”

Abbiamo parlato con Adelina Bartolomei, presente nel coordinamento di Religions for Peace come rappresentante della Chiesa valdese.

Dove nasce la necessità di confrontarsi con il tema dell'accoglienza?

Si tratta di un tema oggi di forte attualità, oltre che essere il fondamento della pace, dell’intesa e del dialogo. Abbiamo scelto questo titolo per l’incontro anche per via di ciò che sta alla base del movimento: storicamente per le religioni le altre fedi sono sempre state una sfida a cui non si è risposto con l’accoglienza.

Come è organizzata la giornata e quali sono i prossimi impegni?

La giornata inizierà con un momento di preghiera e una riflessione proposta dai rappresentanti delle diverse religioni. Ci saranno poi le elezioni del nuovo segretario e del nuovo coordinamento. Bisogna ricordare una delle sfide più importanti dell’associazione è il lavoro negli ospedali, dove abbiamo attivato un'attività di accoglienza delle differenze che ha visto i suoi frutti soprattutto a Roma ma anche in istituti fuori dalla città. Abbiamo istituito zone di preghiera per tutti e soprattutto un elenco dei rappresentanti religiosi, sacerdoti o laici, a disposizione dei sofferenti per garantire la cura di cui la persona ha bisogno, e in particolare ciò che, per rispetto della fede, desidera che avvenga intorno al suo corpo, alla sua vita, alla sua anima. Non è un caso che l’incontro si svolga presso l’ospedale San Camillo, dove abbiamo una sala a disposizione per le nostre riunioni.

In programma c’è poi la presentazione del calendario con tutte le feste religiose che verrà presentato in Campidoglio in 27 ottobre e l'appuntamento del gruppo “Donne in dialogo” per il 25 novembre, giornata internazionale per il contrasto alla violenza contro le donne presso l’aula magna della Facoltà Valdese di Teologia.

In che modo il gruppo “Donne in dialogo” porta avanti i temi di genere e come se ne parlerà durante l’incontro del 14 settembre?

Lavoriamo per evidenziare come, oltre ai passaggi più evidenti e negativi per le donne, i testi sacri non siano tutti e solo portatori di messaggi sessisti. Vogliamo portare all’attenzione pubblica i passaggi non sessisti e a tal proposito nel pomeriggio di sabato ci saranno degli interventi focalizzati su “Come le fedi interpretano le donne” proposti da docenti della Facoltà valdese insieme a esperti di altri testi. La professoressa Macioti, docente di sociologia, affronterà il tema “Donne e religione” per indagare se quello che accade alle donne sia un volere divino o una scelta culturale. In sostanza: il giudizio sulle donne viene dall’alto o dal basso?

Il movimento promuove il dialogo attraverso la saggezza spirituale delle varie religioni. Lei in quanto rappresentante valdese, quale pensa sia il contributo che le chiese, in particolare quelle protestanti, possono dare a questo scopo?

Vorrei innanzitutto che ci fosse una maggiore presenza cristiana non cattolica nel movimento. Poi penso che il tema della libertà religiosa, fondamentale per garantire la pace, sia particolarmente sentito dalle minoranze storiche come sono le chiese evangeliche. Ogni religione propone la sua via, ma la libertà è fondamentale per evitare di lasciare sole le persone. Credo che questo possa essere il tasto specifico più sentito, per lo meno da una minoranza come noi siamo.

I primi incontri del movimento si svolsero negli anni successivi alla II Guerra Mondiale, nel nostro paese il movimento è attivo dal 1980. Da quegli anni l’Italia e il mondo sono cambiati molto, com’è cambiata quindi la missione e il vostro modo di agire?

Sta venendo in luce l’importanza del dialogo tra le chiese storiche e le istituzioni. Ma ancora più importante è il lavoro all’interno delle varie chiese per evitare un ripiegamento identitario. Bisogna evitare la chiusura in questo momento così difficile in cui si tende a dividersi e escludersi, più che includere e incontrarsi. C’è una raccolta di sermoni di un pastore torinese scritti alla fine del 1800 in cui si fa riferimento a una sezione valdese all’interno di una società internazionale per la pace. Significa che è più di un secolo che si cerca in tutti i modi di superare il conflitto e l’ostilità. Il lavoro è certamente molto lungo e l’arrivo di tante persone di diverse fedi, come ricorda il titolo del nostro incontro, ci pone di fronte alla grande sfida dell’accoglienza. Un altro tema è quello del rapporto tra chiese storiche e nuovi movimenti. Il mondo protestante, per esempio, si trova di fronte alla nascita di nuovi gruppi evangelicali. La difficoltà oggi, è quindi quella di riconoscere dignità di religione a chi arriva.  

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