Russia, la situazione dei protestanti rimane stagnante

Le persecuzioni sono terminate ma la Chiesa ortodossa russa gode di un trattamento privilegiato. Intervista al pastore battista Victor Ignatenkov

Victor Ignatenkov, pastore battista russo, il cui nonno fu ucciso perché era cristiano, è andato negli Stati Uniti. Egli osserva i ministeri della chiesa americana e condivide la sua testimonianza rara e personale, quella di una persona che conosce il paesaggio religioso complesso della Russia, ora che le persecuzioni, in passato ampiamente diffuse, sono terminate. Durante l’infanzia di quest’uomo di 59 anni sotto il regime sovietico, i cristiani non potevano riunirsi per i culti. Non c’era scuola domenicale né studio biblico durante la settimana, e nessun proselitismo. Oggi, Victor Ignatenkov dice di esere libero di portare avanti le attività che vuole sia come pastore della Chiesa centrale battista nella sua propria città di Smolensk – una città situata tra le capitali della Russia e dell’Ucraina – sia come vescovo regionale dell’Unione russa dei cristiani evangelici battisti. L’Unione è un gruppo di chiese evangeliche protestanti che hanno cominciato ad emergere in Russia circa 150 anni fa, come un’alternativa all’istituzione ortodossa russa.

A sponsorizzare il viaggio del pastore negli Usa è stato il Programma Pace e Riconciliazione internazionale della Chiesa presbiteriana Usa, con tappe previste in Tennessee, Pennsylvania, Oklahoma e vari altri Stati. Victor Ignatenkov, grazie a un interprete, ha discusso della stretta relazione che Vladimir Putin intrattiene con la Chiesa ortodossa russa. Putin ha aiutato a risuscitare la Chiesa ortodossa che lo Stato aveva schiacciato in passato. E anche se non c’è alcuna religione di Stato, la Chiesa ortodossa russa gode di un trattamento privilegiato. «Vladimir Putin può essere della confessione che vuole», dice Victor Ignatenkov. «Quello che importa per noi, quello che apprezzeremmo, è che egli stia in una posizione neutra. Non sentiamo restrizioni governative perché siamo battisti». Non tutti i capi di chiese possono dire altrettanto. Il governo rifiuta di riconoscere certe religioni, il che significa che la libertà religiosa è di fatto limitata. L’anno scorso, un rapporto del Dipartimento di Stato americano criticò la Russia circa il trattamento che applica nei confronti dei gruppi religiosi minoritari, non solo nei confronti dei Testimoni di Geova, degli scientologi e dei pentecostali, ma anche dei musulmani. I membri delle minoranze possono essere sottomessi all’arbitrario, vedersi rifiutare l’accesso ai luoghi di culto o anche dei visti per i missionari, dice questo rapporto. Per le confessioni che il governo riconosce, la Perestroïka, il movimento di riforma politica iniziato con il declino dell’Unione sovietica, le porte sono aperte per una totale libertà di religione.

Declino della religiosità. Prima, i russi non avevano mai abbastanza prediche evangeliche, ha detto Victor Ignatenkov. I centri culturali erano utilizzati per servizi religiosi e la gente si strappava le Bibbie gratuite dalle mani. Ma ora la descrizione che fa Victor Ignatenkov dei suoi concittadini somiglia a quello che gli evangelicali americani lamentano: la gente è indifferente. «Probabilmente perché la loro qualità di vita è migliore», ipotizza il pastore battista, «tutto quello che era vietato era ovviamente molto interessante. Ora non è più vietato, quindi non è più interessante».

Un centro di ricerca sulle pratiche dei gruppi religiosi maggioritari in Russia conferma le osservazioni di Victor Ignatenkov circa l’interesse dei russi per la fede. Coprendo un periodo che va dal 1991 al 2008, lo studio mostra un aumento di interesse per il protestantesimo, L’Islam e il cattolicesimo romano. Aumento di interesse che poi si è ridotto. La parte dei russi che sono andati in chiesa una volta al mese è salita del 2% nel 1991 al 9% nel 1998, poi è calata al 7% dieci anni dopo.

Nel 2008, l’inchiesta ha mostrato che il 72% della popolazione russa è cristiano ortodosso ma non c’è correlazione con la frequentazione delle chiese. Studi americani analoghi mostrano che un quinto degli adulti americani non si identifica con nessuna religione. Ma il pastore russo si è detto impressionato dalle attività di chiesa durante il suo viaggio. Il 6 ottobre, a Clarksville, Tennessee. all’università di Stato Austin Peay, si è rivolto a studenti di scienza politica prima di ripartire verso Smolensk, con idee di miglioramenti da condividere con la sua chiesa.

Nonno ucciso per la sua fede. Le noie per i cristiani russi sono iniziate nel 1937, con Stalin, ha detto Victor Ignatenkov. Sua madre Olga fu allevata con i suoi cinque fratelli e sorelle nella fede battista, da suo padre Pavdel Gorbatenkov, nonno di Victor. È dal martellamento dei pugni dei soldati sulla porta che seppero in un istante che la loro vita felice e tranquilla era terminata. Il nonno di Victor Ignatenkov fu incarcerato, e le visite della famiglia vietate. La sua famiglia però continuò a portargli cibo in prigione per due settimane. Dopo quei 15 giorni, i soldati non presero più il cibo ma senza dire che Pavel Gorbatenkov era stato ucciso. Fu detto soltanto dopo molti anni.

Il governo iniziò ad autorizzare i culti limitati nel 1944. Oggi, la Costituzione della Russia prevede la libertà religiosa ma altre leggi, fra cui quella che vieta «l’estremismo» e una nuova legge sull’«offesa ai sentimenti religiosi dei credenti» limitano la libertà religiosa, in particolare per i membri di gruppi religiosi minoritari.

La storia famigliare di Victor Ignatenkov e la questione della libertà religiosa in Russia pongono il problema di sapere se gli incidenti riferiti dagli evangelicali negli Stati Uniti possano essere qualificati come persecuzioni. In un recente articolo apparso su un blog della Convenzione battista del sud, ad Arington, Texas, una madre ha scritto che riteneva che suo figlio fosse perseguitato perché il suo professore gli aveva chiesto di tenere la sua Bibbia per un uso privato.

Le lamentele per le persecuzioni degli evangelicali americani fanno eco a quelle di minoranze religiose come i Testimoni di Geova, i quali hanno fatto ricorso alla Corte Suprema negli anni 1940 per proteggere la loro libertà religiosa, osserva James Hudnut-Beumier, professore di storia delle religioni alla Divinity School di Vanderbilt.

Questo non è molto per sostenere che quello che sta succedendo oggi in America abbia qualcosa da vedere con la persecuzione, continua il professore, in particolare se lo si confronta con quello che succede in Russia, in Iraq o in Siria. «Gli Stati Uniti sono uno dei Paesi più rispettosi al mondo in materia di religione», conclude James Hudnut-Beumier.

Impressionato dai ministeri sociali. Dopo le sue esperienze vissute, Victor Ignatenkov va in questo senso dicendo che sarebbe forse più giusto dire che le esperienze negative dei cristiani americani hanno più a che fare con la discriminazione che non con la persecuzione. In generale, dice di essere stato molto incoraggiato dalle chiese americane, grandi e animate, «con sale per tutto». Ha aggiunto infine di essere stato molto interessato da quello che ha visto dei ministeri sociali delle chiese – con le persone senza domicilio, nelle carceri e altrove – e che ne avrebbe tratto lezioni per il suo Paese. Vorrebbe anche intraprendere sforzi per una cooperazione tra governo e chiese che fornisca servizi ai russi bisognosi e radicati nella fede.

Traduzione dal francese di Jean-Jacques Peyronel | Foto via Flickr

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