2017: nessun Giubileo, ma un momento di confronto anche ecumenico

Perugia, l’incontro sui 50 anni della Unitatis redintegratio è un’occasione per protestanti e cattolici di discutere insieme dei 500 anni della Riforma

«Il 2017? I 500 anni dalla Riforma Protestante sono un evento anche per la Chiesa cattolica». Si parla, a Perugia, di Concilio Vaticano II, di ecumenismo e del decreto Unitatis redintegratio, ma il buon vecchio Lutero fa capolino con il suo prossimo anniversario e il cardinale Gualtiero Bassetti (vescovo della diocesi perugina) non si fa cogliere impreparato: «È necessario rivalutare la figura di Martin Lutero, perché tanti motivi positivi nella Riforma vanno recuperati». L’occasione è l’incontro organizzato dal Consiglio delle Chiese cristiane del capoluogo umbro e condotto dal pastore valdese Ermanno Genre, con la partecipazione del nuovo pastore di Perugia, Pawel Gajewski, sui 50 anni dalla Unitatis Redintegratio. Genre ricorda come, proprio grazie all’apertura conciliare «dopo aver vissuto i miei primi vent’anni come “eretico“ e “scomunicato”, da mezzo secolo vivo da “fratello”, seppure “separato”». 

La svolta del Concilio, dunque, è innegabile e, come sottolinea Genre, «ha aperto una nuova, inedita pagina di relazioni proficue a tutto campo».

L’incontro offre spunti non banali. Bassetti pone l’attenzione, riecheggiando le parole di papa Francesco su quell’ “ecumenismo del sangue” che oggi accomuna tutti i cristiani, al di là delle denominazioni, nei tanti luoghi in cui vengono perseguitati e, spesso, uccisi. 

Sull’ecumenismo come dialogo, Bassetti non ha dubbi: «E’ un cammino dal quale non si può tornare indietro e troppi cattolici lo hanno fatto, cercando rifugio nella tradizione, o meglio, in un tradizionalismo non vitale, inteso come una specie di stampella». 

Da parte sua, Gajewski sottolinea che «quando parliamo di unità dei cristiani dobbiamo ricordare che la Chiesa di Gesù Cristo ella sua essenza non è divisa, perché il suo capo è Cristo. Semmai dobbiamo parlare di unità della Chiesa visibile...». Gajewski ricorda i tanti frutti internazionali del dialogo in questi anni post-conciliari, ma ovviamente anche i punti critici contenuti nella Unitatis Redintegratio. La riflessione di Gajewski si sofferma sul significato di cattolicità («esiste anche una cattolicità protestante»), su quello di episkopè, ovvero la funzione di supervisione e guida della chiesa locale. «E’ più importante il ministero (episkopè) o il ministro (episcopus)? Secondo me il ministero è sopra il ministro», dice Gajewski, sottolineando come nelle chiese riformate questo ministero sia svolto in modo collegiale. Tra i problemi aperti la sofferenza di tante coppie interconfessionali «che ancora non possono partecipare alla stessa mensa», come ricorda il pastore di Perugia. Riguardo al 2017, Gajewski precisa che «non sarà un giubileo, non ci sarà nessun trionfalismo, ma certo nemmeno ci copriremo il capo di cenere. Sarà un momento di incontro e di bilancio al quale la Chiesa cattolica non può mancare».

La conclusione la riserviamo a padre Ionut Radu, responsabile della comunità ortodossa romena di Perugia: «Se riproponiamo Cristo morto e risorto, allora ci riavvicineremo sempre di più a tutti i livelli».

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